giovedì 4 dicembre 2008

A sei mesi poco più far la cacca nel vasino...

Ciao!
Come ebbi modo di affermare alcuni mesi fa, il metodo senza pannolino è bello sì ma troppo impegnativo. Però che il bimbo cresce e dato che siamo più sicuri nello stare con lui e a far fronte alla quotidianità abbiamo iniziato, ha iniziato Paola un po' per gioco, un po' per curiosità e un po' perché sapeva che sarei stato felice di tornare la sera dal lavoro e trovare una notizia del genere.

Magia...!!!

Abbiamo continuato e in poche settimane Samu sta diventando un cacatore da vasino professionista. Incredibile, il metodo codificato da Laurie Boucke il cui libro è edito in Italia da AAM Terra Nuova sta dando dei frutti favolosi. Sono felicissimo di sapere che il vasino verde che avevo comprato in gravidanza non è il solito acquisto figlio dell'infatuazione ma è uno strumento utile che fa crescere il bambino ma (e vorrei poterlo sottolineare con un matitone) soprattutto la relazione fra genitori e piccoli.

La Boucke dichiara che ci vogliono "tempo, diligenza, pazienza e pratica" per seguire il metodo e ottenere che già a due anni il bimbo sia autonomo per i bisogni e non abbia necessità del pannolino. Almeno il tempo non ci manca e l'entusiasmo ci contagia e rafforza a ogni nuova cacata (poco poetico ma sincero).
Come accennavo il metodo rafforza la relazione perché è comunicativo (nel senso che riguarda uno schema stimolo-risposta) ed educa alla comunicazione reciproca: [il bambino lancia un segnale - il genitore deve coglierlo] / [il bambino ha un bisogno - il genitore deve far fronte al bisogno]. Queste esperienze rafforzano il neonato perché sono sostanzialmente un feedback positivo.
Avere un approccio sensibile alle necessità dell'evacuazione aiuta a cogliere meglio la dimensione umana e naturale del bambino; il rischio che tutti corriamo è di voler tappare/sublimare con un pannolino questo benedetto sistema di evacuazione rinunciando di fatto al ruolo di genitori/educatori. Si insegna a camminare, a parlare, a leggere, a salutare, ad andare in bici ma per la cacca aspettiamo passivamente che la natura faccia da sola, come se non ci riguardasse.
Ecco però che aprire gli occhi su questa dimensione può portare a una completa ristrutturazione del proprio modo di vedere: il bambino sta meglio se non è pieno di merda; il bambino non è un essere così insensibile e incapace di controllarsi; il bambino è consapevole di ciò che fa mentre evacua. Ignorare la sfera dell'evacuazione nascondendosi dietro a un pannolino rischia di essere la reificazione del distacco dalla realtà.

Il metodo Boucke prevede passi molto semplici: cogliere i segnali pre-evacuazione, intervenire, associare all'evacuazione su vaso un segnale (una parola, un suono o altro). Detto così può anche sembrare un'idiozia ma non lo è, per niente. La nostra esperienza è davvero felice, Samu ormai sembra quasi attendere fino a che può prima di fare la cacca, attende di essere messo sul vasino. Appena seduto dà libero sfogo ai bisogni; tutto questo avviene in assoluta e disarmante naturalezza.
È una meraviglia ogni volta, è una cosa che non finisce di stupirci. Anche i nonni si sono attrezzati e collaborano entusiasticamente.
Capitano ovviamente i falsi allarmi o le cacate nel pannolino ma è davvero tutta un'altra musica.

Il mondo visto stando in piedi

Nghè
Fatalmente la crescita ha portato un irrobustimento complessivo che adesso permette a Samu di "puntare i piedi" quando lo alziamo. Irrigidisce le gambe e tenta di stare in piedi. È molto forte, anche se quando è lassù e guarda il mondo dall'alto dei suoi 71 centimetri trema. Trema di agitazione, di vertigine, di gioia.
Non lo si può più lasciare solo da nessuna parte perché sta perfezionando la tecnica per girarsi su un fianco...

Altre cose accadute: sorride agli estranei, si mangia i piedi.

Vaccini e scuole di pensiero

Al richiamo del vaccino la dottoressa di turno aveva imposto di separare alcuni richiami, frazionando in due sessioni separate il trattamento. Dato che dopo il primo vaccino Samu non era stato affatto bene noi abbiamo apprezzato molto la premura. Poi però la pediatra ci ha detto che non era assolutamente il caso... Io tifo per la dottoressa dell'Asl anche se debbo (riba)dire che la nostra pediatra è "tosta".
In ogni caso adesso, con 7 mesi da compiere il 15 dicembre, Samuele è sanissimo e allegro. A me sembra eccessivo il carico di integratori che ci hanno prescritto: ferro, fluoro, altre vitamine. La domanda banale è la solita: ma come ha fatto l'umanità ad arrivare fin qui senza le premure delle case farmaceutiche? La domanda è banale ma riflettere sulla risposta apre un mondo di considerazioni complesse e sfumate. In generale rìbadisco l'avversione di fondo verso l'artificialità delle cose: possibile che fra latte e pappine (da fine ottobre abbiamo iniziato lo svezzamento causa ritorno al lavoro) non si possa avere una alimentazione equilibrata? Non sono medico ma a naso credo che la "farmacizzazione" sia un eccesso puramente commerciale. Peccato. Nessuno dice che queste cose non facciano bene, però... Bah... Sarà bene che mi faccia una cultura!

Si torna "al pezzo"!

Controluce
In questi mesi siamo arrivati alle soglie dell'inverno attraverso alcune tappe fondamentali, su tutte la riorganizzazione della vita dovuta al fatto che Paola è rientrata al lavoro. Di buona lena i nonni si sono organizzati per darci una mano e a settimane alterne Samuele sta con quelli di Lucca e quelli di Genova (che si fanno quindicinalmente una gita in Toscana).
Essere messi da soli di fronte a un qualsiasi fatto da gestire in autonomia mette in moto le risorse, l'istinto e l'esperienza di una persona. Per i nonni è così. Dover "gestire" il nipotino dalle 8:30 alle 16:30 senza la presenza-controllo mia o di Paola è un modo per crescere, riattivare vecchie parti di sé, trovare un modo individuale di entrare in contatto con lui.
È bello vedere il modo in cui la tua (di padre ma anche di madre) non-presenza finisce per farti perdere il controllo delle cose, è bello lasciarsi andare e consentire agli altri di fare "a modo loro". Non so.... Io lo vivo come un distacco dal rischio della dipendenza, dell'autoproclamazione profetica che è pericolo per molti: "Solo io lo capisco, solo con me si calma, solo se ci sono io sta bene, solo io so come trattarlo, solo io so come fare le cose nel modo giusto".
Essere costretto a lasciare Samu ai nonni, in questi mesi, mi ha regalato la possibilità - pur in linee e confini chiari stabiliti da me e da Paola - di farmi da parte, veder crescere il rapporto fra nonni e nipote e imparare, sì: imparare.

Il tempo di latenza...

No, non si è morti se si tace da un po' di tempo. Magari si sta semplicemente vivendo la vita e tempo ed energie per una condivisione di logos vengono meno. Magari mentre si assapora la vita si è nientemeno cogitabondi e si progetta, magari, semplicemente, si fa altro.
Credo che -in generale- sia del tutto sano il tempo di latenza: il tempo in cui non si agisce, non si cura, non si fa. E' il tempo in cui le cose maturano per tornare a nuova vita poi, magari migliori. No, non ha a che vedere con la crisi, non è crisi. E' pura latenza, perché i semi per dare frutto debbono poter afferrare e maturare sotto terra.
In questi mesi paterpuer è stato un pensiero fisso ma c'era bisogno che le parole non uscissero e che le energie fossero impegnate a succhiare la vita.
Il giornale esce tutti i giorni, qui no. È altro. Un diario è roba da collezionismo, qui è tentativo di comunicazione, cioè di messa in comune; la regolarità fa al caso di altri.

venerdì 12 settembre 2008

Ricevo e volentieri pubblico

Era da una vita che attendevo di scrivere una cosa così :-)

Segnalazione libresca: è uscito Bebè a Costo Zero, di Giorgia Cozza. Una sorta di guida (come recita il sottotitolo) "al consumo critico per neomamme e futuri genitori".
L'autrice è una mamma-giornalista e in rete si trovano ottimi commenti

Segnalazione sul portare i bimbi: l'elenco dei corsi sul portare i bimbi nella fascia.

