lunedì 30 giugno 2008

Il bimbo ha caldo...

Sì, ha caldo ma se la gode fuori appena esce un po' d'ombra. Vederlo con la luce del sole è tutt'un'altra cosa (ardita questa concatenazione di apostrofi!)...

Che diavolo stai dicendo?!!?

giovedì 26 giugno 2008

Eco cacca (al tempo dei porci eran sospiri...)

Lo diceva la mia nonna quando, da piccolo, mi scappava un rutto. Non c'entra molto con la cacca ma sempre di tabù si tratta. Al proposito non posso che consigliare 2 classici del (rispettivo) genere: Elogio del rutto di Jonathan Swift e Merda! di Giovanni Franzoni.

Ho comprato questi pannolini e devo dire che ci troviamo benissimo. Si tratta di un pannolino monouso ecologico.

L'azienda dichiara:
- è prodotto nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute del bambino, perchè non è trattato chimicamente per lo sbiancamento della cellulosa e non vengono utilizzate resine sintetiche altamente inquinanti
- è costituito da fibre di pura cellulosa vegetale e protegge la pelle del bambino in maniera naturale
- è assolutamente anallergico ed evita qualsiasi forma di dermatite e arrossamento
ha una forma anatomica corretta, chiusure laterali confortevoli e regolabili
perciò possiede un’ottima vestibilità

L'azienda afferma di avere primeggiato nel famigerato Öko test e in rete si trovano conferme a questa cosa. Insomma, pare proprio che siano seri. Addirittura la confezione, una volta usata, può essere gettata nell'organico.

Da quella che è la mia esperienza sono prodotti affidabili e buoni per il bambino. Per chi stesse cercando un'alternativa un po' meno impattante dei soliti Pampers & co., questa è sicuramente una scelta da prendere in considerazione.

Ovvio, sì, chiaro, la cosa migliore è seguire la tecnica di Laurie Boucke che ha i suoi seguaci anche in Italia ma... ci vuole calma, non siamo preparati sempre a tutto. Vivere nella realtà è affrontare le cose, ed essere sempre ecogenitori non è semplicissimo, ma ci proviamo, ci tendiamo.

martedì 24 giugno 2008

Il giusto mezzo?

Sleeping baby
Sì, a vederlo così è davvero beato.

Come ogni dinamica umana -non necessariamente per perorare la causa degli psicologi transazionali- anche la questione ciuccio si è stabilizzata su un compromesso valido per entrambi. A Samu viene proposto il ciuccio solo come estrema ratio in caso di:
- richiesta eccessiva di cibo (oltre i 50 minuiti)
- agitazione con suzione di tutto ciò che capita alla portata della bocca (mani, braccia, pezzi di parenti, vestiti, asciugamani ecc.).

In questo modo la cosa funziona perché il ciuccio rimane comunque una misura estrema (e quindi molto limitata nel suo utilizzo) e non sostituisce altre strategie di ascolto e relazione di noi con lui.

venerdì 20 giugno 2008

La fascia è magica


Serata tranquilla con Samu che dormiva sul mio petto. La poppata di mezzanotte e mezza è andata benone, quella successiva l'ha lasciato agitato, senza pianti ma agitato. Alle 6:00 Paola era ultramorta e io l'ho preso e l'ho portato in giro con la fascia. Era già caldo e si stava benissimo.

La fascia è magica, la gente non ci crede ma Samu, come lo metti lì diventa il ritratto della beatitudine e si addormenta al volo.

Paola ha voluto per sé una fascia più pratica e semplice della mia, ma anche in quella il bambino si quieta e dorme alla grande.

Il contatto continuo attraverso il portare è un contatto profondo e "sano". Non si tratta di un contatto "dedicato", un contatto cioè in cui l'adulto dedica tutto il focus dell'attenzione al neonato. Portare significa fare altro, il movimento naturale del corpo del portatore aiuta il portato a rilassarsi ed evita l'eccesso di attenzioni (date e ricevute) inducendo -pur nella continuità della relazione- il neonato a una progressiva autonomia (sono sicuro che ci sei ma non sono il centro dell'attenzione, da questa posizione posso iniziare a guardare il mondo).

