giovedì 12 febbraio 2009

Fammi crescere i denti davanti...

In questo periodo in cui Samu ha un po' di raffreddore e ci domandiamo tutti se questi benedettissimi dentini prima o poi spunteranno, si sprecano le leggende metropolitane. Si sente dire in giro che ci sono bambini a cui sono spuntati 12 denti simultaneamente (non so dire se in questo caso il numero 12, che è sacro e potente, abbia un qualche ruolo simbolico) o di bimbi che fino a due anni non hanno praticamente mostrato segni di dentizione.
Insomma, la narrazione mitica, con tutti i suoi colori ci viene incontro ancora una volta mettendo in chiaro i nostri timori. Dentro di me immaginavo, segretamente, la disgrazia: un bimbo completamente sdentato, un futuro adulto fatto solamente di gengive. Oppure ancora mi immaginavo, sempre in segreto ma con orgoglio di papà, un figlio che d'improvviso avrebbe sfoderato un sorriso Durbans memorabile. Sì, grazie al cielo c'è il raccontare che ci mette in contatto con parti di noi stessi con cui altrimenti non potremmo nemmen dialogare.

Certo però che la questione denti/bocca è particolare, mi sono reimbarcato in un piccolo viaggio che iniziò per caso nel 2007, poco prima di concepire Samuele. Un viaggio nella psicodonzia.

Già nel 1957 il termine psicodonzia veniva coniato e presentato al mondo scientifico da Bruno Acht, a indicare "l'intero problema dei rapporti reversibili e non reversibili tra l'equilibrio psichico e la masticazione". All'epoca la disciplina veniva presentata come essenziale nel campo dell'odonto-stomatologia, a differenza di quanto si poteva (e potrebbe) pensare non riguardava solo la gestione psicologica del paziente (la paura del dentista) quanto la complessa sfera psicologica e simbolica di cui la bocca costituisce sia l'origine che il terminale.
La psicodonzia invece indaga e tratta (per esempio) delle intime ragioni legate all'odontofobia, considerando affezioni, disfunzioni e patologie varie della bocca (e ovviamente dei denti) alla stregua di sintomi psicosomatici. Ora, al di là di una sorta di odontodeterminismo, io credo che una disciplina del genere andrebbe rivalutata. L'approccio al bruxismo per esempio, che nega la semplice rimozione del sintomo per tentare di allentare la tesnione emotiva di cui è il prodotto. Resta valido il principio della bioenergetica (che in buona sostanza va a lavorare sul sintomo somatico) ma, ripeto, sento un po' la mancanza di questo approccio.

Come spesso capita - in particolar modo in tempi d'infatuazione post new age - c'è forse anche chi esagera e costruisce una psicologia dei denti che individua in questo dente la personalità dell'idividuo, in quest'altro le sue paure, in questa affezione i suoi desideri repressi o in quest'altra ancora le sue vite precedenti.

Esiste anche un'odontolistica, vale a dire l'approccio globale alle questioni dei denti e della bocca. Qui si prende a piene mani dalle discipline non convenzionali e si usa il test EAV del medico tedesco Voll. Di quest'ultimo vale la pena segnalare la "mappa di correlazione bio-energetica denti-organi".

Non manca nemmeno la medicina vibrazionale che sfrutta i fiori di Bach.

Alla fine del viaggio non ho ancora chiaro come interpretare il fatto che a Samu non sono ancora spuntati dentini (in realtà è tutto ok, fa parte delle differenze individuali), ho scoperto però che il mio digrignare i denti di notte è collegato all'aggressività primordiale, è come se di notte tornassi un cavernicolo.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...