Sabato 20 settembre 2008
Domenica 21 settembre 2008
In occasione della "Festa della Natura" dell'Albero Sacro, presso Centro Fieristico Polivalente-Via XX Settembre, 5/7 - Rio Saliceto (RE)

Sabato 27 settembre 2008
presso la Sala del Benessere di IperBiobottega - Corso Regina Margherita, 440 - Torino

Martedi 30 settembre 2008
Mercoledi 1 ottobre 2008
Scuola Elementare di Arte Ostertrica - Via Pier Capponi, 17 - Firenze

Mercoledi 15 ottobre 2008
Associazione Eliotropio - Via Albrecht Durer, 15 - Milano

Sabato 18 ottobre 2008
Sala del Benessere di IperBiobottega - Corso Regina Margherita, 440 - Torino

Mercoledi 22 ottobre 2008
Associazione Futura - P.zza Matteotti, 9 - Parma

Sabato 25 ottobre 2008
Sala Polivalente Borgofortina-Viale Carducci, 30 - Carpi(MO)

Lunedi 10 novembre 2008
Martedi 11 novembre 2008
Scuola Elementare di Arte Ostertrica - Via Pier Capponi, 17 - Firenze

Sabato 15 novembre 2008
Sala del Benessere di IperBiobottega - Corso Regina Margherita, 440 - Torino

Mercoledi 19 novembre 2008
Associazione Futura - P.zza Matteotti, 9 - Parma

Mercoledi 26 novembre 2008
Associazione Eliotropio - Via Albrecht Durer, 15 - Milano

Domenica 30 novembre 2008
Associazione L'Albero Sacro-Via Grilli,2 - Rio Saliceto(RE)

Mercoledi 3 dicembre 2008
Sala del Benessere di IperBiobottega - Corso Regina Margherita, 440 - Torino

Sabato 13 dicembre 2008
Mercoledi 17 dicembre 2008
Casa Laboratorio dell’Asinara - Via del Traglione, 221 - Parma

Si tratta dei corsi di www.jacquelinejimmink.com, il cui costo è decisamente limitato.

Quanto a noi, in questo periodo Samuele è dedcisamente una compagnia fantastica. Sorride, parla, gioca, mette tutto in bocca. E' come se si stesse "autosvezzando", come se non gli bastasse più solo il latte. Eh sì mie care mamme, io credo che una crisi lattea si possa vedere anche in questo modo: non necessariamente è il latte a mancare un po', magari è il piccolino che vuole crescere :-)

Fra pochi giorni avrà quattro mesi e a me viene in mente Piaget e il suo schema di stadi e sotto-stadi. Per Piaget Samu -che fino ai due anni sarà nello stadio senso motorio- sta per entrare dal sottostadio delle reazioni circolari primarie a quello delle reazioni circolari secondarie. Per farla breve dopo aver sperimentato azioni su di sé e avere imparato la coordinazione di rudimentali schemi di comportamento (vedo-afferro), dovrebbe iniziare a indirizzare le azioni verso il mondo altro da sé. Crescerà il suo bisogno di esplorare gli oggetti.

Ce la passiamo bene anche se all'orizzante si staglia il ritorno al lavoro di Paola. Abbiamo deciso che saranno i nonni, per questo primo anno, a curare la sua crescita. Abbiamo stabilito un programma di massima inter-regionale per una buona alternanza. Sarà da ridere comunque.

Peccato, in ogni caso, che nella città in cui viviamo non esistano nidi. E noi siamo messi male in graduatoria...

martedì 26 agosto 2008

Drammoni e drammini di un papà vegetariano

È sempre stato un problema per gli altri, non certo per me. Essere vegetariano e avere dei figli ha sempre scatenato illazioni e preoccupazioni da parte di amici e conoscenti: cosa farai con tuo figlio? Lo costringerai a non mangiare animali? E se avrà dei problemi di crescita?

Chi è vegetariano ha ben presente un fatto: si trova spessissimo nella condizione di non poter scegliere. Mense, bar, ristoranti non pensano quasi mai (nonostante solo in Italia si calcolino circa 6 milioni di vegetariani) a menù alternativi. Chi è vegetariano rivendica innanzitutto il diritto di poter scegliere una alimentazione cruelty free.
È questo che vorrei per mio figlio: tutelare il suo diritto di scelta. Se un giorno vorrà diventare vegetariano io sarò ben lieto di appoggiarlo, ma non imporrò mai a qualcun altro le mie scelte. Certo è che Samuele crescerà in una casa in cui il problema dei comportamenti personali e delle ricadute sugli altri esseri viventi (e sull'ambiente) sarà discusso. Io mi auguro solo che diventi una persona coscienziosa e sensibile.

Ovviamente nell'attesa che la consapevolezza e la sensibilità dell'umanità crescano milioni di animali verranno sfruttati e uccisi. Io però posso solo constatare il fatto che sulle mie spalle sono in grado di portare solo dei pesi limitati...
Chi fosse interessato, in generale, all'alimentazione vegetariana (ma il latte i vegetariani lo bevono? E i formaggi? E il pane che ha il lievito?) può seguire questo link. A livello di diritto alle scelte consiglio questi siti in cui è possibile verificare come tantissimi additivi siano di origine animale: la sezione dedicata ai "Numeri E" ci rende l'idea di come sia difficile essere vegetariani; la sezione deicata ai vini ci rimanda a un mondo inquietante di additivazione selvaggia.
Sono informazioni attendibili? Beh... a giudicare da Minerva, che è redatto da accademici, scienziati e associazioni di categoria pare proprio di sì.

lunedì 25 agosto 2008

Avere un figlio troppo bello è rischioso?

Sì, sembra strano ma anche l'eccessiva bellezza di un bambino può essere rischiosa per un genitore (e di riflesso per lo stesso figlio). Mi capita spesso di sentirmi dire che Samu è "bello, ma non lo dico come si dice di tutti i bambini, è proprio bello davvero!". Effettivamente, anche affrancandomi dal bene che gli voglio, devo dire che Samu è davvero un bel bambino.

Ho pensato allora che se in futuro sarà un ragazzo e poi un uomo dall'aspetto "normale" qualche parente dentro al proprio cuore potrà pensare che la crescita lo avrà peggiorato. Questo pensiero nascosto e in fin dei conti un po' colpevole potrebbe comunque proiettare una forma svalutativa inconscia verso Samu.

