lunedì 25 agosto 2008

Avere un figlio troppo bello è rischioso?

Sì, sembra strano ma anche l'eccessiva bellezza di un bambino può essere rischiosa per un genitore (e di riflesso per lo stesso figlio). Mi capita spesso di sentirmi dire che Samu è "bello, ma non lo dico come si dice di tutti i bambini, è proprio bello davvero!". Effettivamente, anche affrancandomi dal bene che gli voglio, devo dire che Samu è davvero un bel bambino.

Ho pensato allora che se in futuro sarà un ragazzo e poi un uomo dall'aspetto "normale" qualche parente dentro al proprio cuore potrà pensare che la crescita lo avrà peggiorato. Questo pensiero nascosto e in fin dei conti un po' colpevole potrebbe comunque proiettare una forma svalutativa inconscia verso Samu.

Mi è tornato in mente un bellissimo saggio di Ezio Ponzo, scienziato (e didatta) favoloso dalle nobili origini scientifiche (il padre era Mario).
Seondo Ponzo (e anche in base alle conclusioni di diverse ricerche degli anni Sessanta e Settanta) le aspettative degli adulti nei confronti dei bambini (delle loro capacità cognitive e logiche) tendono alla sottovalutazione prima dell'età scolastica e alla sopravvalutazione a partire dai 5-6 anni: "Giacomino cresce all'insegna delle ammirate sorprese dei famigliari (chi non conosce queste reazioni verso i bambini piccoli, anche quando fanno le cose più normali per la loro età?). Varcata la soglia della scuola, sullo sfondo di un nuovo pregiudizio di segno opposto" al bambino può succedere di incorrere nelle ire dei parenti per il semplice fatto di trovare difficoltà assolutamente normali nel compiere un compito scolastico particolarmente difficile.
L'analisi di Ponzo va a toccare non solo i pregiudizi ma, ancora prima, gli schemi di valutazione in base a cui gli adulti percepiscono e concepiscono i bambini. Le risultanze dimostravano (uso l'imperfetto perché la situazione attuale potrebbe essere mutata in quanto siamo in un contesto culturale diverso) che anche la prossimità con i bambini (maternità, professioni scolastiche) non restituiva un quadro migliore.
Interessante l'incrocio con la personalità degli adulti "valutatori": le personalità dogmatiche e autoritarie tendono a essere più "pessimiste".
Ovviamente, se queste sono distorsioni sistematiche, non è da sottovalutare il ruolo di "iper e ipovalutazioni [...] collegate collegate a vissuti personali ed esigenze situazionali".
Torno a ribadire la necessità di cogliere il neonato per quello che è, spingendosi oltre dovremmo tutti quanti fuggire dal rischio di considerare il bambino un "adulto non ancora maturo" e apprestarci a concepirlo per quello che è: un bambino.

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