Pensare che il contatto continuo sia un avvio al vizio è una minchiata. In ogni caso il contatto continuo non dedicato è la modalità ideale per una relazione equilibrata e continua con il bebè. Non solo non esiste una seria letteratura al proposito; è importante capire l'alterità del bambino: non è noi, non ragiona come noi, è altro, è diverso, è un essere su cui non possiamo proiettare le nostre menate!!!!
Un neonato è una cosa che va compresa per l'unicità che è.
Anyway, fate una prova e poi sappiatemi dire, vedrete come si sta bene in due!

Ovviamente mi chiedo sempre se davvero, per istinto, mi riconosce o se ogni cosa diversa dalla mamma non sia un qualsiasi elemento deittico intercambiabile.

giovedì 19 giugno 2008

«Quando sei grande ti faccio giocare nei Ringo Boys»

Strane le cose che si fanno e che si dicono a un bambino, specialmente quando è in età da non capire.

Mi trovo già un frasario che renderebbe arduo risalire ai lemmi; ed è poco più di un mese. Secondo alcuni -difficile a mente fredda dar loro torto- il modo in cui ci affezioniamo ai bambini piccoli è un riflesso utile alla continuazione della specie. Non sarebbe amore, almeno non nel senso romantico della parola, sarebbe in realtà una cosa necessaria a far crescere bene i figli e quindi a proseguire la colonizzazione del pianeta.

"Se prometti di dormire tutta la notte, quando sei grande ti faccio giocare nei Ringo Boys", non so come sia venuta ma penso che sia davvero una perla.

mercoledì 18 giugno 2008

Pelle contro pelle

Da un po' di tempo volevo parlare del contatto continuo, l'occasione me la fornisce questo blog ricco di spunti. Eh sì, le mamme umane sono "nutrici continue" perché, come riafferma allattiamo.it "producono latte a basso contenuto proteico e grasso e ad alto contenuto di carboidrati. I piccoli tendono a poppare molto spesso, ma senza bere grandi quantità di latte a ciascuna poppata. Il basso contenuto di proteine e grasso rende il latte più facile da digerire, e presto il bambino ha nuovamente fame, ma la mamma c'è, perciò basta che poppi nuovamente. Esistono dati che dimostrano che il latte materno impiega 20 minuti a lasciare lo stomaco del neonato. I piccoli degli scimpanzé e dei gorilla poppano molte volte nel giro di un'ora durante il giorno, e la notte dormono insieme alle loro madri, perciò si presume che succhino il latte anche durante la notte".

Io -devo dire- che leggo il rapporto speciale tra Paola e Samu e un po' sono invidioso, hanno quel capirsi sottopelle che... E' come se il latte li unisse, come se fosse una piattaforma empatica.

Molto toccante (strano aggettivo per un articolo) questo intervento di Franz Renggli, già autore de L'origine della paura che descrive non tanto il rapporto di contatto continuo fra madre e figli quanto il contatto fra genitori e figli. Ne riporto alcuni estratti: "Nel neonato esiste quindi un bisogno arcaico di contatto corporeo da un lato, e dall'altro una paura arcaica, se perde il contatto corporeo. [...] L'ideale sarebbe, se i genitori si alternassero nel portare il bambino e in più ci fossero altre 10 persone disponibili a dare il loro sostegno -nel caso del bisogno- come nelle culture primitive. [...] Vecchi traumi e ferite si svegliano nei genitori con un neonato, e a volte già nella gravidanza. Questo è "iI proprio bambino interiore che piange" perchè loro hanno dovuto urlare e piangere di continuo quando erano piccoli. Questi genitori hanno l'opportunità di riscoprire riconoscere e finalmente lasciare il proprio lato "depresso", la propria zona d'ombra, tutte le vecchie ferite e i traumi subiti, collegati ad emozioni come il lutto, la disperazione e la rabbia svegliati dal pianto del proprio bambino. Questi genitori non vogliono più educare i loro bambini, ma accettano i bambini come loro maestri. Da terapeuta per bebè e le loro famiglie vorrei sottolineare, che ogni lacrima che piange il bambino,quando è in contatto corporeo con la madre o il padre significa guarire. Ma anche i genitori hanno la possibilità di guarire, se si ascoltano in profondità e se avvertono le sensazioni del loro corpo suscitate dal pianto del bambino. Un neonato è quindi una grande opportunità per tutti i genitori di guarire se stessi!".

