venerdì 19 febbraio 2010

Bibliiiii!!!

Al di là di ogni cosa, osservazione o imitazione di noi, il piccolino (ormai abbastanza lungo in realtà) dimostra una serie di preferenze, gusti e amori assoltuamente personali (più durevoli della kittymania).

Fra le passioni di Samu le pile e gli autobus. Però c'è qualcosa di più...

La nostra casa è piena di libri, ok, così come lo sono i comodini, però è bellissimo accendere la tv davanti a Samu e vedere la sua reazione: chiede di spegnere per leggere i "bibli".

Ama i "bibli", li ama come oggetto ed è pazzo di amore per farseli leggere. È assai imperativo: "Leggi!". Due sere fa (mamma era a Milano per lavoro e rientrava tardissimo) gli ho regalato un "biblo" nuovo. Se l'è portato in camera sua e mentre cucinavo sentivo un reverenzialissimo silenzio. Ogni tanto andavo a osservarlo e lo vedevo meravigliato, lì seduto (ogni tanto addirittura "panciato") leggere il suo nuovo "biblo" e seguire con il dito gli oggetti sulla pagina. Lo vedevo lì che sibilava "Ucca" toccando il disegno della mucca, "Pea" toccando il disegno dela pera, "Etto" toccando il disegno del berretto. Ammirazione, stupore, quasi una forma di rispetto ammirante era quello che leggevo nei suoi occhi.

È bello poi quando scrive, quando tenta di disegnare il profilo della sua mano, quando ardisce e addirittura tenta di disegnare il profilo del naso (una scena straordinaria).

È una magia da guardare quello che i libri fanno per i bambini. È bello ri-constatare sempre come gli oggetti inanimati (termine usato un po' a casaccio, lo ammetto) siano scintille per la fantasia. È bello vedere come Samu mi chieda di espandere la vita dei libri, ad esempio mettendo in scena fra di noi le situazioni narrate.

Amo questo suo amore per i "bibli". Lo amo ancor di più perché è spontaneo. Come molti bimbi contemporanei è un vero e proprio "nativo digitale" che sa usare stereo, telefono, alzacristalli elettrici, tastiera del PC (col rischio-formattazione sempre in agguato), telecomando della tv ecc. In questo contesto nessuno gli ha imposto i libri ma i libri lo colpiscono e lo emozionano.

Specchio delle mie brame (di me ?)

TuttunoBellissimo vedere come i nostri bambini ci prendano a modello per farsi un'idea di come debbano comportarsi nel mondo.

Samuele Yannick ci vede cucinare e per lui è naturale cucinare. Abbiamo sempre tentato di condividere con lui la gioia del cibo, dalla preparazione alla “consumazione” (non riesco a non metterci le virgolette). Spesso tributa delle vere e proprie ovazioni al cibo che arriva in tavola, o meglio sul seggiolone. È dal seggiolone che domina la scena della cucina, l'ambiente che (anche geograficamente) è il fulcro del nostro stare in casa.


Quello che ci vede fare sempre diventa per lui la normalità delle cose.
È così che a un certo punto ha iniziato a usare il biberon come noi usiamo la bottiglia dell'olio e “condire” tutte le sue portate dicendo: “Oio”.
È così che ha preteso di non bere più dal biberon ma dal bicchiere, come noi.
È così che ha imparato a voler tagliare le verdure (con un papà vegetariano ne vede mille tutti i giorni) e la frutta ed è così che siamo riusciti a trovare delle verdure giocattolo (con coltellino di plastica incluso) che si tagliano e si ricompongono.
È così che per lui preparare il cibo è diventato normale, prendersi cura di noi come noi ci prendiamo cura di lui.
È così che alla fine si ritrova una serie di pentolini, bicchierini e posate con cui, dopo cena, ci prepara pappe e succhi.
È così che mi graffia il cuore quando prende due bicchierini e li rovescia e inizia a premere e girare quello che sta sopra e poi mi chiama dicendo: “Papà, succo!”; sì, mi prepara le spremute nello stesso modo in cui io le preparo per lui.


È dal seggiolone che fa cadere un po' di tutto, a volte facendo casini. Del resto nel ventiduesimo mese di età è al termine di quello che Piaget chiama stadio sensomotorio, esattamente nella fase della comparsa della funzione simbolica. In questa fase, dove domina la curiosità, ha bisogno di esplorare il mondo, capire i rapporti di causa-effetto, iniziare a sviluppare la funzione simbolica. Sta lavorando perché nella sua mente la nozione della caduta del piatto dal seggiolone possa sostituire l'effettivo far cadere l'oggetto a terra. A 2 anni quindi dovrebbe passare allo stadio preoperatorio e smetterla con i “lanci”. Dovrebbe. Sennò pazienza.


