martedì 1 luglio 2008

Guardare e domandarsi

Stanotte qualche ciclo di agitazione. Niente pianti.
Solo fatica per Samu a prendere sonno.

Lo guardavo e mi domandavo se in quegli scatti improvvisi ci potesse essere -in nuce- la stessa agitazione, la stessa rabbia, la stessa inquietudine che rode me e la mia tranquillità da quando sono nato.

Gli ho dato in eredità l'imposibilità di prendere sonno quando mi sento schiacciato dalla vita? Gli ho dato una rabbia irrefrenabile?

Lo guardavo e pensavo a quant'è bello e a quanto vorrei che potesse essere più tranquillo di me. Quando si agita lo si capisce subito perché ha il corpo che diventa insofferente e le pupille si dilatano. Così, ieri sera quando dormiva, ogni tanto ripiombava alla veglia come risucchiato d'improvviso da un senso di inquietudine.

Ho rivisto me stesso in mio figlio e questa volta ho visto (forse è solo una mia proiezione) proprio una delle cose che mi auguro di non aver trasmesso.

Poi però al mattino, io meno agitato, ho pensato che se anche Samu avrà la mia stessa, medesima inquietudine, magari sarà più bravo di me a gestirla. Chissà. Se questa cosa bagnerà anche lui, magari lui saprà farne una virtù.

Al mattino è sempre tutto più bello.

Quello che non cambia è il mio amore per lui, che anche quando attorno a me c'è un po' di nebbia è sempre la cosa più grande di cui sono capace.

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