Allattamento e contatto sono due facce della medesima medaglia, se consideriamo la cosa sotto il profilo della relazione fisica. So che per molti il contatto fisico è una cosa neppur troppo gradita; penso però che l'occasione di crescere un bambino debba essere colta appieno: non ci si facciano illusioni, quando non si vuole "troppo contatto" forse cerchiamo di evitare proprio noi stessi.

Cosa ci sarà dopo aver superato l'insofferenza da contatto? Qual è il significato della smania che alcuni hanno dopo solo pochi minuti di contatto continuo?
Io credo che scoprirlo valga la pena. Un figlio può essere un ottimo "terapeuta".

martedì 17 giugno 2008

E fu sera e fu piscina...

Sì, fra poco affronteremo l'argomento del nuoto neonatale. Paola ha seguito un corso (ma lei è stata quasi olimpionica di nuoto ed è favorita) di "acquaticità" con Florance Martin. Molto bello, Flo poi è bravissima.

Per il nuoto neonatale dobbiamo sentire il mitico B, il russo. Su di lui circolano leggende, chi non lo conosce dice che sia cattivissimo, le persone che però hanno portato i propri bambini da lui affermano che è dolcissimo sia con i bimbi che con le famiglie (e questo è già un gran merito considerando come sono pallose tante famiglie italiane).

La Scuola Nazionale di Educazione Acquatica Infantile promuove corsi a partire dai 3 mesi. Ora, io non so se sia una cosa tipo una federazione (visto che il logo è molto federation style) oppure sia una semplice associazione privata. In ogni caso sembrano seri. Adottano il cosiddetto metodo Gilletto, un'esclusiva italiana.

Si trovano, in rete, anche i corsi per istruttore acquamotricista neonatale che rilasciano tesserini validi "a norma CONI".

C'è un interessante blog, divertente più che altro; solo i bambini sanno essere così simpatici. Fra le informazioni si legge "Sappiamo che la pelle del neonato è molto delicata anche perchè non è ancora in grado di creare il film idrolipidico che poi si rafforzerà con la crescita. Questo non impedisce però, con semplici accorgimenti, di frequentare una piscina. E’ utile cospargere un po’ il piccolo di olio, e lavarlo dopo il contatto con il cloro con detergenti non schiumogeni.
E’ doveroso precisare, riguardo al cloro presente nelle piscine per la disinfezione dell’acqua (ipoclorito di sodio) che non è in grado di provocare allergie. Può essere irritante, e l’inalazione a grosse concentrazioni anche molto pericoloso, ma quello che è presente nelle piscine reagisce con i composti organici che sono presenti e forma aldeidi e cloramine".

Interessante anche questo articolo sul ilmiobaby.com in cui si legge "l'attività in acqua per i neonati (da 3 mesi a 1 anno) favorisce un efficace ambientamento, grazie all'estrema facilità di adattamento che caratterizza i primissimi mesi di vita; consente di utilizzare l'ambiente acqua come stimolo allo sviluppo psicomotorio; arricchisce il bagaglio emotivo e percettivo del bambino attraverso la particolare esperienza di gioco realizzata in acqua con i propri genitori ed infine aiuta il bambino a sviluppare una certa autonomia in acqua, propedeutica ad un futuro apprendimento del nuoto e come prevenzione verso possibili incidenti".

Su Euroaquatic si trova Aquananda acquaticità per bambini, un testo utile per chi volesse approfondire.

Ma le controindicazioni? Secondo alcuni pediatri il problema principale è la sicurezza dell'igiene dell'acqua, risponde perà la pediatra Tiziana Candusso con un richiamo sintetico ed efficace: "Il nuoto in piscina è uno sport che aiuta sicuramente lo sviluppo adeguato della psicomotricità, cioè la capacità di coordinazione tra la psiche (comandi cerebrali) e l'apparato locomotore (muscolatura,ossa e articolazioni).
L'età neonatale non è una controindicazione alla pratica del nuoto; anzi, per il motivo sopra citato, adegua meglio lo sviluppo delle capacità del bimbo. Inoltre ricordiamo che già nella vita fetale i bambini hanno avuto contatto con un ambiente completamente "liquido"; la familiarità riacquistata con questo si chiama "acquaticità".
L'esperienza effettuata con la vicinanza della mamma o del papà nella piscina è poi una fonte di gioia reciproca che rinsalda i legami fisico-affettivi. Le precauzioni da prendere sono scontate:
-non portare in piscina il bimbo quando è malato
-asciugarlo bene dopo il bagno
-attendere qualche momento prima di uscire all'aperto, sopratutto nella stagione invernale, per permettere al corpo una termoregolazione regolare.
Buona "acquaticità"! Sarà una gioia!"

