venerdì 6 febbraio 2009

Ho mangiato il mio papà

Come spesso accade i passi avanti arrivano dopo una serie di "accenni" dilazionati nel tempo. Samuele Yannick un paio di mesi fa aveva cominciato, saltuariamente, a "mordere" (tuttora non ha i denti) il mento di Paola. Poi più niente.
Stesso discorso vale per i braccioli del seggiolone.
Poi improvvisamente questo comportamento è riesploso da un paio di giorni e sembra aver assunto una funzione ludica: non solo "morde" ma gioca a vocalizzare e si diverte un mondo. Già da tempo avevo preso a giocare con la sua bocca mettendo e togliendo la mano quando urlava (alla maniera degli indiani dei film) creando momenti di vero divertimento in cui Samu sorrideva come un matto.
L'altra sera mi ha letteralmente mangiato.

Samuele ha quasi nove mesi ed è nel pieno di quella che Piaget classifica come fase 4 dello stadio senso motorio; la fase si caratterizza per la maturazione della distinzione fra mezzi e fini. La fase in cui si iniziano a spostare gli oggetti con lo scopo di afferrarne altri che stanno dietro o in cui iniziano i gesti ostensivi. Gradualmente inizia a seguire e memorizzare gli oggetti che butta per terra, li dimentica sempre meno anche se sono fuori dalla portata dello sguardo.

Non gattona ancora, del resto le variabili individuali sono tante. È comunque - e qui entro in modalità "consiglio" - utile non far mancare la motivazione per gattonare, l'ambiente ideale per un bambino in questa fase è un pavimento con un panno (oppure un tappeto) morbido e dei cuscini intorno. Il tema delle motivazioni è delicato, è consigliabile lasciare spazio attorno al bambino perché possa muoversi ed essere stimolato ad agire (per esmpio gattonare per raggiungere un oggetto) e questo schema deve valere anche per la scelta dei giocattoli: "giocattoli complicati, che magari funzionano da soli o che dopo un breve tocco iniziano a produrre suoni, si muovono o si illuminano, inibiscono l'iniziativa propria. Attraverso colore, luccichio, suoni e movimento tali oggetti attirano l'attenzione su se stessi più a lungo e con più intensità, di quanto il bambino avrebbe interesse da se stesso. Esigono troppo dalla sua capacità di ricevere e gli tolgono la possibilità di decidere da solo i tempi del gioco" [M. Aly]. Ora, io posso anche essere meno drastico ma sinceramente mi trovo a concordare quasi al 100%. Allora via con la fantasia: ogni oggetto di casa diventa un gioco strepitoso.
Altro tema che lega gattonamento ed esplorazione orale è l'igiene, ovvero la paura che il bambino possa prendersi malattie o infezioni portando alla bocca oggetti non proprio puliti. Per rispondere riprendo un intervento di Tiziana Candusso che in parole semplici spiega perché non bisogna avere timori: "dal punto di vista igienico una casa con una pulizia ben curata è più che sufficiente ad evitargli le malattie. Tutto sommato, poi, si mettono in atto anche i meccanismi della conoscenza immunologica per cui l'organismo, all'introduzione di sostanze estranee (antigeni), risponde con le difese (anticorpi)".

Mi rendo conto che ogni mia lieve stanchezza è un punto in più per il rincoglionimento di mio figlio, davvero penso che i giocattoli psichedelici, la tv e tutti i surrogati della semplicità siano uno straordinario misuratore della mia capacità di essere padre. Se "non ci sono con la testa" allora ecco che un bel giocattolone che suona e luccica tiene occupato mio figlio. La stanchezza è umana ma per fare il papà c'è bisogno che io la superi, c'è bisogno di me dalle parti di mio figlio, esserci significa sperimentare quella bellissima semplicità che mi fa guardare l'orologio solo a tarda sera e solo dopo gli sbagigli di Samuele, che mi fa scoprire che abbiamo passato una serata a divertirci con niente e a giocare insieme.
Forse la tecnologia (e il marketing) ci mette di fronte a noi stessi: siamo noi che dobbiamo diventare più interessanti dei giochi, del trastullo e della tv che non muore mai (anche quando la spegni).

2 commenti:

  1. Grandissimo post, complimenti per la lucidità e il senso di consapevolezza che emani. I miei sono più grandicelli ma dici cose che sono utili (e giuste!) anche per me. Ciao!

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