venerdì 10 luglio 2009

Missiva: pater & puer al concerto, ovvero can't find my way home



Caro Samu, quando sarai più grande e leggerai questa lettera (nonostante la mia attuale professione internettiana conservo uno strano pudore a usare termini come post) spero che ti sia di ricordo per una serata magica che io e te, da soli abbiamo passato martedì 7 luglio 2009.

Ti ho portato a Sesto Fiorentino al concerto di Steve Winwood. Mamma era in giro con la sua amica francese e noi due siamo partiti per farci un bagno di musica.

Sì, ti avevo già fatto ascoltare un bel po' di roba dei Traffic, spiegandoti il ruolo che hanno avuto nella storia del rock e raccontandoti un sacco di volte di quella volta che avevo visto dal vivo il duo Winwood-Capaldi. Avevi ascoltato anche un bootleg, pensa un po'!

Insomma, si può tranquillamente dire che ti ci ho portato a forza.

Sono uscito in anticipo dal lavoro, una luce diversa rispetto a quella preserale che conosco e che illumina la strada di casa ogni giorno. Tu eri con i nonni ed eri allegrissimo. Abbiamo mangiato assieme e poi siamo partiti.

In macchina sei stato tranquillissimo, come tuo solito, poi hai dormito.

Arrivati là smaniavi per usire dal seggiolone, anche se eri rincoglionitissimo dal pisolino. Steve sembra averci aspettato perché le prime note le suonate appena abbiamo varcato la soglia di quel posto magico che è Villa Solaria.

Non dimenticherò mai questa serata. All'inizio eri spaventato dal buio e dalla vastità del parco in cui eravamo. Le frequenze di alcuni strumenti ti disturbavano nonstante fossimo a distanza di sicurezza per evitare il volume troppo alto. Ma non "carburavi", avevi un bisogno fatale di stare in braccio a me. Eppure quel palco, quella luce, quella musica in qualche modo ti stavano sciogliendo...

Abbiamo passeggiato moltissimo.

Non dimenticherò mai la diligenza con cui applaudivi alla fine dei pezzi, quando sentivi che il pubblico batteva le mani. Non dimenticherò mai nemmeno quando in una pausa di una canzone, non sentendo la musica hai iniziato ad applaudire...

Poi, dopo esserti innamorato del banchetto con le magliette e del porchettaro illuminato, dal palco è salita la musica di Can't Find My Way Home. E lì è stato magia. Hai voluto salire sulle mie spalle ("a caribicci" per quelli di Lucca "camalletta" per i genovesi). Eri come rapito, ballavi in cima alla mia testa e con le mani sembrava che stessi dirigendo la musica come un direttore d'orchestra. Un'esperienza bellissima.

Da lì in poi hai carburato e volevi andare sempre più vicino al palco. E ballavi, e volevi ballare anche in braccio a me.

Anche con il medley Low Spark Of High Heeled Boys - Empty Pages ti sei esaltato. Poi, prima della fine perché era tardi siamo andati. Di fronte a un poliziotto ti sei messo in posa come un pistolero al duello: ridevano congiuntamente i corpi armati lì presenti.

Nel tragitto in macchina, in autostrada, eri "con gli occhi a mezz'asta" ma era come tu stessi sognando, non hai mai dormito.

A letto, anche questo rimarrà indelebile nella mia mente. Invece di dormire cantavi. Mamma (che al mattino dopo avrebbe dovuto svegliarsi alle 6:00 per una trasferta milanese) non sapeva se ridere o piangere.

La nottata è finita con te e me sulla sedia a dondolo della tua cameretta, in attesa che tu smettessi di cantare e finalmente prendessi sonno.

Spero che dentro il tuo cuore rimanga una - seppur flebile - traccia mnestica di questa serata. Spero anche che la musica ti sia davvero piaciuta. Ogni mattina prima ancora di spalancare completamente gli occhi indichi lo stereo...

Grazie passerotto.

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