Il punto da capire resta quello dell'età: aspettiamo 3 mesi o (come sembrerebbero suggerire i lucchesi) no? A Bologna un collega l'ha portata in acqua a un mese la sua bimba.

giovedì 12 giugno 2008

Tutti nel lettone!

Dopo un paio di notti veramente dure Paola ha trovato (forse) la soluzione: Samuele nel lettone, anche se si sveglia non piange.

E così abbiamo di nuovo dormito in tre. E' bellissimo, io avevo -lo confesso- terrore di poterlo schiacciare o soffocare ma dormire tutti nello stesso lettone è davvero una cosa speciale. E bisogna affidarsi all'istinto.

martedì 10 giugno 2008

Il bagnetto

Ieri sera fra il primo e il secondo tempo di Italia-Olanda c'è stato l'avvenimento-bagnetto. Vasca sul tavolo della cucina, strillo libero e acqua calda: uno spettacolo.

Oooooh...
L'acqua lo calma, gli piace, si percepisce che ci sta bene.
La notte è stata un po' agitata, pancina dolente... Trovata una mediazione ragionevole sul ciuccio.

lunedì 9 giugno 2008

Il sonno e la veglia

Samu dorme, dorme molto. Come spesso accade, soprattutto di giorno.

Si sveglia per mangiare e ogni tanto per osservare il mondo e riderne, goderne. Questa storia mi fa ripensare da una parte agli studi universitari e dall'altra al senso dell'alternativa. Noi ci svegliamo per fare tutto e dormiamo solo per necessità. Bello potrebbe essere anche fare il contrario: svegliarsi solo per necessità e dormire sempre.

giovedì 5 giugno 2008

Fratelli...

Ho un collega... magari sono tanti.

Abbiamo anche una piazza in cui camminicchiare e parlarci.

No al ciuccio

In linea di principio prefersico le tette vere rispetto al silicone. Ciò valga non solo come boutade pseudo-filosofica ma come descrizione ironica dello scenario di problema. Si legge su (e so che una cosa seria dovrebbe prescindere dal leggere le risposte su Yahoo!) Yahoo! Answers uno strabiliante intervento dell'utente "martins" che è un capolavoro alla Mastella, leggete l'incipit: "Ci sono bambini che lo richiedono fin dalla nascita quindi mi sembra giusto darglielo, altri invece che non ne sentono il bisogno quindi non vedrei il motivo di dare loro il vizio". La domanda era ovviamente sui pro e contro del ciuccio; leggere che "Ci sono bambini che lo richiedono fin dalla nascita" è pazzesco: lo richiedono, roba da rutti.

Detto e premesso ciò, è bene fare un po' di chiarezza metodologica: chi è deputato a dare risposte? Nessuno può essere esaustivo ma a mio avviso l'opinione più importante è quella dello psicologo infantile, poi quella di pediatra e dentista senza tralasciare l'autoaiuto delle madri. Sembra assurdo pensare che un pediatra dia risposte di natura psicologica, se il pediatra dice che "il bambino necessita di una consolazione non alimentare" va fuori strada non nel merito ma nel meteodo: parla di una materia non sua.

Esistono teorie e ricerche, proviamo a citare qualcosa.
Cito dal sito della Società Italiana di Neonatologia: "Ciucci e biberon.
L'uso del ciuccio può essere comodo per ridurre l'ansia materna dei primi giorni di vita (Giustardi 1996). Tuttavia secondo la teoria detta della "nipple confusion" (Neifert 1995) i ciucci e le tettarelle dei biberon possono interferire con l'allattamento naturale riducendo il tempo speso dal bambino al seno e forse ritardando una corretta dinamica orale (Woolridge 1986b; Nowak 1994) e la tecnica di suzione espressa al seno (Barros 1995). Infatti sono ben conosciuti i pattern di "suzione-deglutizione" riconoscibili già alla 13a-14a settimana di vita fetale e così diversi dal pattern post-natale che permette la suzione-deglutizione al seno. Pertanto succhiare il ciuccio e/o poppare al biberon subito dopo la nascita può contribuire a mantenere attivo il pattern di "suzione-deglutizione" non nutriva utilizzato in utero e confondere il neonato nella delicata fase di digiuno in cui l'offerta precoce e tempestiva del seno è fondamentale nell'evocare il pattern post-natale di suzione-deglutizione responsabile del buon avvio dell'alimentazione naturale.
Perciò sviare il bambino dal seno risulterebbe indipendente dall'effetto sull'appetito secondario all'introduzione di supplementazioni veicolate dal biberon e si riscontrerebbe quindi anche a seguito della somministrazione col biberon di latte materno spremuto (Mathew 1989).

