lunedì 13 luglio 2009

Alcolici bambini

Il commento di Desian al post sullo sviluppo del linguaggio mi stimola. Mi stimola e mi affascina il mondo della "sapienza popolare", corroborato spesso dalla scienza ufficiale, anche se dopo secoli.

Nel posto dove sono tornato ad abitare nel 2000, un paesino da cui proviene la mia famiglia, sia paterna che (in parte) materna, ormai gli anziani quelli storici, stanno scomparendo. Tutti.

Ricordo però molti dei loro racconti, spesso non strutturati ma spontanei e sotto forma di aneddoti.

Patrimonio comune di quasi tutti gli anziani era l'essersi ubriacati, da piccoli, col "vino di strizzo", la prima spremitura, il vino ultranovello.

Ovviamente sono qui a deprecare la somministrazione di alcolici ai bambini, però constato come quella società semplice e poverissima, avesse trovato un rapporto sano con quell'elemento che accompagna l'uomo da tempo immemore: l'alcol.

A differenza di noi contemporanei, che vietiamo tutto e conseguentemente facciamo crescere sia il gusto del proibito sia la disabitudine a padroneggiare le cose della vita, loro avevano fatto in modo di allestire uno spazio protetto in cui i bambini potessero iniziare a prendere confidenza con quella bestia imprevedibile che è l'alcol. I bambini diventavano ragazzi e poi uomini imparando a gestire l'alcol passo-passo. Da adulti e ancor prima da adolescenti erano in grado di padroneggiarlo molto meglio di quanto noi si riesca a fare adesso. Gli alcolizzati cronici c'erano anche allora ma quella società era in grado di proteggere il percorso di crescita delle persone in maniera molto efficace.

Assisto, come tutti, alle ubriacature devastanti di adolescenti che toccano l'alcol da soli, senza protezione e si schiantano con lo scooter, assisto ai disastri provocati dall'ebbrezza di trentenni al volante. Constato che se fossimo un po' più semplici, come società, riusciremmo a evitare parte (e sottolineo parte) di queste tragedie. Sicuramente potremmo evitare un rapporto così assurdo con l'alcol e in generale con i mezzi di "evasione".

Quella società a suo modo ci era riuscita. Una società tenerissima che per evitare ai bambini di temere il buio era solita dire ai bimbi: "Ma guarda che se tu hai paura della notte anche gli altri, anche i malintenzionati hanno paura. Cammina pure che non c'è nessuno che possa farti male".

2 commenti:

  1. Non saranno certo i proibizionismi a fermare le stragi o i comportamenti violenti o irresponsabili, ma un cambiamento di mentalità ed l’assunzione di reali responsabilità per i propri gesti. Oggi si tende infatti sempre a dare la colpa a terzi senza mai fare un po’ di autocritica costruttiva.
    Anche nella mia cerchia di conoscenze vedo molto spesso giovani che vengono lasciati a crescere da soli perché i genitori (a) non hanno la capacità/voglia di assistere i propri figli durante le fasi critiche del loro sviluppo di crescita psicologico (in fondo sono solo “rogne”…) o (b) vivono nella convinzione che far affrontare autonomamente ai propri figli le esperienze della vita, negative o positive che siano, possa formare il loro carattere. In entrambi i casi manca sempre la componente "guida".
    Così i figli si trovano senza principi sociali, senza rispetto per se stessi e tanto meno per gli altri. L’unico motivo di vita resta lo svago, soprattutto sotto forma di autodistruzione (alcool, fumo, droghe, l’alta velocità, ecc). Essere COOL e non accettare sconfitte è l’unico obiettivo a cui tendono spesso molti giovani.
    Come dice qualcuno con un sorriso mefistofelico, anche “io non sono un santo”: da giovane ho bevuto, ho fumato, sono stato accarezzato dalla tentazione di accogliere molte sfide, ma ho sempre trovato il limite invalicabile e soprattutto, oltre a quelle opzioni, non ho trovato l’oblio, il nulla come molti invece trovano oggi, ma alternative diverse, forse meno trendy, forse meno IN, ma sicuramente più personalizzate che mi hanno permesso di scegliere, di valutare.
    Proibire l’uso dell’alcol non farà certo comprendere l’uso errato, ma aprirà nuovi canali di tentazione per eludere un’altra regola…e questo ma sicuramente ancora più figo!
    PS: il tuo blog mi appassiona e stimola come pochi. Sei grande!!

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  2. Grazie :-)

    Ripenso spesso ai miei anni e capisco che ci è mancato poco...

    Più invecchio però e più mi rendo conto che non è vero che ci è mancato poco. Ho rischiato spesso di farmi male ma sinceramente non ho mai rischiato la patologia da dipendenza. Ho bevuto tanto ma con gioia, non per anestesia.

    Sono terrorizzato al solo pensiero che Samu possa rischiare quello che ho rischiato io, dovrò stargli vicino e rendermi conto di quando sarà il momento di tacere. In ogni caso io e mio figlio brinderemo assieme alla vita; non appena sarà possibile.

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