martedì 20 gennaio 2009

Condividere il sonno

Senza altro al mondo
Si è a lungo dibattuto, in psicologia e in fisiologia (oltre che in filosofia), su quali siano i requisiti dello stato cosciente. Dibattito fecondo e interessantissimo che qui sorvoliamo.
Mi interessa il sonno. Problema, spesso, dei genitori e/o dei figli.
Il sonno nell'uomo è suddiviso convenzionalmente in "lento" (NREM o ortodosso) e "rapido" (REM o paradosso). Il sonno NREM è suddiviso in quattro sottofasi. La dinamica del sonno è ciclica, i cicli durano dai 60 ai 90 minuti e hanno una struttura che inizia con il sonno lento e termina con il sonno rapido. Nel corso del riposo notturno l'organizzazione interna di ciscun ciclo varia: si inizia con percentuali elevate di sonno lento e si termina con stati di prevalente sonno rapido.
I neonati presentano alte quantità di sonno rapido fino a circa 9 mesi di vita, progressivamente diminuisce la quantità di sonno REM durante il sonno diurno. Seppur con notevoli variazioni individuali si può affermare che i neonati dormano dalle 12 alle 14 ore al dì. I motivi del risveglio sono legati soprattutto alla fame o al sopraggiungere di stimoli dolorosi; differentemente dagli adulti i bambini molto piccoli hanno una soglia di sensibilità al rumore, durante il sonno, piuttosto alta.
Il periodo più delicato per l'acquisizione dei corretti ritmi di sonno/veglia è il primo anno di età. Nel primo anno infatti si opera una ristrutturazione completa degli stadi del sonno (come già detto diminuisce la percentuale di sono REM) e dei ritmi complessivi. Si tratta di un processo naturale, evolutivo, che non è influenzato in maniera decisiva dall'alimentazione o dall'organizzazione complessiva della vita familiare.
Si usa il termine "circadiano" per indicare l'unità di 24 ore in cui si misura l'insorgenza dei cicli di sonno. L'organizzazione delle fasi del sonno negli adulti è "monofasica", non esiste un'età precisa in cui il bambino conquista la fase unica, mentre dai 12 ai 48 mesi si passa gradualmente da 3 a 2 fasi di sonno.
Sarebbe interessante "aprire una finestra" sul perché il sonno è fondamentale nella vita di una persona ma questo blog parla di altro.
Il sonno, dicevamo all'inizio, rappresenta spesso un problema. Se è vero che l'organizzazione della vita familiare non influenza i ritmi di crescita naturali, è vero però che è necessario fare attenzione alla qualità del sonno e al rispetto della stanchezza per i bambini. Sin dall'inizio della vita infatti le necessità del lavoro, gli impegni mondani e le abitudini "da single" dei neogenitori possono confliggere con le necessità naturali del dormire.
Ma perché il sonno è un problema? Una questione di distorsioni!
Una delle distorsioni più comuni è pensare che il bambino debba essere educato sian dai primi mesi di vita a dormire come un adulto: in camera da solo e per tutta la notte!
Che il bambino si svegli più volte durante la notte è normale, il fatto è che per noi un bambino normale diventa un bambino con sonno problematico perché siamo convinti che i neonati debbano dormire come gli adulti. "I frequenti risvegli notturni proteggono il piccolo dai pericoli, quali un improvviso momento di apnea, e gli consentono di soddisfare gli stimoli della fame" precisa Elena Balsamo.
Per ciò che riguarda le condizioni del sonno, posso consigliare vivamente il co-sleeping, il dormire assieme nella stessa stanza e a volte nel lettone. Il luogo ideale per dormire, per il piccolo, è un posto avvolgente, vicino alla mamma e al papà, così vicino che può bastare allungare un braccio per potersi tenere in contatto. In fin dei conti andare verso il sonno è andare verso l'ignoto e - soprattutto - a quell'età si ha bisogno di sapere che la mamma c'è ed è lì. Fra l'altro i cicli di madre e piccolo, grazie al co-sleeping, tendono a sincronizzarsi (con notevoli vantaggi a livello di riposo per le mamme che allattano: madre e piccolo tenderanno a svegliarsi nelle stesse fasi), stessa cosa vale per il ritmo del respiro. Secondo alcune fonti le madri che dormono con i piccoli inducono frequenti microrisvegli, prevenendo di fatto il rischio di morte in culla (esiste in realtà anche una letteratura di segno opposto, che fa capo all'Accademia dei Pediatri Americani).
Le controindicazioni sono, al di là di casi soggettivi particolari, soprattutto relative al non far dormire i neonati nello stesso letto con adulti che non siano la madre. Anche noi padri dobbiamo prestare un po' di attenzione.
Io con Samuele dormo benissimo e sono sicuro. Per me è stata una conquista, ma capisco bene che chi non si sente sicuro debba fare le cose per gradi quando si tratta di portare il bimbo nel lettone.
Viene voglia di fare una riflessione socioculturale sull'affettività e sul senso di isolamento ma preferisco terminare qui pregando tutti di riflettere e magari condividere le esperienze.

2 commenti:

  1. Ciao papà blogger,

    sono Marianna di Blogmamma.it, il web magazine a misura di mamma.

    Ho visitato il tuo blog che mi è piaciuto parecchio, tanto da segnalarlo all'interno del nostro Speciale dal titolo "I nuovi papà", in cui si parla, tra l'altro, dei papà blogger. Il tuo blog è stato linkato tra i nostri preferiti.

    Vieni a visitarci, lascia un commento e, se ti va, linkaci nel tuo blogroll: a noi farebbe molto piacere!

    Ciao! Marianna

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  2. Davvero grazie. La cosa mi onora molto.

    Ho prontamente linkato Blogmamma.it.

    Ciao.

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