venerdì 4 settembre 2009

Se papino è quello debole: una mamma in carriera, i ruoli, gli abbagli sulla parità

Inutile girarci attorno, inutile far finta che il globo si sia davvero evoluto. Se è vero che in molti abbiamo nel DNA la parità perché sappiamo di essere tutti uguali, è anche vero che navighiamo in un mondo umettato di stereotipi e pregiudizi su donne e uomini. In questo mondo il maschio ha da essere quello forte.

Prendo spunto da un post (lei scrive pure con una meravigliosa visceralità) di Mammasterdam in cui si parla anche della sua situazione familiare "Sono finanziariamente autonoma? No, col cavolo. Questa famiglia va avanti con il nostro tenore di vita solo perché il capo, che in teoria si è laureato anche lui in una facoltà inutile come lettere, mi è diventato informatico e fa pure il manager". Il suo post mi stuzzica e mi spinge a parlare di una cosa: la parità fra uomo e donna. Se il maschio ha da esser forte, la femmina (figo usare questa terminologia) vuole essere (giustamente) forte anche lei e invadere simbolicamente i territori tradizionalmente a marchio virile I. G. P.; ma siamo sicuri che sia pronta a cedere terreno? Non so, forse dipende da come guardiamo alla questione, personalmente trovo che la parità, con la sua retorica, abbia generato una situazione stagnante (dal punto di vista simbolico e culturale) di disparità.

In casa nostra è Paola quella forte dal punto di vista della pecunia. Io sono quello debole. Sinceramente noi ci consideriamo un nucleo di persone e quindi non abbiamo mai fatto i conti. Però mi pesa un po'. A me personalmente non pesa tanto perché sono maschio. Mi pesa perché vorrei vivere un po' più agiatamente. Siamo due laureati (lei in lettere e io in pedagogia) e "masterizzati" ma le cose sono alquanto differenti. Siamo al punto in cui io guadagno esattamente la metà di lei (che paga il mutuo per la minicasetta di Genova) ma a differenza di lei non c'ho mica un contratto di lavoro vero...!

Il problema è essere uomo? No. Il problema è essere precari e poveri. Perché, mi domando, se una donna si trova in una situazione simile alla mia si pensa alla parità? Io non vivo la cosa come un problema di parità. A volte mi pare che la questione della parità sia una spiegazione troppo semplice. Leggo sempre di cose che riguardano le mamme lavoratrici ma per me il problema è semplicemente dei genitori. Sì penso che insistere sul concetto di parità sia un modo per corroborare la non-parità. Se si continua a parlare di mamme lavoratrici, ad esempio, si nega la parità.

Ovvio, chiaro, certo, esiste un problema culturale legato al tema donne e potere, questo lo dicono le statistiche che leggiamo su tutti i giornali. Dobbiamo però eliminare la disparità dalle nostre teste, prima di tutto, e considerare davvero l'idea della distruzione dei ruoli. Se non ridefiniamo il problema non possiam fare dei passi avanti. Mi capita tuttora, io che con mio figlio ho un rapporto che definirei "di pancia", di incontrare scetticismo e sorpresa per il modo in cui faccio il papà (complice, "fisico", affettuoso) proprio dalle donne più legate al mondo della promozione della parità. Quasi si volesse fare dei passi solo in una direzione. Trovo che la parità sia spesso concepita in funzione del mantenimento di ruoli rigidi che distinguano uomini e donne, allora se un uomo fa dei passi verso il mondo tradizionalmente legato allo stereotipo della donna, beh allora no che non va bene. Grazie al cielo siamo nel 2009 e c'è chi apprezza!

Parità? Sì, parità è fare dei passi gli uni in direzione degli altri.

Mammasterdam scrive: "La vera grande forma di emacipazione, a mio avviso, è semplicemente questa: poter scegliere". È esattamente questo che ci manca, in testa, concepire la parità e l'emancipazione come una conquista collettiva e non con una rivendicazione (magari in fondo abbastanza vuota). Essere in parità non significa vivere meglio per le donne, significa vivere meglio tutti e finirla di considerare i ruoli come territori di dominio inviolabile.

Il mio essere la ruota del carro economica sminuisce il mio status di maschio? No, e se anche fosse non mi importerebbe una sega (si perdoni il francesismo). L'instabilità economica però mi sminuisce come persona perché non mi permette di progettare la mia vita.

Fin qui io. Ma mio figlio crescerà in un mondo in cui fatalmente troverà anche 'sti benedetti stereotipi sulla mascolinità e sui ruoli... Che papà sarò alla luce di questo? Come mi vedrà? Come un maschio debole? Boh... Chissà...