Mi è tornato in mente un bellissimo saggio di Ezio Ponzo, scienziato (e didatta) favoloso dalle nobili origini scientifiche (il padre era Mario).
Seondo Ponzo (e anche in base alle conclusioni di diverse ricerche degli anni Sessanta e Settanta) le aspettative degli adulti nei confronti dei bambini (delle loro capacità cognitive e logiche) tendono alla sottovalutazione prima dell'età scolastica e alla sopravvalutazione a partire dai 5-6 anni: "Giacomino cresce all'insegna delle ammirate sorprese dei famigliari (chi non conosce queste reazioni verso i bambini piccoli, anche quando fanno le cose più normali per la loro età?). Varcata la soglia della scuola, sullo sfondo di un nuovo pregiudizio di segno opposto" al bambino può succedere di incorrere nelle ire dei parenti per il semplice fatto di trovare difficoltà assolutamente normali nel compiere un compito scolastico particolarmente difficile.
L'analisi di Ponzo va a toccare non solo i pregiudizi ma, ancora prima, gli schemi di valutazione in base a cui gli adulti percepiscono e concepiscono i bambini. Le risultanze dimostravano (uso l'imperfetto perché la situazione attuale potrebbe essere mutata in quanto siamo in un contesto culturale diverso) che anche la prossimità con i bambini (maternità, professioni scolastiche) non restituiva un quadro migliore.
Interessante l'incrocio con la personalità degli adulti "valutatori": le personalità dogmatiche e autoritarie tendono a essere più "pessimiste".
Ovviamente, se queste sono distorsioni sistematiche, non è da sottovalutare il ruolo di "iper e ipovalutazioni [...] collegate collegate a vissuti personali ed esigenze situazionali".
Torno a ribadire la necessità di cogliere il neonato per quello che è, spingendosi oltre dovremmo tutti quanti fuggire dal rischio di considerare il bambino un "adulto non ancora maturo" e apprestarci a concepirlo per quello che è: un bambino.

Comunicare fra grandi e piccolissimi

La radice della parola comunicazione indica che il concetto implica una "messa in comune"; fra adulti e neonati accade che si avvviino processi di comunicazione di cui l'adulto può essere coadiutore.
I neonati hanno un bagaglio (genetico o culturale, comunque la si pensi il risultato non cambia) che consente loro di produrre segnali indicanti bisogni. Se e quando l'adulto coglie questi segnali e tenta una interazione si avvia il processo stimolo-risposta: si attua una prima forma di comunicazione. Quanto più i neonati ottengono risposte tanto più vengono stimolati. In questo caso, come in tante altre situazioni della relazione adulto-neonato, il comportamento inadeguato degli adulti non provoca direttamente dei problemi quanto piuttosto impoverisce le potenzialità dei piccoli.
Al di là dei comportamenti di risposta, considerando che la comunicazione necessita delle percezioni sensoriali, gli adulti possono stimolare attivamente i neonati. Di solito -anche io e Paola lo abbiamo fatto- noi adulti tendiamo a produrre stimoli per verificare se il bambino "vede" o "sente". Spesso, sin dalle prime settimane di vita, i piccoli riescono a "intercettare" lo sguardo degli adulti che dal canto loro vogliono sincerarsi che la vista sia funzionante.
In pedagogia il seguire uno stimolo visivo o sonoro è detto risposta di orientamento. Se lo stimolo è ripetuto più volte il neonato sembra ritenerlo non più interessante, questo comportamento risponde al nome di processo di abituazione.

Per citare le parole di H. Rudolph Schaffer (1984): "Il bambino viene al mondo già preparato in molti modi all'interazione sociale. È dotato di un apparato percettivo in grado di rispondere alle stimolazioni provenienti dagli esseri umani; visi e voci in particolare presentano forti attributi di attrazione dell'attenzione. [...] Inoltre, il bambino è dotato di una organizzazione di risposte adatta in modo specifico a ingaggiare e mantenere i contatti con gli altri. [...] I bambini sono programmati in modo da stimolare in certi modi specifici i loro caretaker. Gli adulti, a loro volta, sono programmati per essere sensibili a tali stimolazioni e per rispondervi adeguatamente. [...] La funzione principale di questi scambi precoci tra adulto e bambino è connessa all'organizzazione endogena del piccolo".
La prospettiva di Schaffer verteva sull'osservazione dei primi incontri genitori-figli e soprattutto sulla loro funzione (ergo: è roba spontanea o è semplicemente una sorta di "copione evolutivo"?). Il periodo preso in analisi era relativo complessivamente ai primi 2 mesi di vita; le conclusioni portavano a definire un rapporto di socializzazione che permetteva a genitori e figli di venirsi incontro reciprocamente "l'adulto fornisce un supporto alla periodicità del comportamento infantile. [...] Il processo di regolazione degli stati sonno-veglia permette all'adulto di aiutare il piccolo a consolidare gradualmente i suoi meccanismi interni di regolazione. Al contempo, consente alla madre di verificare che i pattern comportamentali del bambino inizino a conformarsi alle sue aspettative e ai suoi ritmi. È perciò proprio all'inizio della vita che prende avvio il processo di socializzazione".
Solo a partire dai 2 mesi, raggiunta una maggiore stabilità delle condizioni somatiche e affinate le capacità visive (messa a fuoco migliorata e maggior possibilità di direzionamento intenzionale dello sguardo), le interazioni possono migliorare incentrandosi sul vis-à-vis. Fra i cambiamenti, in questo periodo così ricco di novità, nuovi modi di esplorare (scanning) l'ambiente che iniziano a comprendere anche i dettagli e non solo i contorni marcati (Samuele "parla" e sorride anche agli animaletti del fasciatoio).
La funzione visiva, già dalla nascita più complessa e avanzata degli altri apparati sensoriali, presenta la caratteristica dell'alternanza (on-off). Nel corso dei mesi il modo di guardare dei neonati muta: l'alternarsi del fissare e del distogliere lo sguardo varia in modo tale che aumenti il tempo di fissazione e diminuisca il tempo della distrazione. La conclusione che se ne trae è che determinata da limiti biologici e non dal livello di interesse degli stimoli. Ovviamente gli stimoli interni (e la cosa si verifica benissimo quando il bambino ha le "colichine") interferiscono pesantemente con la capacità di attenzione.
Una curiosità: secondo alcune ricerche a partire dal secondo mese i contatti visivi del piccolo con la madre (o con una figura equivalente) crescono quando il bambino non è tenuto in braccio e calano quando il bambino è in braccio. Fino ai 2 mesi la situazione è del tutto inversa perché il numero di contatti visivi è molto alto se il piccolo è tenuto in braccio ed è scarso quando il piccolo non lo è (1,5 m di distanza).

Tornando alla questione delle stimolazioni, anche mettere degli oggetti nella mano dei bambini è una buona forma di stimolazione, inutile però se praticata prima del terzo mese. Per bambini di almeno 6 mesi di età un gioco -che è divertente per entrambi i giocatori- molto stimolante è l'interazione "ti dò un oggetto, mi restituisci l'oggetto". Di norma si deve però attendere l'ottavo mese affinché il neonato si faccia promotore di questa forma di scambio.
Una nota importante: questi cuccioli hanno un tipo di intelligenza differente dalle nostre facoltà mentali, sono legati alla concretezza e all'esperienza pratica immediata; l'astrazione e il linguaggio sono cose che troveranno sviluppo solo più avanti. Capire che un bambino è qualcosa di differente rispetto a un adulto è un passo indispensabile.

giovedì 21 agosto 2008

Tagliare le unghie al neonato

Io -sono sincero- non ce la farei, per me è troppo difficile e delicato tagliare le unghie a Samuele. So che in molti sono alla ricerca di quella che ad alcuni può apparire come una curiosità ma che in realtà è un'esigenza perché i neonati spesso si graffiano con le proprie unghie anche in maniera "pesante".

Avvicinarsi con un oggetto tagliente a quella delicatezza perfetta che sono le mani di un neonato però è una cosa difficile, troppo difficile, ti senti male solo al pensiero. Per fortuna Paola è davvero super in questo.

Anche in rete molti se lo chiedono, le risposte sono comunque positive un po' da tutte le fonti. Dico "positive" perché secondo molti le unghie non si dovrebbero tagliare prima dei due mesi di vita. Pare che dalle parti dell'Italia centrale ci sia una leggenda legata al maligno secondo cui è bene non tagliare le unghie troppo presto. In altri casi si pensava che tagliare le unghie al bambino lo facesse diventare poi, da adulto, un ladro. In ogni caso le leggende si sprecano.

Secondo altri (in verità anche al San Martino di Genova ce lo hanno confermato) tagliare le unghie prima dei due mesi significa impedirne la regolare ricrescita.

Boh?!?!

