sabato 2 agosto 2008

Ridere, ridere, ridere ancora!

Hey!!!
Samuele Yannick da qualche tempo ride. E' davvero uno spettacolo. Focalizza lo sguardo su qualcosa, sembra riconoscerlo e il semplice fatto di ritrovare una familiarità fa muovere un moto spontaneo di riso. La combinazione di sguardo e bocca mi incanta. Penso che porterò sempre con me l'immagine di Samu che, qualche sera fa, ha guardato i pupazzetti della sua sedia-culla, ha stretto leggermente le palpebre e ha letteralmente "riso sotto i baffi".

Cresce, ha superato con un po' di agitazione i vaccini (avrò occasione in futuro di tornare seriamente sulla questione) e inizia a "connettere" con le braccia e le mani. Se la competenza per portarsi le cose alla bocca l'ha da quando aveva 20 minuti di vita (il pediatra affermava di averlo visto ciuccaire il dito addirittura durante l'ecografia) un uso più consapevole è da sviluppare e perfezionare ancora. Si vede però che la cosa cresce e che come tutte le cose che crescono con costanza il cambiamento avviene e nemmeno te ne rendi conto.

Abbiamo fatto una "festa delle mamme" con gli amici più cari che hanno avuto figli negli ultimi mesi. Serata bellissima, i bambini hanno dimostrato una capacità di sincronia micidiale: piangeva uno e a ruota tutti lo seguivano, come se ne addormentavano un paio calava la "morfeitudine".

Qui dalle nostre parti la questione dei nidi è tragica. Si lavora, è necessario, mica abbiamo il nonno che ci ha lasciato la Fiat... Solo le domande eccedevano i posti disponibili di una percentuale vergognosa. In graduatoria siamo messi maluccio, si vedrà se la classifica verrà stravolta dai redditi. Boh?!?!!? Prendere contatto con i nidi privati è un casino, sembra che siano strutture iperverticistiche in cui se manca la titolare nessuno ha il permesso di dirti qualcosa. Normalmente chi lavora nei nidi è preparato, in Italia c'è una tradizione davvero ottima e gli appuntamenti presi in questi giorni lo confermano. Però i prezzi per gente normale sono davvero un salasso. Come cacchio si fa?
La soluzione suggestiva è quella dei micronidi. Ho la tentazione fortissima di provare ad aprirne uno. Ho cercato ma mi sembra di essere davvero nel medioevo. In Lombardia ci sono finanziamenti specifici (non ho trovato gli estremi di legge ma ho visto che la cosa è riportata da diverse fonti), da noi no, c'è un Comune confinante che assegna 2500 Euro a chi vuole aprirne uno. Bravi. Ma andate affanculo! 2500 Euro, è tutto tranne un aiuto (anche i micronidi hanno grosse spese iniziali). In pratica la situazione è tale per cui non potrà mai svilupparsi una seria progettualità professionale, finirà che queste strutture non avranno futuro, avranno solo la vita breve di una stagione. Il punto è sempre quello, un buon lavoro è frutto di professionalità e di sicurezza. Se manca la prospettiva di stabilità economica i micronidi non potranno avere un futuro se non quello di essere appannaggio di coniugi mantenuti o di studenti che più o meno incidentalmente possiedono una qualche qualifica abilitante. Magari saranno bravissimi ma non potranno costruire su quel lavoro una prospettiva, un progetto di vita.
L'idea di micronido è stimolante: un'abitazione che si trasforma in accoglienza e cura per i bambini, una struttura snella, flessibile e con genitori che hanno (spesso) la possibilità di scegliersi fra di loro. Bello, ho pensato di provare a farlo nell'appartemento dove vivevano i miei genitori, ho anche contattato un franchising per valutare la fattibilità (mica mi hanno mai risposto 'sti minchioni!) ma al momento la cosa non è fattibile. E' vero che i micronidi si avvalgono di un genitore che fa l'educatore, ma non è una regola. In ogni caso è una cosa che può permettersi chi vive in una nazione che ha uno stato sociale... non qui. Potrei farlo io (Paola sarebbe ideale perché l'ha nel sangue ma non possiede qualifiche) ma dopo sarei disoccupato. Peccato, penso che sarebbe bello poter campare accompagnando le persone nei primi passi della propria vita, tutto qui.
Altra cosa, stimolantissima, è la possibilità di unirsi (in 4-6 famiglie tradizionali e/o non) e "comprare" un educatore. Su questo debbo informarmi e fare qualche riflessione.

Domani partiamo per le vacanze, lo portiamo all'Isola d'Elba. Sono emozionato.

Sono sempre stato circondato da donne (anche il mio cane, Rasta, è femmina). Posso definirmi un beato fra le donne. Ma non sempre la convivenza è bella come l'accoppiamento (questa la potete rivendere!). Io sono sempre stato critico nei mie confronti, tentando di analizzare i comportamenti non politically correct. Ho sempre tentato -non si ascolti quello che diranno le mie ex anche sotto giuramento- di prendermi le mie responsabilità e la divisione pre-costituita dei ruoli mi è sempre parsa una grandissima minchiata che impediva di comunicare (mettere in comune) bene.
In momenti di particolare incomunicabilità ho addirittura letto Caludio Risé per avere un'ispirazione archetipica sullo specifico maschile... Va beh...
Avere un maschio mi ha aperto nuovi orizzonti. Mi ha fatto riscoprire la bellezza della mia identità di genere, la virilità come valore e non come forma di sopruso culturale. Samu mi ha reso un maschio nuovo e orgoglioso di esserlo. Una delle cose che -nella pazzariella dinamica della vita di coppia- asserisco spesso con orgoglio è ben rappresentata dalla frase "Paola, non puoi capire, sono cose da uomini" con cui mi congedo andando in giro col mio bambino ed elicitando lo stupore rassegnato della madre. E' fighissima questa cosa.

Bobby Soul e il suo "maschio #1" sono ben più di una canzone. Leggere questa intervista per credere.

2 commenti:

  1. ho capito perchè per i babbi avere un figlio maschio sia importante. è una cosa ancestrale..

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  2. Sì ma è tutto tranne "machismo", ed è proprio questo il bello :-)

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