So che innanzitutto mi vedrà come il SUO papà.

Poi non si dimentichi però che questo pater alla veneranda età di ben 37 anni si è pure preso la cintura arancione di kick boxing... Basta come elemento di mascolinità o serve per foza la Mercedes?

13 commenti:

  1. Quanto hai ragione... e posso aggiungere una cosa? Che le donne che cercano di emulare gli uomini nei loro atteggiamenti più mascolini in riferimento all'esercizio del potere francamente mi fanno ehm come dire...E' parità quella?
    Di una donna mi piace ancora la sensibilità, il saper vedere, la capacità di donarsi corpo e mente. E dei nuovi uomini mi piace questo essere anche loro così complessi, affettuosi, che vivono con serenità nuovi ruoli interpretandoli a modo loro e non imitando le donne.
    kick boxing è una sufficiente dimostrazione di mascolinità a mio avviso, la mercedes fa tanto figo e portafogli pieno ma a me pare che non sono più tempi di ostentazione questi!

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  2. La parità è arrivata a casa mia con l'aspettare del nostro figlio, non arrivato ancora, da Malí.
    La "gravidanza" amministrativa che ci mette in una continua attesa di notizie ci ha reso ancora piú uguali in questi momenti di "pre-genitoria".

    E per i soldi... boh, quello che vive a casa con me sempre dice che vorrebbe essere lui DA SOLO a fare il casalingo mentre io sono lí, fuori, a portare la pappa a casa!!

    (scusate il mio italiano, ma è imparato, no è madre lingua... e a volte invento le parole e le espressioni...)

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  3. Non mi preoccuperei per il tuo eventuale mancato riconoscimento di mascolinità agli occhi di tuo figlio: io sono nato in una famiglia in cui una madre tedesca non scindeva tra lavori maschili e femminili, perché voleva che tutti fossero capaci di fare tutto (mentalità teutonica). Sono cresciuto con le immagini di mio padre (abruzzese con radici educative dell’Italia vecchia) che lava i piatti dopo cena, che stira le camicie e passa la ramazza il sabato mattina, che si cuce un bottone, che cucina per tutti noi...e si parla degli anni ’70 in cui l’Homo era Homo. Anche lui faceva un lavoro che l’ha dannato, non voluto che gli ha procurato innumerevoli problemi economici per tutta la vita, che si sono ogni tanto ripercosse sulla serenità familiare. Non per questo però mi è stata trasmessa un immagine sminuita di mio padre, anzi posso dire che mio padre, per me che ero figlio con a disposizione i paragoni di altre famiglie, è sempre stato un mito di intellettualità, coerenza, lealtà, onestà, razionalità, di tutti quei valori asessuati che hanno veramente senso che vengano trasmessi.
    La mascolinità ostentata è ormai un concetto risalente ai gladiatori romani che oggi non ha più motivo che venga sfoggiata senza cadere quasi nel ridicolo. E pensare di quante emozioni si sono privati i nostri nonni con i loro figli solo per rientrare nel cliché dell’epoca. Mai più, non oggi. Oggi dobbiamo sentirci liberi da questi schemi
    Stai tranquillo che tuo figlio non ti giudicherà meno maschio per come sei, anzi ti ringrazierà perché renderai il suo mondo meno “scompartamentato” e più universale, non più diviso tra mio e tuo. O almeno questo è quello che io auspico.

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  4. potrebbe andare peggio, Sam potrebbe vederti dare il latte, cambiare i pannolini, rassettare, lavare i piatti e ahimè anche avere le crisi di nervi perchè la mamma va sempre fuori e non degna più di uno sguardo il babbo, (oddio mi si bagna la tassssssssssssssttttitteraaaaaaa).

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  5. mi piace questo post sulla parità.
    dici una cosa molto giusta: la parità è la possibilità di scegliere.
    non siamo tutti uguali ma le nostre differenze sono personali e non legate al nostro appartenere a un genere. ognuno di noi dà ai propri figli qualcosa di unico, non confrontabile con niente.
    il precariato e un mercato del lavoro non rispettoso della dignità delle persone rendono la vita diffcile a tutti. spesso sono le donne a sacrificarsi, facendo delle scelte di compromesso a causa della difficoltà lavorativa ed è per questo che siamo spesso rancorose. ma hai ragione, bisognerebbe vedere la questione come un problema di tutti e non solo delle donne.
    rispondo anche a Daddy dcendogli che la sua mamma tedesca aveva ragione. i miei figli maschi stanno imparando come si fa a montare una mensola e come si avvita una lampadina, ma anche come si apparecchia la tavola, si sceglie la frutta e presto anche ome si cuce un bottone. nella vita devi sapertela cavare, a prescindere dal tuo genere.

