lunedì 13 luglio 2009

La prima parola: bau

What are u doing with that flash!?!?!
Ufficialmente Samuelino ha iniziato a produrre parole. Nei mesi scorsi (e già da parecchi mesi) le lallazioni e i suoni simili a "mamma" hanno spesso riempito la nostra casa. Da pochi giorni però la musica è cambiata. Samuele dice "bau" riferito a Rasta (il mio cane) o Pulce (il cane di Paola) e a qualsiasi altro cagnolotto o cagnolino che gli si pari nella visuale. Si tratta di una parola intenzionale con un significato referenziale. Chiaramente è una parola onomatopeica, il processo di associazione è iniziato verosimilmente per imitazione dell'abbaiare, per poi trasferirsi sul piano semantico. È stato emozionante constatare come Samu abbia iniziato a parlare, non ci credevo, facevo mille verifiche e alla fine l'ho abbracciato colmo di lacrimoni per questa meraviglia.

Combinando suoni e gesti (quella che tecnicamente può definirsi una olofrase) si faceva ormai intendere da parecchio tempo (ho fisso davanti agli occhi il suo sguardo con un vocalizzo e l'indice puntati verso lo stereo) ma qui siam di fronte a un passo di portata superiore.

Mi viene da parafrasare un'espressione strausata e frutto della mente di un buon creativo politico: "È un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l'umaniità". Mi viene da dire che iniziare a possedere un vocabolario in "uscita" (in "entrata" lo possedeva - piccolo ma essenziale - ovviamente già da tempo) è un piccolo passo per l'umanità ma un balzo in avanti gigantesco per un bambino. M'invaghisco della bellezza di questo stadio dello sviluppo, le suggestioni che mi arrivano alla mente sono tantissime, su tutte uno dei modi in cui Sapir illustra il concetto di cultura: quando furono inventate le porte qualcuno un giorno decise di bussare anziché entrare; quel gesto, che comunicava sul piano astratto un'intenzione, costituisce la nascita della cultura. Constatando che ogni cane è "bau" posso ritenere che Samu abbia iniziato anche a prendere possesso delle categorie. Che meraviglia...

Come avviene che, a un certo punto, si inizia a parlare? Per capirlo noi adulti dobbiamo assolutamente evitare (e cito un personaggio strambo ma decisamente acuto) di far "confusione tra l'apprendimento di una seconda lingua da parte dell'adulto e l'apprendimento della lingua materna, e quindi del linguaggio, da parte del bambino". Errore che sarebbe madornale.

Negli anni Cinquanta lo studio dell'apprendimento del linguaggio era appannaggio dei comportamentisti.

Fino al termine degli anni Sessanta le ricerche erano stranamente condotte solo sul singolo individuo, senza tener conto del contesto di vita e delle relazioni. Una mente illuminata come quella di Noam Chomsky in "aspetti della teoria della sintassi" sosteneva che il linguaggio fosse una funzione del singolo necessitante solo di essere attivata ma si era nel 1965 e quella teoria era già comunque un buon passo in avanti. Si andava acquisendo, grazie alla discussione nel mondo scientifico, la nozione che l'apprendimento (o forse è meglio parlare di sviluppo) del linguaggio avesse a che fare con una serie complessa di fatti, interazioni, funzioni, comportamenti.

Uno dei ruoli fondamentali (e comunque uno degli aspetti più interessanti) è quello agito dal "motherese", vale a dire il tipo di linguaggio che la madre parla con il bambino, in generale il linguaggio degli adulti con i bambini. Si tratta di un linguaggio semplificato e chiaro, molto più semplice e univoco rispetto al modo in cui noi adulti parliamo fra di noi. Chi può dimenticare la scena della culla in "Senti chi parla"? In realtà Chomsky stesso e altri autori hanno messo in luce come il motherese non sempre risulti semplice, chiaro e "pulito"; in alcuni casi può essere addirittura meno comprensibile del linguaggio ordinario che si usa fra adulti.