Alcune cose certe però le possiamo dire:
- verificare che le unghie non siano attaccate al letto ungueale
- usare forbicine morbide e arrotondate (si trovano in farmacia) o gli appositi tagliaunghie per bebè- tagliare solo se il bambino è tranquillo (va bene anche tagliarle quando dorme)
- nel caso si sia troppo timorosi fare prima il bagno al bambino (le unghie si ammorbidiscono e lui di norma si calma)
- disinfettare le lame prima dell'uso
- tenere il bambino in una posizione che dia il controllo assoluto sui suoi movimenti (ideale è posizionare il bambino con le spalle appoggiate al proprio ventre passandogli le braccia sotto le ascelle)

E' possibile anche limare invece di tagliare, anche in questo caso è bene prestare la massima cura.

Quello che posso dire è di non tagliare mai troppo.

Quello che posso fare è lasciare una galleria di Paola che taglia le unghie a Samuele, forse è meglio di tante parole.

Handle with careZac!CutOplàTranquillo, abbiamo finito!

lunedì 18 agosto 2008

Cronache vacanziane

Suvvia, eccoci di nuovo "al pezzo".
Vacanze bellissime con Samuelino che ha retto alla grande i vari "cambiameni d'aria".

Siamo stati all'Isola d'Elba, qui, posto meraviglioso per chi ha figli piccoli. Peccato che il nostro appartamentino -per quanto non fosse certo economico- era sinceramente troppo spartano, mancavano cose minime come un comodino...

All'andata il traghetto era privo di aria condizionata e il piccolino ha sofferto molto. Dopo un paio di giorni si è rimesso in sesto e ha ricominciato a farci passare notti tranquille (dorme 6 ore di fila).

Andavamo al mare al matino presto, di solito eravamo i primi e stavamo in spiaggia fin verso le 10:30-11:00. Al pomeriggio bagnetto nella vasca gonfiabile colorata con gioia estrema di Samu.

I progeressi sono notevoli, ormai "parla" e sorride cercando interazioni con noi o con gli oggetti a lui più familiari.

Ganza la vasca
In Piemonte, a Mornese (residenza estiva dei nonni di Genova) abbiamo potuto sperimentare una vasca fichissima per il bagnetto: ha dei supporti che consentono di non doverlo ststenere a mano e come d'incanto ha cominciato a divertirsi muovendo gambe e braccia per fare gli spruzzi.

Se ancora le dita delle mani non le coordina, ormai usa le braccia (e le gambe) regolarmente per avvicinare e portare a sé gli oggetti.

Una cosa davvero emozionante è il dialogo con il bimbo dello specchio. Prendo Samuele per il torace e le ascelle, lo inclino in avanti appoggiandogli il sederino sul mio petto e lo porto di fronte allo specchio nella stanza non troppo illuminata e lui inizia a guardare se stesso, sorridere, parlare, interagire. Emozionante. Il fatto che io rimanga indietro mi porta in secondo piano nel campo visivo, permettendo di dare salienza solo al riflesso del piccolo.

Insomma tutto ok anche se al mare la cacca la faseva solo ogni 2 giorni (ed erano quantità industriali).

All'Isola d'Elba ho compiuto un passo di età, io, non il bambino. Vedere gli altri papà con la pancetta più ingombrante della mia mi ha risollevato un po'. Debbo dire che questa dimensione di rapporto umano è nuova, strana ma bella: parlare con gli altri papà; chi l'avrebbe mai detto che anche io un giorno...

sabato 2 agosto 2008

Ridere, ridere, ridere ancora!

Hey!!!
Samuele Yannick da qualche tempo ride. E' davvero uno spettacolo. Focalizza lo sguardo su qualcosa, sembra riconoscerlo e il semplice fatto di ritrovare una familiarità fa muovere un moto spontaneo di riso. La combinazione di sguardo e bocca mi incanta. Penso che porterò sempre con me l'immagine di Samu che, qualche sera fa, ha guardato i pupazzetti della sua sedia-culla, ha stretto leggermente le palpebre e ha letteralmente "riso sotto i baffi".

Cresce, ha superato con un po' di agitazione i vaccini (avrò occasione in futuro di tornare seriamente sulla questione) e inizia a "connettere" con le braccia e le mani. Se la competenza per portarsi le cose alla bocca l'ha da quando aveva 20 minuti di vita (il pediatra affermava di averlo visto ciuccaire il dito addirittura durante l'ecografia) un uso più consapevole è da sviluppare e perfezionare ancora. Si vede però che la cosa cresce e che come tutte le cose che crescono con costanza il cambiamento avviene e nemmeno te ne rendi conto.

Abbiamo fatto una "festa delle mamme" con gli amici più cari che hanno avuto figli negli ultimi mesi. Serata bellissima, i bambini hanno dimostrato una capacità di sincronia micidiale: piangeva uno e a ruota tutti lo seguivano, come se ne addormentavano un paio calava la "morfeitudine".

Qui dalle nostre parti la questione dei nidi è tragica. Si lavora, è necessario, mica abbiamo il nonno che ci ha lasciato la Fiat... Solo le domande eccedevano i posti disponibili di una percentuale vergognosa. In graduatoria siamo messi maluccio, si vedrà se la classifica verrà stravolta dai redditi. Boh?!?!!? Prendere contatto con i nidi privati è un casino, sembra che siano strutture iperverticistiche in cui se manca la titolare nessuno ha il permesso di dirti qualcosa. Normalmente chi lavora nei nidi è preparato, in Italia c'è una tradizione davvero ottima e gli appuntamenti presi in questi giorni lo confermano. Però i prezzi per gente normale sono davvero un salasso. Come cacchio si fa?
La soluzione suggestiva è quella dei micronidi. Ho la tentazione fortissima di provare ad aprirne uno. Ho cercato ma mi sembra di essere davvero nel medioevo. In Lombardia ci sono finanziamenti specifici (non ho trovato gli estremi di legge ma ho visto che la cosa è riportata da diverse fonti), da noi no, c'è un Comune confinante che assegna 2500 Euro a chi vuole aprirne uno. Bravi. Ma andate affanculo! 2500 Euro, è tutto tranne un aiuto (anche i micronidi hanno grosse spese iniziali). In pratica la situazione è tale per cui non potrà mai svilupparsi una seria progettualità professionale, finirà che queste strutture non avranno futuro, avranno solo la vita breve di una stagione. Il punto è sempre quello, un buon lavoro è frutto di professionalità e di sicurezza. Se manca la prospettiva di stabilità economica i micronidi non potranno avere un futuro se non quello di essere appannaggio di coniugi mantenuti o di studenti che più o meno incidentalmente possiedono una qualche qualifica abilitante. Magari saranno bravissimi ma non potranno costruire su quel lavoro una prospettiva, un progetto di vita.
L'idea di micronido è stimolante: un'abitazione che si trasforma in accoglienza e cura per i bambini, una struttura snella, flessibile e con genitori che hanno (spesso) la possibilità di scegliersi fra di loro. Bello, ho pensato di provare a farlo nell'appartemento dove vivevano i miei genitori, ho anche contattato un franchising per valutare la fattibilità (mica mi hanno mai risposto 'sti minchioni!) ma al momento la cosa non è fattibile. E' vero che i micronidi si avvalgono di un genitore che fa l'educatore, ma non è una regola. In ogni caso è una cosa che può permettersi chi vive in una nazione che ha uno stato sociale... non qui. Potrei farlo io (Paola sarebbe ideale perché l'ha nel sangue ma non possiede qualifiche) ma dopo sarei disoccupato. Peccato, penso che sarebbe bello poter campare accompagnando le persone nei primi passi della propria vita, tutto qui.
Altra cosa, stimolantissima, è la possibilità di unirsi (in 4-6 famiglie tradizionali e/o non) e "comprare" un educatore. Su questo debbo informarmi e fare qualche riflessione.

Domani partiamo per le vacanze, lo portiamo all'Isola d'Elba. Sono emozionato.

