giovedì 4 dicembre 2008

A sei mesi poco più far la cacca nel vasino...

Ciao!
Come ebbi modo di affermare alcuni mesi fa, il metodo senza pannolino è bello sì ma troppo impegnativo. Però che il bimbo cresce e dato che siamo più sicuri nello stare con lui e a far fronte alla quotidianità abbiamo iniziato, ha iniziato Paola un po' per gioco, un po' per curiosità e un po' perché sapeva che sarei stato felice di tornare la sera dal lavoro e trovare una notizia del genere.

Magia...!!!

Abbiamo continuato e in poche settimane Samu sta diventando un cacatore da vasino professionista. Incredibile, il metodo codificato da Laurie Boucke il cui libro è edito in Italia da AAM Terra Nuova sta dando dei frutti favolosi. Sono felicissimo di sapere che il vasino verde che avevo comprato in gravidanza non è il solito acquisto figlio dell'infatuazione ma è uno strumento utile che fa crescere il bambino ma (e vorrei poterlo sottolineare con un matitone) soprattutto la relazione fra genitori e piccoli.

La Boucke dichiara che ci vogliono "tempo, diligenza, pazienza e pratica" per seguire il metodo e ottenere che già a due anni il bimbo sia autonomo per i bisogni e non abbia necessità del pannolino. Almeno il tempo non ci manca e l'entusiasmo ci contagia e rafforza a ogni nuova cacata (poco poetico ma sincero).
Come accennavo il metodo rafforza la relazione perché è comunicativo (nel senso che riguarda uno schema stimolo-risposta) ed educa alla comunicazione reciproca: [il bambino lancia un segnale - il genitore deve coglierlo] / [il bambino ha un bisogno - il genitore deve far fronte al bisogno]. Queste esperienze rafforzano il neonato perché sono sostanzialmente un feedback positivo.
Avere un approccio sensibile alle necessità dell'evacuazione aiuta a cogliere meglio la dimensione umana e naturale del bambino; il rischio che tutti corriamo è di voler tappare/sublimare con un pannolino questo benedetto sistema di evacuazione rinunciando di fatto al ruolo di genitori/educatori. Si insegna a camminare, a parlare, a leggere, a salutare, ad andare in bici ma per la cacca aspettiamo passivamente che la natura faccia da sola, come se non ci riguardasse.
Ecco però che aprire gli occhi su questa dimensione può portare a una completa ristrutturazione del proprio modo di vedere: il bambino sta meglio se non è pieno di merda; il bambino non è un essere così insensibile e incapace di controllarsi; il bambino è consapevole di ciò che fa mentre evacua. Ignorare la sfera dell'evacuazione nascondendosi dietro a un pannolino rischia di essere la reificazione del distacco dalla realtà.

Il metodo Boucke prevede passi molto semplici: cogliere i segnali pre-evacuazione, intervenire, associare all'evacuazione su vaso un segnale (una parola, un suono o altro). Detto così può anche sembrare un'idiozia ma non lo è, per niente. La nostra esperienza è davvero felice, Samu ormai sembra quasi attendere fino a che può prima di fare la cacca, attende di essere messo sul vasino. Appena seduto dà libero sfogo ai bisogni; tutto questo avviene in assoluta e disarmante naturalezza.
È una meraviglia ogni volta, è una cosa che non finisce di stupirci. Anche i nonni si sono attrezzati e collaborano entusiasticamente.
Capitano ovviamente i falsi allarmi o le cacate nel pannolino ma è davvero tutta un'altra musica.

Il mondo visto stando in piedi

Nghè
Fatalmente la crescita ha portato un irrobustimento complessivo che adesso permette a Samu di "puntare i piedi" quando lo alziamo. Irrigidisce le gambe e tenta di stare in piedi. È molto forte, anche se quando è lassù e guarda il mondo dall'alto dei suoi 71 centimetri trema. Trema di agitazione, di vertigine, di gioia.
Non lo si può più lasciare solo da nessuna parte perché sta perfezionando la tecnica per girarsi su un fianco...

