martedì 16 giugno 2009

Mio figlio parla col fax, forse sono prove di un fututro migliore?

Wild horse
Scollinato anche il tredicesimo mese di esistenza Samuele Yannick si è deciso ad abbandonare quasi del tutto il gattonamento. Venerdì scorso ha deciso che era giunto il momento di camminare e basta. Incredibile come - pare - gli sia scattato qualche cosa proprio nella testa per cui "Ora solo in piedi".

Nei mesi scorsi ha iniziato a emettere dei suoni in tutto e per tutto simili a quelli che fa il fax. Quando provo a parlare con lui in quello stile mi risponde, a volte ride e io mi domando che cosa mai avrò detto nel linguaggio del fax..

Si fa capire, si fa capire e come il passerotto! Indica lo stereo e vuole che venga acceso, prende le chiavi, si avvicina alla porta e chiede di uscire... Come dice la nonna di Genova "parlerà tardissimo perché si fa capire troppo bene anche senza parole".

È davvero un periodo meraviglioso questo, la primavera è sbocciata, si sta bene fuori anche la sera e domenica scorsa abbiam deciso di portarlo al mare. Meraviglia delle meraviglie il bagnasciuga è diventato il suo regno: seduto come un principino con secchiello e paletta ha passato tantissimo tempo a giocare.

Sabato sera invece ci ha presi per mano e ci ha portati in direzione pianerottolo, indicando e vocalizzando verso la porta. Morale della favola, alle 22:30 abbiam deciso di farlo uscire e passaggiare nell'ameno (si fa per dire) quartiere di Sampierdarena. Una passeggiata che mi ha fatto rendere conto di come, solo nel giro di 4 anni la zona sia cambiata. Nonostante tutto è un quartiere tranquillo (nonostante qualche furtarello e qualche baby-gang) però la morfologia, l'aspetto delle strade, l'atmosfera che si respira è diversa, è cambiata rapidissimamente. I segni dell'emarginazione si vedono.
Ho conosciuto Sampierdarena nel 2003 e l'ho vissuta (andando e tornando da Lucca) anche nelle ore notturne; nella nostra zona mi sentivo sicuro, c'era sempre in strada una variopinta popolazione sudamericana (in maggioranza dall'Ecuador) che animava le strade e le rendeva vive. Era affascinante.
Sabato scorso 3 volanti della polizia sono intervenute perché la zona adesso è popolata da persone fuori da tutto: niente protezione sociale, niente sicurezze, niente diritti, niente limiti al dolore e (conseguentemente) niente limiti all'alcol. Non si tratta di delinquenza, si tratta di emarginazione. È cambiata la popolazione, vero, non è più solamente una "succursale dell'Ecuador", ma non è che sia questa la differenza, non che che l'arrivo di persone dal Marocco o dall'Albania sia la causa dei problemi; è che è sbarcato il disagio, questo è il problema.

Perché dire queste cose sul mio blog che parla di paternità? Perché oltre alla passeggiata di sabato, giusto ieri ho sentito gente che paludiva alle "ronde nere", persone (anche di buona istruzione) che dichiaravano come illegittima la libera circolazione degli esseri umani. Perché mi rendo conto di come sia cambiato il contesto culturale in cui siamo immersi, perché non ne posso davvero più di sentire i lucchesi che asseriscono di vivere in una città pericolosa, perché so che mio figlio crescerà (fortunatamente) in asili e scuole dai mille colori e dalle mille lingue, ma si troverà a vivere un mondo adulto in cui sarà normale pensare che si possa impedire a un essere umano di avere quei diritti (siamo ai fondamenti della civiltà occidentale per chi non lo sapesse) inviolabili che lo rendono degno di esercitare la propria individualità con la motivazione che... Beh, sì, ma qual è la motivazione? Io sinceramente non ne trovo una, ammesso che il rincoglionimento di una mezza nazione non possa assurgere al ruolo di argomento.

Ho deciso di parlare di queste cose (e mi fermo qui, alle mie impressioni perché non è interessante in questo spazio parlare di dinamiche del pregiudizio) perché come papà di una persona mi spaventa molto il bisogno di punizione, di isolamento, di sottomissione, di violenza, di anestesia che trovo come naturale portato di una frase come "In Spagna gli sparano, non capisco perché qui da noi gli si permette di fare tutto, dove lavoro io ho paura a uscire anche dall'ufficio" pronunciata da un maschio bianco terntenne con studi superiori alle spalle, carriera "in coppa" e vita in una zona d'Italia fra le più tranquille in assoluto.

Allora nella mia fantasia, quando parlo "via fax" con Samuele, mi immagino che lui stia inviando fax a tutti i bambini del mondo per decidere con loro un futuro più "normale", più umano. Magari lui sta dicendo agli altri bimbi che chi sta male va ascoltato, che forse non è solo un problema di delinquenza, magari i nostri bambini si stanno già mettendo insieme per fare qualcosa; tanto sono soli in casa perché i loro genitori sono a fare le ronde...

2 commenti:

  1. grazie per questo post bello e commovente!
    credo che la mia piccola aicha abbia ricevuto il "fax" di samuele perché all'improvviso ha cominciato ad emettere strani versi...
    spero che abbia ragione tu, prove per un futuro migliore

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  2. Sììììì!!!

    Aicha e tutti i nostri bimbi forse cambieranno davvero qualcosa!

    Saluti :-)

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