L'uso incondizionato di tettarelle e ciucci è stato inoltre associato a conseguenze negative quali una ridotta attività del muscolo massetere (Inoue 1995), malocclusioni (Labbock 1987; Ogaard 1994; Drane 1996), anormalità del timpanogramma da possibile disfunzione della tromba di Eustachio (Tully 1995), ed aumentata incidenza di otiti acute e ricorrenti (Williamson 1994; Niemela 1995, 2000), anche se alcuni studi hanno sottolineato come un'eventuale dipendenza dal ciuccio possa prevenire la suzione non esplorativa e prolungata del dito da cui sembra più difficile disabituarsi (Vadiakas 1998).
Il ricorso al bicchierino per somministrare (quando servono) liquidi al neonato è stato suggerito come un metodo sicuro (Howard 1999), alternativo al biberon (Malhotra 1999), capace di interferire meno con il successo dell'allattamento al seno (Lang 1994), ma a tutt'oggi gli studi condotti non sono sufficienti a dimostrarne una sicura efficacia nel promuovere l'allattamento al seno.
Certamente questa tecnica, anche in mani esperte, non aiuta il neonato a scoprire il pattern naturale suzione-deglutizione al seno, e pertanto andrebbe riservata ai soggetti che presentino ben identificati bisogni nutrizionali non soddisfatti dall'attacco al seno.
E' stato documentato come i bambini che usano il ciuccio interrompano prima l'allattamento al seno (Victora 1993; Clements 1997; Righard 1997; Aart 1999; Riva 1999; Kloeblen-Tanver 2001), ma sembrerebbe chiarito che più che un rapporto causale, si tratti semplicemente del fatto che il ciuccio rappresenta il segno di difficoltà precoci al seno materno (Barros 1995; Victora 1997; Kramer 2001). Gli studi sperimentali che al momento negano al biberon o al ciuccio questa responsabilità nell'ostacolare l'allattamento al seno (Conenwett, 1992; Schubiger, 1997) non reggono ad un'attenta critica metodologica (WHO 1998).
Ad ogni modo, i motivi sopra riportati sono al momento sufficienti per eliminare dalle routine delle Maternità l'uso diffuso ed in verità profondamente radicato di ciucci e tettarelle-biberon. Questo non esclude che se ne possa/debba far uso in casi selezionati e tenendo conto dei riflessi che tale pratica proietta sull'attacco al seno."

Secondo la Guida Rapida 2007 Raccomandazioni Otite Media Acuta (OMA) in età pediatrica dell'Agenzia Sanitaria Regionale dell'Emilia-Romagna "L’utilizzo del ciuccio e del biberon aumenta il rischio di sviluppare OMA".

Pare accertato che il ciuccio riduca il rischio di morte in culla, come riporta anche il sito di un'azienda, la Sitar, che cita uno studio pubblicato su Pediatrics.

Forte appare il rischio di deformazioni dentarie, lo riporta anche Missionesalute che cita uno studio dell'Università dell'Iowa; più approfondito l'intervento della dottoressa Antonella Dell’Aquila Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia su Guidagenitori.

Mi piace molto l'intervento di una mamma su Ciao.it, lo trovo bello, acuto ed essenziale.

Insomma c'è un po' di materiale per farsi un'opinione. La mia è chiara dal titolo del post ed è chiaro che si profila all'orizzonte un duello fra me e Paola, che è stanca e impressionata dal fatto che Samu "puppa" anche per un'ora e mezzo.

Ai posters l'ardua sentenza, a noi la battaglia.

PS: ieri sera in fase di post allattamento ci divertivamo a riconoscerci nei personaggi di The L Word, telefilm su La7 che non conoscevamo ma che ci ha appassionato subito.
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