Altre cose accadute: sorride agli estranei, si mangia i piedi.

Vaccini e scuole di pensiero

Al richiamo del vaccino la dottoressa di turno aveva imposto di separare alcuni richiami, frazionando in due sessioni separate il trattamento. Dato che dopo il primo vaccino Samu non era stato affatto bene noi abbiamo apprezzato molto la premura. Poi però la pediatra ci ha detto che non era assolutamente il caso... Io tifo per la dottoressa dell'Asl anche se debbo (riba)dire che la nostra pediatra è "tosta".
In ogni caso adesso, con 7 mesi da compiere il 15 dicembre, Samuele è sanissimo e allegro. A me sembra eccessivo il carico di integratori che ci hanno prescritto: ferro, fluoro, altre vitamine. La domanda banale è la solita: ma come ha fatto l'umanità ad arrivare fin qui senza le premure delle case farmaceutiche? La domanda è banale ma riflettere sulla risposta apre un mondo di considerazioni complesse e sfumate. In generale rìbadisco l'avversione di fondo verso l'artificialità delle cose: possibile che fra latte e pappine (da fine ottobre abbiamo iniziato lo svezzamento causa ritorno al lavoro) non si possa avere una alimentazione equilibrata? Non sono medico ma a naso credo che la "farmacizzazione" sia un eccesso puramente commerciale. Peccato. Nessuno dice che queste cose non facciano bene, però... Bah... Sarà bene che mi faccia una cultura!

Si torna "al pezzo"!

Controluce
In questi mesi siamo arrivati alle soglie dell'inverno attraverso alcune tappe fondamentali, su tutte la riorganizzazione della vita dovuta al fatto che Paola è rientrata al lavoro. Di buona lena i nonni si sono organizzati per darci una mano e a settimane alterne Samuele sta con quelli di Lucca e quelli di Genova (che si fanno quindicinalmente una gita in Toscana).
Essere messi da soli di fronte a un qualsiasi fatto da gestire in autonomia mette in moto le risorse, l'istinto e l'esperienza di una persona. Per i nonni è così. Dover "gestire" il nipotino dalle 8:30 alle 16:30 senza la presenza-controllo mia o di Paola è un modo per crescere, riattivare vecchie parti di sé, trovare un modo individuale di entrare in contatto con lui.
È bello vedere il modo in cui la tua (di padre ma anche di madre) non-presenza finisce per farti perdere il controllo delle cose, è bello lasciarsi andare e consentire agli altri di fare "a modo loro". Non so.... Io lo vivo come un distacco dal rischio della dipendenza, dell'autoproclamazione profetica che è pericolo per molti: "Solo io lo capisco, solo con me si calma, solo se ci sono io sta bene, solo io so come trattarlo, solo io so come fare le cose nel modo giusto".
Essere costretto a lasciare Samu ai nonni, in questi mesi, mi ha regalato la possibilità - pur in linee e confini chiari stabiliti da me e da Paola - di farmi da parte, veder crescere il rapporto fra nonni e nipote e imparare, sì: imparare.

Il tempo di latenza...

No, non si è morti se si tace da un po' di tempo. Magari si sta semplicemente vivendo la vita e tempo ed energie per una condivisione di logos vengono meno. Magari mentre si assapora la vita si è nientemeno cogitabondi e si progetta, magari, semplicemente, si fa altro.
Credo che -in generale- sia del tutto sano il tempo di latenza: il tempo in cui non si agisce, non si cura, non si fa. E' il tempo in cui le cose maturano per tornare a nuova vita poi, magari migliori. No, non ha a che vedere con la crisi, non è crisi. E' pura latenza, perché i semi per dare frutto debbono poter afferrare e maturare sotto terra.
In questi mesi paterpuer è stato un pensiero fisso ma c'era bisogno che le parole non uscissero e che le energie fossero impegnate a succhiare la vita.
Il giornale esce tutti i giorni, qui no. È altro. Un diario è roba da collezionismo, qui è tentativo di comunicazione, cioè di messa in comune; la regolarità fa al caso di altri.
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