Sono sempre stato circondato da donne (anche il mio cane, Rasta, è femmina). Posso definirmi un beato fra le donne. Ma non sempre la convivenza è bella come l'accoppiamento (questa la potete rivendere!). Io sono sempre stato critico nei mie confronti, tentando di analizzare i comportamenti non politically correct. Ho sempre tentato -non si ascolti quello che diranno le mie ex anche sotto giuramento- di prendermi le mie responsabilità e la divisione pre-costituita dei ruoli mi è sempre parsa una grandissima minchiata che impediva di comunicare (mettere in comune) bene.
In momenti di particolare incomunicabilità ho addirittura letto Caludio Risé per avere un'ispirazione archetipica sullo specifico maschile... Va beh...
Avere un maschio mi ha aperto nuovi orizzonti. Mi ha fatto riscoprire la bellezza della mia identità di genere, la virilità come valore e non come forma di sopruso culturale. Samu mi ha reso un maschio nuovo e orgoglioso di esserlo. Una delle cose che -nella pazzariella dinamica della vita di coppia- asserisco spesso con orgoglio è ben rappresentata dalla frase "Paola, non puoi capire, sono cose da uomini" con cui mi congedo andando in giro col mio bambino ed elicitando lo stupore rassegnato della madre. E' fighissima questa cosa.

Bobby Soul e il suo "maschio #1" sono ben più di una canzone. Leggere questa intervista per credere.

martedì 8 luglio 2008

Acquaticità

Touch
Eh sì, sabato scorso grande giornata. Lo abbiamo portato al corso di acquaticità neonatale dal mitico B.

B è proprio bravo, sa prendere i bimbi con una levità straodinaria. La situazione organizzata in un bagno della Versilia però non era delle migliori, tantissima gente, poca possibilità di ricevere attenzioni.

Non lo rifaremo, lo porteremo in piscina da soli (Paola è stata agonista a livello nazionale, io sono stato "semiagonista", siamo pratici di nuoto), al coperto e poi in autunno lo portremo da B in corsi un po' meno affollati in cui sarà possibile avviare un percorso, cosa impossibile la volta scorsa.

Certo è che i bambini in piscina sono uno spettacolo straordinario, Samu, col suo costumino blu e rosso (regalo della nonna genovese) era fantastico. Il costumino d'ordinanza è contenitivo, lascia passare la pipì ma trattiene la cacca.

E' stato davvero emozionante. Però sarebbe stato meglio avere una situazione meno "da catena di montaggio".

Alla fine poi, nonostante tutta la documentazione spulciata ti sorgono i dubbi: ma se ha bevuto un po' adesso gli verranno delle infezioni? Sarà stato pericoloso? Avrà preso troppo sole? Insomma, ti senti di nuovo un genitore carico di paure, appena svoltato l'angolo. Però Samu ha reagito alla grande e per lui -credo- sia stata un'esperienza importante. Dico "credo" perché fra le paure che ti assalgono c'è sempre quella di proiettare eccessivamente se stessi e di obbligare i bimbi a fare quello che per noi è importante, senza rispetto.

Questo sì, questo senso di colpa, quando non è paralizzante e/o patologico, me lo tengo stretto perché se potrò essere un buon genitore sarà (ed è) un elemento fondamentale.

martedì 1 luglio 2008

Guardare e domandarsi

Stanotte qualche ciclo di agitazione. Niente pianti.
Solo fatica per Samu a prendere sonno.

Lo guardavo e mi domandavo se in quegli scatti improvvisi ci potesse essere -in nuce- la stessa agitazione, la stessa rabbia, la stessa inquietudine che rode me e la mia tranquillità da quando sono nato.

Gli ho dato in eredità l'imposibilità di prendere sonno quando mi sento schiacciato dalla vita? Gli ho dato una rabbia irrefrenabile?

Lo guardavo e pensavo a quant'è bello e a quanto vorrei che potesse essere più tranquillo di me. Quando si agita lo si capisce subito perché ha il corpo che diventa insofferente e le pupille si dilatano. Così, ieri sera quando dormiva, ogni tanto ripiombava alla veglia come risucchiato d'improvviso da un senso di inquietudine.

Ho rivisto me stesso in mio figlio e questa volta ho visto (forse è solo una mia proiezione) proprio una delle cose che mi auguro di non aver trasmesso.

Poi però al mattino, io meno agitato, ho pensato che se anche Samu avrà la mia stessa, medesima inquietudine, magari sarà più bravo di me a gestirla. Chissà. Se questa cosa bagnerà anche lui, magari lui saprà farne una virtù.

Al mattino è sempre tutto più bello.

Quello che non cambia è il mio amore per lui, che anche quando attorno a me c'è un po' di nebbia è sempre la cosa più grande di cui sono capace.

lunedì 30 giugno 2008

Il bimbo ha caldo...

Sì, ha caldo ma se la gode fuori appena esce un po' d'ombra. Vederlo con la luce del sole è tutt'un'altra cosa (ardita questa concatenazione di apostrofi!)...

Che diavolo stai dicendo?!!?

giovedì 26 giugno 2008

Eco cacca (al tempo dei porci eran sospiri...)

Lo diceva la mia nonna quando, da piccolo, mi scappava un rutto. Non c'entra molto con la cacca ma sempre di tabù si tratta. Al proposito non posso che consigliare 2 classici del (rispettivo) genere: Elogio del rutto di Jonathan Swift e Merda! di Giovanni Franzoni.

Ho comprato questi pannolini e devo dire che ci troviamo benissimo. Si tratta di un pannolino monouso ecologico.

L'azienda dichiara:
- è prodotto nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute del bambino, perchè non è trattato chimicamente per lo sbiancamento della cellulosa e non vengono utilizzate resine sintetiche altamente inquinanti
- è costituito da fibre di pura cellulosa vegetale e protegge la pelle del bambino in maniera naturale
- è assolutamente anallergico ed evita qualsiasi forma di dermatite e arrossamento
ha una forma anatomica corretta, chiusure laterali confortevoli e regolabili
perciò possiede un’ottima vestibilità

L'azienda afferma di avere primeggiato nel famigerato Öko test e in rete si trovano conferme a questa cosa. Insomma, pare proprio che siano seri. Addirittura la confezione, una volta usata, può essere gettata nell'organico.

Da quella che è la mia esperienza sono prodotti affidabili e buoni per il bambino. Per chi stesse cercando un'alternativa un po' meno impattante dei soliti Pampers & co., questa è sicuramente una scelta da prendere in considerazione.

Ovvio, sì, chiaro, la cosa migliore è seguire la tecnica di Laurie Boucke che ha i suoi seguaci anche in Italia ma... ci vuole calma, non siamo preparati sempre a tutto. Vivere nella realtà è affrontare le cose, ed essere sempre ecogenitori non è semplicissimo, ma ci proviamo, ci tendiamo.

martedì 24 giugno 2008

Il giusto mezzo?

Sleeping baby
Sì, a vederlo così è davvero beato.

Come ogni dinamica umana -non necessariamente per perorare la causa degli psicologi transazionali- anche la questione ciuccio si è stabilizzata su un compromesso valido per entrambi. A Samu viene proposto il ciuccio solo come estrema ratio in caso di:
- richiesta eccessiva di cibo (oltre i 50 minuiti)
- agitazione con suzione di tutto ciò che capita alla portata della bocca (mani, braccia, pezzi di parenti, vestiti, asciugamani ecc.).

In questo modo la cosa funziona perché il ciuccio rimane comunque una misura estrema (e quindi molto limitata nel suo utilizzo) e non sostituisce altre strategie di ascolto e relazione di noi con lui.

venerdì 20 giugno 2008

La fascia è magica


Serata tranquilla con Samu che dormiva sul mio petto. La poppata di mezzanotte e mezza è andata benone, quella successiva l'ha lasciato agitato, senza pianti ma agitato. Alle 6:00 Paola era ultramorta e io l'ho preso e l'ho portato in giro con la fascia. Era già caldo e si stava benissimo.

