martedì 23 giugno 2009

Mangiare, che bella cosa!

Serie Kitchen #2
Vedere le reazioni di mio figlio di fronte a un cibo (che lui sa essere) buono mi fa capire come noi essere umani siamo “corazzati”. Il suo corpo parla, i suoi occhi e il suo sorriso parlano, è come se fosse “nudo” di fronte al piacere del cibo. Noi adulti nascondiamo questo moto spontaneo di gioia dietro convenzioni e comportamenti stereotipati. Sappiam tutti bene come sia utile (a livello di specie) avere la possibilità di mascherarsi, ma un po' di spontaneità in più non potrebbe che farci bene. Noi ritualizziamo le reazioni di gioia verso il cibo, sin da piccoli veniamo abituati a battere le mani o a pronunciare frasi come “Viva la pappaaaa!” che si trasformano nel corso degli anni in espressioni sempre più eleganti ma sempre più distaccate. Però il piacere del gusto è più forte di tutto e alcuni di noi per contenere la gioia trabordante, per controllarla, diventano speculatori: ragionano del cibo, lo classificano, lo decompongono in frasi e gesti sempre più codificati ma legati a un registro linguistico assolutamente suggestivo e oltremisura onirico (sfido chiunque a trovare “echi di legno d'oriente” nell'aroma di un vino: quale legno? Quale oriente? Quanto è diverso l'eco dalla traccia?).

Ancora una volta il piccolino mi riporta al fatto che siamo animali. E anche belli da vedere, perdiana!

Cibo e bambini, neonati in questo caso, è una diade che spesso si carica di tinte fiammeggianti: si narra di lotte all'ultimo sangue per far ingurgitare un pezzettino di pasta al neonato, girano leggende su bimbi che non hanno mai mangiato sino ai tre anni di età, è comunque esperienza comune avere assistito alle bizze più frenetiche di qualche infante all'ora della pappa.

Non me la sento di dare consigli, richiamo però al fatto che il cibo, il mangiare è un qualcosa che ha fortissimi connotati simbolici. Mangiare è altro oltre al nutrirsi, anche per molti animali: si dice che alcuni cani si siano lasciati morire rifiutando il cibo dopo la perdita del padrone (non so se sia vero ma mi sembra plausibile). Ciò che voglio dire è che il contesto, l'humus familiare, la comunicazione intradomestica, sono elementi che possono influire in modo determinante sul rapporto con il cibo. Non dimentichiamo poi che per i bimbi la maniera migliore per fare le cose è giocare, costruire una storia attorno ai gesti. Noi adulti troppo spesso lo dimentichiamo.

Samu mangia bene, è tranquillo e - grazie al cielo - non è mai stato un “bimbo problematico”. Nella sua prima notte è rimasto attaccato al seno di Paola per 4 ore...
Eppure qualche problemino non è mancato. Io sono (lo dico a beneficio di chi non avesse letto i post precedenti e neppure il profilo) vegetariano dal lontano 1990. Spero che mio figlio decida di alimentarsi senza uccidere ma sarà una scelta sua, chi è vegetariano sa bene come sia importante poter scegliere. Io per parte mia gli fornirò un ambiente in cui poter apprezzare sia il cibo vegetariano sia l'attenzione verso il diritto altrui alla vita.
C'è stato un periodo in cui Samuele si svegliava di notte affamatissimo, urlava e si calmava solo con la poppata. Di concerto con la pediatra abbiamo aumentato le dosi di pranzo e cena e il problema è svanito, sonni tranquilli per tutti. Alcune volte però rifiuta le cena, se a pranzo va sempre tutto liscio a cena capita che inizi a mangiare e dopo un paio di cucchiai rifiuti nettamente di proseguire. A questo punto serve un pezzettino di pane o una pausa. Avendo un bimbo che ci ha sempre dimostrato appetito, all'inizio ci siamo un po' preoccupati ma poi osservando bene i suoi comportamenti siamo giunti a mettere a punto una strategia che pare vincente.
Sembra che Samuele non ami il monopasto, ha bisogno di varietà. Ama i cibi rossi. Stiamo sviluppando una serie di menù a piccole portate, piattini o ciotoline singole da cui si possa prendere qua e là. Samu ama le zucchine cotte al vapore, ama le carote, odia lo stracchino, ama la ricotta, adora il seitan. La cena di ieri per esempio era: passato di carote e zucca (ciotolina con cibo arancio), pomodorini (ciotolina con cibo rosso), seitan (marrone), pastina degli gnomi con parmigiano e carne (mista, a proposito... la mamma non è vegetariana...), carote e zucchine al vapore (verde-arancio), susine (giallo). Immancabile un po' di pane, of course.
Tante piccole porzioni con cui poter alternare il boccone sembra che combattano la noia e la sporadica inappetenza. Si aggiunga che, sempre di concerto con la pediatra, alcune volte mettiamo un pizzico di sale (quello della Camargue è particolarmente pregiato e delicato). In linea di principio stiamo tentando di cucinare per noi cose che possano andar bene anche per lui (io però adoro i peperoncini e delle volte mi faccio un piatto a parte).