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  6. Ciao,

    Buongiorno,

    mi chiamo Martina e sono una collaboratrice di www.pianetamamma.it
    Volevo sapere se potreste essere interessati a realizzare una intervista via mail da inserire poi all'interno del sito.

    Se sì, puoi inviarmi una e mail a:
    martina.braganti(nospam)@gmail.com

    togliendo (nospam)

    Ciao e grazie,

    Martina

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  7. e perchè allora non farsi portavoce di una parità effettiva (anche di scegliere quindi) per il periodo di aspettativa obbligatoria? La legge difende la donna ma al contempo la penalizza sul lavoro. Allora pareggiamo questo questo dislivello obbligando il padre ad un periodo obbligatorio (repetita iuvant) di paternità, diciamo un mese o due dopo la nascita di un figlio. Che ne dite?

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  8. Leo hai perfettamente ragione.

    Grazie PP per aver scritto questo post (il meravigliosamente viserale mi ha squagliata), e hai ragione tu, ovviamente è anche una questione di precariato, di darsi la dignità di vivere del tuo lavoro. Quello che a me stressa è che qui c'è una certa libertà di scelta, poi però qualcuno deve spiegarmi come mai sono soprattutto le donne a 'scegliere' di stare a casa intanto che la lista d'attesa al nido si accorcia.

    Ma mi rendo pure conto che rispetto a quello che è il lavoro in Italia, questo è un lusso.

    Comunque è bello confrontarsi su questi temi di genitorialità.

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  9. E io comunque della mia mancata autonomia finanziaria ci patisco un sacco, perché non è così che sono stata educata. Ho passato anni a sentirmi meno e in colpa, poi a un certo punto una la pianta per smetterla di farsi del male gratis (i figli che ti surpano tutte le energie sono una mano santa contro le pippe mentali).

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  10. hai colto alcuni punti fondamentali. per altre ragioni ma tempo fa scrivevo un post (http://tinyurl.com/lkt4xd) circa un articolo inglese sui padri che scelgono di non lavorare per stare a casa con i figli (quelli che stupidamente chiamiamo mammi, tanto per parlare del concetto di parità...). Uno dei probelmi di questi padri è la mancanza di una precisa collocazione sociale. Quando si ritrovano con altri uomini fanno fatica a sentirsi a loro agio perchè si sentono esclusi dal tipico stereotipico gioco delle parti maschile per cui ci si definisce prima di tutto esibendo il proprio lavoro, il proprio successo e il proprio denaro.
    Mettici poi che abbiamo esempi sconfortanti circà la parità da parte delle massime autorità dello Stato...
    ... e direi che c'è poco da stare allegri...

    come sempre tanti complimenti per il tuo blog. è sempre un vero piacere leggerlo e rileggerlo.

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  11. Senti, questo post mi tocca molto per due motivi...

    1. Il precariato dei laureati e masterizzati.
    Mio marito è dottorato, due volte, da 10 (ho detto D I E C I) anni sta aspettando un concorso all'università. E nel frattempo? Io pago :-)
    Vedi, scrivo, sapendo che se mi leggesse ci rimarrebbe male. Perché è lui il primo a soffrire di questa merda di sistema italiano.

    2. Le cinture delle arti marziali :D
    Lui è nera primo dan di Judo. :-)

    Ora, scherzi a parte, io davvero spero che questa attesa si concluda presto, non tanto per questioni economiche perché ce la caviamo comunque, ma per questioni di equilibri psicologici.

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  12. Sarò all'antica, ma per me la dona deve fare la donna e l'uomo l'uomo...non sopporto tutto ciò che vuole livellare le nostre evidenti differenze, perchè ci sono...penso sia questo che lede la nostra dignità(di donne)ci appiattisce, ci fa perdere ogni identità!
    Apagarne il prezzo maggiore sono i figli che non hanno più due figure di riferimento marcate dalle loro differenze, ma due genitori nè carne nè pesce. Il padre da all'educazione del figlio ciò che la madre non può dare neppure impegnandosi...semplicemente perchè non si equivalgono!!!! perchè non manteniamo i nostri ruoli e viviamo tutti più felici e contenti???

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  13. Grazie per la partecipazione.
    Troverò il tempo di ringraziare tutti con un commento personalizzato, intanto grazie perché questi interventi sono belli, belli vivi.

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