giovedì 6 agosto 2009

Tempo del padre vs tempo del figlio

Fra le tante cose che mio figlio, non consapevolmente, mi insegna ogni giorno c'è la nozione del tempo (pace all'anima di Kerouac...). Quanto è diverso il mio tempo dal suo!

Il mio tempo è quello di mezza vita, una prospettiva di “stringere” per ottenere i frutti di tanti progetti e aspirazioni, è un tempo frenetico perché ansioso. Il suo è il tempo di tutta la vita davanti, un tempo infinito e non immaginabile.

Il mio tempo è tempo che manca per la stanchezza, per gli impegni, per le complicazioni. Il suo è tempo che abbonda dalla mattina alla sera. Il mio è anche il tempo dei cazzi miei, mai abbastanza, il suo è il tempo del voglio stare abbracciato con te. Il mio è il tempo che tenta di essere noetico per capire tutto al volo e non perdere tempo, il suo è il tempo dei giochi scaraventati via perché non mi riesce capire come funzionano, è il tempo della ripetizione infinita delle cose. Il mio è - a volte - un tempo alla Zaccheo che guarda i week end passare dall'albero, il suo è il tempo da vivere sempre. Il mio è il tempo cinico dell'ambizione, il suo è il tempo meravigliato della scoperta. Il mio è il tempo che scappa troppo in fretta, il suo è il tempo che scorre troppo lento.

In questa dialettica ci troviamo però ad avere un punto in comune: entrambi abbiamo dentro il tempo del tutto e subito, entrambi siamo un po' - come dire - precorticali e insofferenti verso il differimento del desìo.

Samuelino mi costringe, imperativo, a praticare la sua nozione del tempo. E questo mi fa bene, mi dona umanità, mi rende migliore, mi fa scoprire una velocità che era solo un ricordo. Fa tutto questo inconsapevolmente, è semplicemente la vita.


La psicologia del tempo (termine con cui possiamo definire la branca scientifica che ne studia la percezione) è stranamente indietro rispetto a tanti altri filoni di studio. Si va, spesso, per supposizioni (o meglio per presupposizioni) che girano intorno all'idea dell'esistenza o meno di segnali interni (il famoso “orologio biologico”). I timidi studi portati avanti a destra e a manca nel mondo non hanno mai chiarito del tutto come e perché percepiamo lo scorrere del tempo. Gli psicologi però hanno sistematizzato una serie di concetti utili per affrontare meglio la questione:

  • “la stima del tempo o senso della durata del tempo si riferisce alla capacità di valutare la durata di un lasso di tempo relativamente breve senza l'uso di strumenti
  • l'orientamento temporale, in senso stretto, indica la capacità di orientarsi nel tempo e di situare in esso gli eventi senza l'ausilio di strumenti particolari
  • la prospettiva temporale o orizzonte temporale rappresenta l'arco di tempo psicologico in cui l'individuo vive; consiste nel vissuto psicologico della persona che, vivendo nel presente, è in grado di avere rappresentazioni del passato e del futuro, le quali dirigono il suo comportamento nel senso che un'azione è determinata non solo dalla situazione presente, ma anche dalle aspettative per il futuro e dalle esperienze passate”[R. Canestrari]

A stimare il tempo intervengono anche fattori esterni che orientano la percezione, interessante sapere che un intervallo di silenzio aperto e chiuso da un “click” è percepito come più breve, rispetto a uno della stessa durata riempito di altri click. Come se vivere il tempo riempito (filled) richiedesse più sforzo per un tentativo di interpretazione e apparisse per questo più lungo. Fra i vari esperimenti mi hanno sempre intrigato quelli in isolamento sensoriale: secondo le ricerche un soggetto chiuso in una camera priva di riferimenti spaziali e di strumenti di misurazione del tempo, a fronte di un accelerazione del tempo percepito, nel primo giorno, già dopo quattro giorni riesce a risintonizzarsi su una misura percepita quasi fedele al tempo reale così come lo misuriamo con l'orologio. Ovviamente nella nostra percezione del tempo contano stimoli come quelli della fame, della sete e del sonno. Sostanze come caffè, eccitanti o calmanti modificano la percezione del tempo. Così come tutto l'ambito della percezione, le aspettative, l'umore e i bisogni, cambiano il modo in cui percepiamo le cose.

Fra me e mio figlio stima e prospettiva del tempo sono diverse ma il tempo lo attraversiamo insieme. Siamo senex e puer che passeggiano nel tempo e lui, il puer, costringendomi a non dimenticare come sia il tempo dell'infanzia, mi permette di invecchiare senza inacidire. Io per parte mia non posso (e non voglio) essere acido, arido, anaffettivo; anche io a volte costringo lui a vivere il tempo, il mio tempo, con amore. A volte si incazza però.

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