La fascia è magica, la gente non ci crede ma Samu, come lo metti lì diventa il ritratto della beatitudine e si addormenta al volo.

Paola ha voluto per sé una fascia più pratica e semplice della mia, ma anche in quella il bambino si quieta e dorme alla grande.

Il contatto continuo attraverso il portare è un contatto profondo e "sano". Non si tratta di un contatto "dedicato", un contatto cioè in cui l'adulto dedica tutto il focus dell'attenzione al neonato. Portare significa fare altro, il movimento naturale del corpo del portatore aiuta il portato a rilassarsi ed evita l'eccesso di attenzioni (date e ricevute) inducendo -pur nella continuità della relazione- il neonato a una progressiva autonomia (sono sicuro che ci sei ma non sono il centro dell'attenzione, da questa posizione posso iniziare a guardare il mondo).

Pensare che il contatto continuo sia un avvio al vizio è una minchiata. In ogni caso il contatto continuo non dedicato è la modalità ideale per una relazione equilibrata e continua con il bebè. Non solo non esiste una seria letteratura al proposito; è importante capire l'alterità del bambino: non è noi, non ragiona come noi, è altro, è diverso, è un essere su cui non possiamo proiettare le nostre menate!!!!
Un neonato è una cosa che va compresa per l'unicità che è.
Anyway, fate una prova e poi sappiatemi dire, vedrete come si sta bene in due!

Ovviamente mi chiedo sempre se davvero, per istinto, mi riconosce o se ogni cosa diversa dalla mamma non sia un qualsiasi elemento deittico intercambiabile.

giovedì 19 giugno 2008

«Quando sei grande ti faccio giocare nei Ringo Boys»

Strane le cose che si fanno e che si dicono a un bambino, specialmente quando è in età da non capire.

Mi trovo già un frasario che renderebbe arduo risalire ai lemmi; ed è poco più di un mese. Secondo alcuni -difficile a mente fredda dar loro torto- il modo in cui ci affezioniamo ai bambini piccoli è un riflesso utile alla continuazione della specie. Non sarebbe amore, almeno non nel senso romantico della parola, sarebbe in realtà una cosa necessaria a far crescere bene i figli e quindi a proseguire la colonizzazione del pianeta.

"Se prometti di dormire tutta la notte, quando sei grande ti faccio giocare nei Ringo Boys", non so come sia venuta ma penso che sia davvero una perla.

mercoledì 18 giugno 2008

Pelle contro pelle

Da un po' di tempo volevo parlare del contatto continuo, l'occasione me la fornisce questo blog ricco di spunti. Eh sì, le mamme umane sono "nutrici continue" perché, come riafferma allattiamo.it "producono latte a basso contenuto proteico e grasso e ad alto contenuto di carboidrati. I piccoli tendono a poppare molto spesso, ma senza bere grandi quantità di latte a ciascuna poppata. Il basso contenuto di proteine e grasso rende il latte più facile da digerire, e presto il bambino ha nuovamente fame, ma la mamma c'è, perciò basta che poppi nuovamente. Esistono dati che dimostrano che il latte materno impiega 20 minuti a lasciare lo stomaco del neonato. I piccoli degli scimpanzé e dei gorilla poppano molte volte nel giro di un'ora durante il giorno, e la notte dormono insieme alle loro madri, perciò si presume che succhino il latte anche durante la notte".

Io -devo dire- che leggo il rapporto speciale tra Paola e Samu e un po' sono invidioso, hanno quel capirsi sottopelle che... E' come se il latte li unisse, come se fosse una piattaforma empatica.

Molto toccante (strano aggettivo per un articolo) questo intervento di Franz Renggli, già autore de L'origine della paura che descrive non tanto il rapporto di contatto continuo fra madre e figli quanto il contatto fra genitori e figli. Ne riporto alcuni estratti: "Nel neonato esiste quindi un bisogno arcaico di contatto corporeo da un lato, e dall'altro una paura arcaica, se perde il contatto corporeo. [...] L'ideale sarebbe, se i genitori si alternassero nel portare il bambino e in più ci fossero altre 10 persone disponibili a dare il loro sostegno -nel caso del bisogno- come nelle culture primitive. [...] Vecchi traumi e ferite si svegliano nei genitori con un neonato, e a volte già nella gravidanza. Questo è "iI proprio bambino interiore che piange" perchè loro hanno dovuto urlare e piangere di continuo quando erano piccoli. Questi genitori hanno l'opportunità di riscoprire riconoscere e finalmente lasciare il proprio lato "depresso", la propria zona d'ombra, tutte le vecchie ferite e i traumi subiti, collegati ad emozioni come il lutto, la disperazione e la rabbia svegliati dal pianto del proprio bambino. Questi genitori non vogliono più educare i loro bambini, ma accettano i bambini come loro maestri. Da terapeuta per bebè e le loro famiglie vorrei sottolineare, che ogni lacrima che piange il bambino,quando è in contatto corporeo con la madre o il padre significa guarire. Ma anche i genitori hanno la possibilità di guarire, se si ascoltano in profondità e se avvertono le sensazioni del loro corpo suscitate dal pianto del bambino. Un neonato è quindi una grande opportunità per tutti i genitori di guarire se stessi!".

Allattamento e contatto sono due facce della medesima medaglia, se consideriamo la cosa sotto il profilo della relazione fisica. So che per molti il contatto fisico è una cosa neppur troppo gradita; penso però che l'occasione di crescere un bambino debba essere colta appieno: non ci si facciano illusioni, quando non si vuole "troppo contatto" forse cerchiamo di evitare proprio noi stessi.

Cosa ci sarà dopo aver superato l'insofferenza da contatto? Qual è il significato della smania che alcuni hanno dopo solo pochi minuti di contatto continuo?
Io credo che scoprirlo valga la pena. Un figlio può essere un ottimo "terapeuta".

martedì 17 giugno 2008

E fu sera e fu piscina...

Sì, fra poco affronteremo l'argomento del nuoto neonatale. Paola ha seguito un corso (ma lei è stata quasi olimpionica di nuoto ed è favorita) di "acquaticità" con Florance Martin. Molto bello, Flo poi è bravissima.

Per il nuoto neonatale dobbiamo sentire il mitico B, il russo. Su di lui circolano leggende, chi non lo conosce dice che sia cattivissimo, le persone che però hanno portato i propri bambini da lui affermano che è dolcissimo sia con i bimbi che con le famiglie (e questo è già un gran merito considerando come sono pallose tante famiglie italiane).

La Scuola Nazionale di Educazione Acquatica Infantile promuove corsi a partire dai 3 mesi. Ora, io non so se sia una cosa tipo una federazione (visto che il logo è molto federation style) oppure sia una semplice associazione privata. In ogni caso sembrano seri. Adottano il cosiddetto metodo Gilletto, un'esclusiva italiana.

Si trovano, in rete, anche i corsi per istruttore acquamotricista neonatale che rilasciano tesserini validi "a norma CONI".

C'è un interessante blog, divertente più che altro; solo i bambini sanno essere così simpatici. Fra le informazioni si legge "Sappiamo che la pelle del neonato è molto delicata anche perchè non è ancora in grado di creare il film idrolipidico che poi si rafforzerà con la crescita. Questo non impedisce però, con semplici accorgimenti, di frequentare una piscina. E’ utile cospargere un po’ il piccolo di olio, e lavarlo dopo il contatto con il cloro con detergenti non schiumogeni.
E’ doveroso precisare, riguardo al cloro presente nelle piscine per la disinfezione dell’acqua (ipoclorito di sodio) che non è in grado di provocare allergie. Può essere irritante, e l’inalazione a grosse concentrazioni anche molto pericoloso, ma quello che è presente nelle piscine reagisce con i composti organici che sono presenti e forma aldeidi e cloramine".