Interessante notare come, al riguardo del cibo, esitano scuole di pensiero completamente diverse fra di loro: da quelli che non introducono cibi masticabili fino allo spuntare di un bel po' di denti a quelli che lasciano libero accesso a tutti i cibi degli adulti fino a coloro che stanno attentissimi a non introdurre neanche infinitesime tracce di cibi potenzialmente allergenici.

La rete è come al solito un buon punto per documentarsi ma soprattutto per studiare le esperienze degli altri. Navigando qua e là segnalo: come fare gli omogeneizzati in casa, ricette divise per età, i bellissimi piatti di Blogmamma, il libro “un mondo di pappe”, i principali alimenti per l'infanzia (segnalato anche dall'arrembante Canneori Family), le discussioni pappesche su Mammanatura, quella straordinaria risorsa che è Biocontessa e i biscotti per bimbi con pochi dentini. Segnalo anche questo specchio riassuntivo Made In Svizzera, qui si sfonda decisamente la barriera delle allergie: tuorlo d'uovo dopo i sette mesi e fragole dai dieci in poi... Dai 36 mesi in là “il bambino passerà progressivamente alla tavola famigliare, rispettando le regole seguenti:
  • salare i piatti usando unicamente sale iodato e fluorato, in quantità esigue
  • evitare i piatti speziati
  • evitare i piatti e le bevande troppo zuccherate
  • mantenere l'equivalente di 500 ml di latte adattato al giorno: latte adattato (latte di proseguimento, latte di crescita), latticini adattati, yogurt senza coloranti né aromi (ad eccezione di vaniglia e vanillina), formaggio semigrasso
  • evitare i coloranti e gli aromi (esclusa la vaniglia e la vanillina)”

Da più parti le allergie sono indicate come portato della eccessiva igiene, su questo torno di nuovo a dire di fare attenzione: i bimbi non devono vivere in un ambiente sterile ma in un ambiente naturale.

Sempre al centro della discussione il microonde. Secondo alcune voci è dannoso e si scongiura di non usarlo per scaldare il latte. In realtà esiste una ricerca del 1992 pubblicata sulla rivista Pediatrics il cui abstract si conclude con le seguenti parole: “Microwaving appears to be contraindicated at high temperatures, and questions regarding its safety exist even at low temperatures”. Si tratta quindi di pericolo per alte temperature (la ricerca parla di 72-98 gradi centigradi) perché si rischia di eliminare fattori anti infettivi. Pur permanendo perplessità pare francamente esagerato il rischio di “tumore da latte riscaldato al microonde”.
Usiamo il fornetto malefico solo quando è strettamente necessario, teniamo i bimbi a debita distanza, stacchiamo la spina quando non lo si usa ma per il resto direi di non esagerare con allarmi che non sono ben sostanziati (il dottor Hans-Urich Hertel avrebbe validato una teoria cono soli otto casi analizzati!). Un buon articolo mi pare questo, che fra l'altro ci ricorda che le microonde non permangono nei cibi una volta spento il forno. Noi scaldiamo il latte con il microonde e non siamo certo una famiglia insensibile agli allarmi-salute!

Il pericolo serio è casomai quello delle ustioni, data la particolare dinamica del riscaldamento dei cibi nel microonde.

3 commenti:

  1. Me lo sono proprio goduto questo post. Completo, equilibrato, saggio. Senza allarmi, senza enfasi fuori luogo, con buoni, semplici consigli.
    "Noi" abbiamo, per fortuna alle spalle, una "storia" di discreta inappetenza e di molta elaborazione da parte mia per superarne le implicazioni psicologiche... ovviamente non quelle di mio figlio, ma le mie! Oggi lo riconosco.
    Le ciotoline con i cibi colorate mi sono piaciute da matti.

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  2. Wow!

    Cosa aggiungere se non un sorriso? :-D

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  3. Vorrei ricordare che nella scienza per quanto servano prove per avvalorare una tesi, basta un solo dato che la screditi e la nostra tesi crolla. Nella scienza non esiste democrazia! Con questo voglio dire che se in otto persone è stato rilevato qualcosa di strano dopo l'uso del microonde, questo dovrebbe quantomeno far sorgere un ragionevole dubbio sulle faccenda!

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