Sì, mi ci vedo. Ma è con gioia che ci vedo Paola, i nonni, la zia, tutti noi. È uno specchio deformante, in meglio però.

Hello Kitty è stata deportata

Abbiamo avuto un paio di mesi di smarrimento, adesso che il pericolo pare scemato posso parlarne: a Samu era venuta la hellokittymania.

Guardando fuori ci eravamo accorti che la hellokittymania aveva contagiato mezzo mondo (in una città piccola come Lucca hanno addirittura aperto un Hello Kitty Point...) e trovavamo cioccolatini di Hello Kitty, merendine di Hello Kitty, vestiti griffati Hello Kitty, scarpine di Hello Kitty, fazzolettini di Hello Kitty, quaderni di Hello Kitty, addirittura (segno evidende della popolarità) un vibratore chiamato Hello Clitty. Insomma un vero e proprio virus ipercontagiante che ci stupiva e ci scoraggiava.

Samu pareva ammaliato da Kitty, lo abbiamo assecondato e gli abbiam preso i DVD (la serie in pongo è molto carina per i bimbi, lenta, rassicurante e con proporzioni dei personaggi ben studiate), i libri e anche un piatto. A Natale qualcuno non gli ha fatto mancare il pupazzetto, tanto per non sbagliare.

Sono stati tempi in cui Hello Kitty riempiva le nostre giornate. Che palle però, al mattino la prima cosa che diceva era "Kitty". Roba abbastanza da incubo.

Lentamente la passione si è ricomposta. Il piatto è finito in frantumi (Samu l'ha rotto e pare non essersene nemmeno dispiaciuto) e il pupazzetto ora viene coccolato solo ogni tanto. Adesso quando gli prende vuole vedere i DVD (e quando inizia vuole guardare tutti gli episodi) ma non si può assolutamente parlare di mania.

Ho anche pensato che Kitty fosse una sorta di simbolo transazionale ma è stata solo una passione, sconfinata ma ormai superata.

Sì, una sera gli ho detto: "Hello Kitty è stata deportata". Poi però ci siamo messi a ridere insieme.

Un episodio tenerissimo

La mia mamma mi ha raccontato qualche settimana fa una cosa che mi ha commosso.

Stava addormentando Samu dopo pranzo e lo aveva messo nel lettino, aveva abbassato le luci e gli stava cantando la ninna nanna.

Quando Samu sembrava aver preso sonno lei aveva smesso di cantare e aveva iniziato ad allontanarsi in silenzio.

Samu allora si era alzato e applaudendo con un sorrisone aveva iniziato a gridare "Brava, brava, brava!".

mercoledì 3 febbraio 2010

Le analisi del sangue

Abbiamo dovuto portare Samuelino a fare le analisi del sangue dopo un febbrone improvviso (che veniva dopo una serie di malannucci vari presi presumibilmente in quel del nido).

Ieri mattina siamo andati all'ospedale con un Samuele in forma strepitosa, solare, sorridente, un vero compagno di merende.

L'infermiere specializzato nei prelievi ai neonati era in ferie, ci hanno rimbalzato un po' qua e là ma alla fine ci hanno accolto al centro prelievi ordinario. Ci son volute tre infermiere (una deputata al'estrazione, una al cobloccaggio del bambino e una che "pompava" il braccino per far uscire il sangue). In realtà Samu è stato bravissimo, ha pianto solo un poco quando gli hanno stretto il laccio emostatico ma poi era tranquillo e incuriosito.

Alla fine, dopo aver raccolto il sangue nelle provette colorate si sono rese conto che il sangue avrebbe potuto esser poco e si sono messe a discutere se fosse stato meglio aggiungere del sangue alla provetta viola, a quella rossa, a quella verde... Samu le osservava e dopo un po' che assisteva alla scena, con piglio da decisionista consumato, alzando la voce ha ordinato: "GIALLA, GIALLA, GIALLA!". Hanno eseguito in silenzio senza fiatare.

Che spettacolo!

La sera prima avevamo discusso sul pericolo che potesse essere un'esperienza traumatica. Il piccolino però si è divertito come un matto. Questo per dire che alle volte i nostri figli sono molto più forti (e meno impressionabili) di quanto si pensi, a volte basta avere (in loro) un po' di fiducia.
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