Interessante anche questo articolo sul ilmiobaby.com in cui si legge "l'attività in acqua per i neonati (da 3 mesi a 1 anno) favorisce un efficace ambientamento, grazie all'estrema facilità di adattamento che caratterizza i primissimi mesi di vita; consente di utilizzare l'ambiente acqua come stimolo allo sviluppo psicomotorio; arricchisce il bagaglio emotivo e percettivo del bambino attraverso la particolare esperienza di gioco realizzata in acqua con i propri genitori ed infine aiuta il bambino a sviluppare una certa autonomia in acqua, propedeutica ad un futuro apprendimento del nuoto e come prevenzione verso possibili incidenti".

Su Euroaquatic si trova Aquananda acquaticità per bambini, un testo utile per chi volesse approfondire.

Ma le controindicazioni? Secondo alcuni pediatri il problema principale è la sicurezza dell'igiene dell'acqua, risponde perà la pediatra Tiziana Candusso con un richiamo sintetico ed efficace: "Il nuoto in piscina è uno sport che aiuta sicuramente lo sviluppo adeguato della psicomotricità, cioè la capacità di coordinazione tra la psiche (comandi cerebrali) e l'apparato locomotore (muscolatura,ossa e articolazioni).
L'età neonatale non è una controindicazione alla pratica del nuoto; anzi, per il motivo sopra citato, adegua meglio lo sviluppo delle capacità del bimbo. Inoltre ricordiamo che già nella vita fetale i bambini hanno avuto contatto con un ambiente completamente "liquido"; la familiarità riacquistata con questo si chiama "acquaticità".
L'esperienza effettuata con la vicinanza della mamma o del papà nella piscina è poi una fonte di gioia reciproca che rinsalda i legami fisico-affettivi. Le precauzioni da prendere sono scontate:
-non portare in piscina il bimbo quando è malato
-asciugarlo bene dopo il bagno
-attendere qualche momento prima di uscire all'aperto, sopratutto nella stagione invernale, per permettere al corpo una termoregolazione regolare.
Buona "acquaticità"! Sarà una gioia!"

Il punto da capire resta quello dell'età: aspettiamo 3 mesi o (come sembrerebbero suggerire i lucchesi) no? A Bologna un collega l'ha portata in acqua a un mese la sua bimba.

giovedì 12 giugno 2008

Tutti nel lettone!

Dopo un paio di notti veramente dure Paola ha trovato (forse) la soluzione: Samuele nel lettone, anche se si sveglia non piange.

E così abbiamo di nuovo dormito in tre. E' bellissimo, io avevo -lo confesso- terrore di poterlo schiacciare o soffocare ma dormire tutti nello stesso lettone è davvero una cosa speciale. E bisogna affidarsi all'istinto.

martedì 10 giugno 2008

Il bagnetto

Ieri sera fra il primo e il secondo tempo di Italia-Olanda c'è stato l'avvenimento-bagnetto. Vasca sul tavolo della cucina, strillo libero e acqua calda: uno spettacolo.

Oooooh...
L'acqua lo calma, gli piace, si percepisce che ci sta bene.
La notte è stata un po' agitata, pancina dolente... Trovata una mediazione ragionevole sul ciuccio.

lunedì 9 giugno 2008

Il sonno e la veglia

Samu dorme, dorme molto. Come spesso accade, soprattutto di giorno.

Si sveglia per mangiare e ogni tanto per osservare il mondo e riderne, goderne. Questa storia mi fa ripensare da una parte agli studi universitari e dall'altra al senso dell'alternativa. Noi ci svegliamo per fare tutto e dormiamo solo per necessità. Bello potrebbe essere anche fare il contrario: svegliarsi solo per necessità e dormire sempre.

giovedì 5 giugno 2008

Fratelli...

Ho un collega... magari sono tanti.

Abbiamo anche una piazza in cui camminicchiare e parlarci.

No al ciuccio

In linea di principio prefersico le tette vere rispetto al silicone. Ciò valga non solo come boutade pseudo-filosofica ma come descrizione ironica dello scenario di problema. Si legge su (e so che una cosa seria dovrebbe prescindere dal leggere le risposte su Yahoo!) Yahoo! Answers uno strabiliante intervento dell'utente "martins" che è un capolavoro alla Mastella, leggete l'incipit: "Ci sono bambini che lo richiedono fin dalla nascita quindi mi sembra giusto darglielo, altri invece che non ne sentono il bisogno quindi non vedrei il motivo di dare loro il vizio". La domanda era ovviamente sui pro e contro del ciuccio; leggere che "Ci sono bambini che lo richiedono fin dalla nascita" è pazzesco: lo richiedono, roba da rutti.

Detto e premesso ciò, è bene fare un po' di chiarezza metodologica: chi è deputato a dare risposte? Nessuno può essere esaustivo ma a mio avviso l'opinione più importante è quella dello psicologo infantile, poi quella di pediatra e dentista senza tralasciare l'autoaiuto delle madri. Sembra assurdo pensare che un pediatra dia risposte di natura psicologica, se il pediatra dice che "il bambino necessita di una consolazione non alimentare" va fuori strada non nel merito ma nel meteodo: parla di una materia non sua.

Esistono teorie e ricerche, proviamo a citare qualcosa.
Cito dal sito della Società Italiana di Neonatologia: "Ciucci e biberon.
L'uso del ciuccio può essere comodo per ridurre l'ansia materna dei primi giorni di vita (Giustardi 1996). Tuttavia secondo la teoria detta della "nipple confusion" (Neifert 1995) i ciucci e le tettarelle dei biberon possono interferire con l'allattamento naturale riducendo il tempo speso dal bambino al seno e forse ritardando una corretta dinamica orale (Woolridge 1986b; Nowak 1994) e la tecnica di suzione espressa al seno (Barros 1995). Infatti sono ben conosciuti i pattern di "suzione-deglutizione" riconoscibili già alla 13a-14a settimana di vita fetale e così diversi dal pattern post-natale che permette la suzione-deglutizione al seno. Pertanto succhiare il ciuccio e/o poppare al biberon subito dopo la nascita può contribuire a mantenere attivo il pattern di "suzione-deglutizione" non nutriva utilizzato in utero e confondere il neonato nella delicata fase di digiuno in cui l'offerta precoce e tempestiva del seno è fondamentale nell'evocare il pattern post-natale di suzione-deglutizione responsabile del buon avvio dell'alimentazione naturale.
Perciò sviare il bambino dal seno risulterebbe indipendente dall'effetto sull'appetito secondario all'introduzione di supplementazioni veicolate dal biberon e si riscontrerebbe quindi anche a seguito della somministrazione col biberon di latte materno spremuto (Mathew 1989).