L'interazione fra madre (adulto) e figlio (neonato) è anche una sorta di meta-apprendimento: interagendo si impara l'interazione stessa, elemento fondamentale per lo sviluppo di un comportamento dialogico. Di rilievo sono, come sempre, i feedback e la coerenza dei comportamenti (si usa il termine turn-taking per designare un comportamento "interattivamente coerente") dell'adulto. Secondo alcuni studi, il neonato è biologicamente portato all'interazione. In questo senso la madre è plausibilmente portatrice (assolutamente sana) di distorsioni nell'interazione stessa perché attribuisce intenzionalità ai gesti (alle reazioni sarebbe meglio dire) del bambino quando è tecnicamente impossibile che ci sia intenzione. Si tratta della traduzione scientifica di "ogni scarrafone...". In generale minore è il livello di interazione generale fra adulti e neonati, più povero è lo sviluppo linguistico. Bruner si spinge oltre e individua dei format interattivi prevedibili e rassicuranti che nei bambini andrebbero a costituire l'humus ideale per lo sviluppo del linguaggio:

  • le frasi dell'adulto sono qui ripetitive e comprensibili

  • il bambino può applicare una strategia di produzione del linguaggio riconoscendo una situazione e ripetendo (o tentando di ripetere) ciò che l'adulto in quella situazione dice usualmente.

Nel 2001 venne scoperto il gene Foxp2, che subì "una mutazione fissata nella nostra specie circa 120-200 mila anni fa. Grazie alle proteine prodotte in più dalla nuova sequenza genica, bocca e laringe si sono perfezionate tanto da permettere l´articolazione di suoni complessi". La dialettica (e qui la schematizzazione è volutamente sommaria) fra innatisti e teorici dell'apprendimento, come si può intuire, non smette mai di trovare cibo per alimentarsi...

Noi, dal canto nostro, cerchiamo di venirne fuori, anche perché gli studi che affrontano singoli temi (analisi delle funzioni del linguaggio, contingenza non verbale, aspetti del linguaggio materno e influenza sul linguaggio del bambino ecc.) si sprecano. A mio avviso (personalissima opinione) si sprecano anche le seghe mentali di sedicenti filosofi che nel corso della storia hanno squisitamente prodotto pensieri confusi e teorie inutili.

Quello che è possibile dire è che:

  • gli esseri umani sono naturalmente predisposti al linguaggio

  • il linguaggio lo si apprende anche imparando i comportamenti interattivi

  • rinforzare l'apprendimento con feedback costanti, coerenti e positivi è molto importante

  • la lingua diventa progressivamente linguaggio interno, funzione mentale per sviluppare il pensiero

  • per favorire lo sviluppo generale del bambino è bene costruire un ambiente attorno a lui che sia in grado di cogliere gli stimoli del bambino stesso e di alternare "rumore e silenzio"

Parliamo quindi con i nostri bimbi, teniamoli con noi quando parliamo con altri adulti, ascoltiamoli, sorridiamo, reagiamo. E poi, ogni tanto stiamo in silenzio e lasciamo che il silenzio faccia il suo lavoro.

1 commento:

  1. Io che non avevo così tanto approfondito (mia moglie molto di più), ho indovinato visto che poi, nella semplicità della realtà, faccio così da quando i nostri bambini sono nati!!!
    Scherzi a parte, spesso il nostro mestiere di genitori si affida molto all'istinto e meno alle, come le chiami tu, seghe mentali (che tra l'altro, e in altri contesti, amo abbastanza essendo un cultore della materia) e il contesto nel quale ci muoviamo come esseri umani ha già sviluppato tutta una serie di comportamenti e competenze su questioni così complesse. Fondamentali.
    Quello che poi ci manca è riportare l'apprendimento del linguaggio ad un corretto modo di pensare e di percepire ciò che ci accade intorno... E lì, subito dopo il linguaggio, arriva - parola grossa - l'EDUCAZIONE.
    ciao

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