L'uso incondizionato di tettarelle e ciucci è stato inoltre associato a conseguenze negative quali una ridotta attività del muscolo massetere (Inoue 1995), malocclusioni (Labbock 1987; Ogaard 1994; Drane 1996), anormalità del timpanogramma da possibile disfunzione della tromba di Eustachio (Tully 1995), ed aumentata incidenza di otiti acute e ricorrenti (Williamson 1994; Niemela 1995, 2000), anche se alcuni studi hanno sottolineato come un'eventuale dipendenza dal ciuccio possa prevenire la suzione non esplorativa e prolungata del dito da cui sembra più difficile disabituarsi (Vadiakas 1998).
Il ricorso al bicchierino per somministrare (quando servono) liquidi al neonato è stato suggerito come un metodo sicuro (Howard 1999), alternativo al biberon (Malhotra 1999), capace di interferire meno con il successo dell'allattamento al seno (Lang 1994), ma a tutt'oggi gli studi condotti non sono sufficienti a dimostrarne una sicura efficacia nel promuovere l'allattamento al seno.
Certamente questa tecnica, anche in mani esperte, non aiuta il neonato a scoprire il pattern naturale suzione-deglutizione al seno, e pertanto andrebbe riservata ai soggetti che presentino ben identificati bisogni nutrizionali non soddisfatti dall'attacco al seno.
E' stato documentato come i bambini che usano il ciuccio interrompano prima l'allattamento al seno (Victora 1993; Clements 1997; Righard 1997; Aart 1999; Riva 1999; Kloeblen-Tanver 2001), ma sembrerebbe chiarito che più che un rapporto causale, si tratti semplicemente del fatto che il ciuccio rappresenta il segno di difficoltà precoci al seno materno (Barros 1995; Victora 1997; Kramer 2001). Gli studi sperimentali che al momento negano al biberon o al ciuccio questa responsabilità nell'ostacolare l'allattamento al seno (Conenwett, 1992; Schubiger, 1997) non reggono ad un'attenta critica metodologica (WHO 1998).
Ad ogni modo, i motivi sopra riportati sono al momento sufficienti per eliminare dalle routine delle Maternità l'uso diffuso ed in verità profondamente radicato di ciucci e tettarelle-biberon. Questo non esclude che se ne possa/debba far uso in casi selezionati e tenendo conto dei riflessi che tale pratica proietta sull'attacco al seno."

Secondo la Guida Rapida 2007 Raccomandazioni Otite Media Acuta (OMA) in età pediatrica dell'Agenzia Sanitaria Regionale dell'Emilia-Romagna "L’utilizzo del ciuccio e del biberon aumenta il rischio di sviluppare OMA".

Pare accertato che il ciuccio riduca il rischio di morte in culla, come riporta anche il sito di un'azienda, la Sitar, che cita uno studio pubblicato su Pediatrics.

Forte appare il rischio di deformazioni dentarie, lo riporta anche Missionesalute che cita uno studio dell'Università dell'Iowa; più approfondito l'intervento della dottoressa Antonella Dell’Aquila Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia su Guidagenitori.

Mi piace molto l'intervento di una mamma su Ciao.it, lo trovo bello, acuto ed essenziale.

Insomma c'è un po' di materiale per farsi un'opinione. La mia è chiara dal titolo del post ed è chiaro che si profila all'orizzonte un duello fra me e Paola, che è stanca e impressionata dal fatto che Samu "puppa" anche per un'ora e mezzo.

Ai posters l'ardua sentenza, a noi la battaglia.

PS: ieri sera in fase di post allattamento ci divertivamo a riconoscerci nei personaggi di The L Word, telefilm su La7 che non conoscevamo ma che ci ha appassionato subito.

giovedì 29 maggio 2008

La credibilità del camminare

Stanotte occhietti aperti da mezzanotte e mezzo alle tre. Male al pancino.

Si addormenta, poi però si risveglia subito e si contrare dal dolore. Forse sono i pomodori, che è l'unico variabile-cibo che al momento parrebbe correlata (scartati i pisellini) al fenomeno.

Mio figlio mi insegna molto. Mi ha insegnato per esempio che per farlo addormentare non importa camminare piano-piano-piano, anzi, si deve camminare naturalmente, proprio come se si stesse facendo altro (e se si fa altro è pure meglio). Più la camminata è credibile e meglio si addormenta. C'era scritto paro-paro nel libro di Esther Weber. Tanto di cappello.

mercoledì 28 maggio 2008

La donnina

Ieri sera siamo venuti a Lucca. Samu stanotte è stato tranquillissimo, il "cambio di aria" non ha avuto gli effetti paventati dalla nonna.
Stamattina la pediatra. La donnina è in gamba ma per me è anche eccessivamente conservatrice: niente piscina, sì al ciuccio, ok ai vaccini non richiesti.
Si vede che è una che ci capisce ma io sto un po' più dal versante della naturalità: la natura non ha inventato il ciuccio, lo ha inventato l'industria, allora per me affanculo il ciuccio, te capì?

Potrebbe essere buono però perché il fatto che ci sia una che si oppone al mio modo di vedere le cose magari finisce per ingenerare dinamiche virtuose.
Però se Paola è del tutto schierata con lei finisce che diventano 2 contro 1 e allora son casini...

Alessio dice che tutti i pediatri sono conservatori.

lunedì 26 maggio 2008

Il senso di proprietà

Paola mi dice che oggi a Boccadasse (la bellissima zona di Genova che ha ispirato Gino Paoli per "la gatta") una signora -io ero a Sampierdarena al "telelavoro"- si è presa Samuele in braccio. Una signora mai vista!!!!
A me queste cose mi fanno incazzare, sarà che ogni volta mi pongo di fronte alla gente pensando a ciò che farei/non farei io, ma queste cose mi imbestialiscono. Come cazzo ti viene in mente a te, stronza mai conosciuta, di allungare le braccia e prendere con te un bimbo altrui! Vaffanculo!!! Possibile che ci sia gente che non riesce a essere discreta?!

Ebbene sì ho un senso di proprietà che se debbo definirlo meglio chiamerei senso di appartenenza. Siamo una famiglia (anche se la chiesa esploderebbe a sentire una cosa del genere, visti i matrimoni precedenti e l'assenza di una regolarizzazione attuale) e lo siamo perché condividiamo un odore comune.

Ferinità precorticale, ecco cos'è.

Si cresce...

Oggi è "partito" il cordone ombelicale, o meglio il moncone. Si cresce...
Esiste una vecchia scuola -così raccontano- secondo cui va disinfettato prima e dopo la rottura con alcol, o meglio ancora acqua ossigenata, e mercurocromo. Una scuola di pensiero contemporaneo dice invece solo di "asciugare" con garza sterile. Altri ancora, post moderni, perorano la causa dello zucchero salicilico.
Insomma c'è da sbizzarrirsi, noi abbiamo fatto un misto, di tutto un po', seguendo le indicazioni di pediatri "contemporanei" e infermieri di famiglia.

venerdì 23 maggio 2008

Tettologi di professione

Spulciando e seguendo le indicazioni di vari soggetti (a volte sospetti) si arriva ad allattare.net, dove si dice che esistono consulenti professionali in allattamento materno. Loro, se li interroghi, sanno dirti esattamente cosa mangiare.

Consulenti professionali in allattamento materno... Bah... a me sembra un po' una minchiata, non vorrei finire a dover pisciare sotto le indicazioni di un direzionologo ayurvedico di minzione.

giovedì 22 maggio 2008

I pisellini

Pare che i pisellini non possano essere mangiati dalla mamma che allatta. Qualcuno ha un elenco di cibi vietati?

mercoledì 21 maggio 2008

E' nato, è nato, è nato

Alle 11:20 di giovedì 15 maggio 2008 è nato il nostro Samuele Yannick.
E' nato a Genova, all'ospedale San Martino, in una camerina del Centro Nascita Alternativo.

E' arrivato con un anticipo di 15 giorni ma pesava già 3 Kili e 480...

Cari padri in divenire, dimenticatevi il parto e concentratevi sul travaglio. Quello è stato duro, molto, moltissimo. Però la scelta di un parto naturale credo che si sia rivelata giusta: il bambino non ha avuto sofferenze, non si sono verificate lacerazioni.

E' difficile da far capire ma soffrire ha un significato. Così come poter dormire subito (la mamma) assieme al proprio bimbo già la prima notte. Al CNA sono straordinari, mai trovata tanta professionalità.

Il bello è anche che la mamma (Paola), appena presa un minimo di confidenza col bambino, è come se avesse rivelato la storia della Terra in sè. Ha una sapienza innata, straordinaria, ed è un privilegio starle accanto e vedere che SA esattamente cosa fare (e come farlo) con il bambino.

Dopo 2 giorni siamo andati a casa, quella di Genova, e Samu era già pronto per affrontare il mondo.

Io ho dovuto rientrare al lavoro e sono lontano, mi mancano, mi mancano moltissimo. Fra pochi giorni li riabbraccerò, fremo.
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