venerdì 19 febbraio 2010

Specchio delle mie brame (di me ?)

TuttunoBellissimo vedere come i nostri bambini ci prendano a modello per farsi un'idea di come debbano comportarsi nel mondo.

Samuele Yannick ci vede cucinare e per lui è naturale cucinare. Abbiamo sempre tentato di condividere con lui la gioia del cibo, dalla preparazione alla “consumazione” (non riesco a non metterci le virgolette). Spesso tributa delle vere e proprie ovazioni al cibo che arriva in tavola, o meglio sul seggiolone. È dal seggiolone che domina la scena della cucina, l'ambiente che (anche geograficamente) è il fulcro del nostro stare in casa.


Quello che ci vede fare sempre diventa per lui la normalità delle cose.
È così che a un certo punto ha iniziato a usare il biberon come noi usiamo la bottiglia dell'olio e “condire” tutte le sue portate dicendo: “Oio”.
È così che ha preteso di non bere più dal biberon ma dal bicchiere, come noi.
È così che ha imparato a voler tagliare le verdure (con un papà vegetariano ne vede mille tutti i giorni) e la frutta ed è così che siamo riusciti a trovare delle verdure giocattolo (con coltellino di plastica incluso) che si tagliano e si ricompongono.
È così che per lui preparare il cibo è diventato normale, prendersi cura di noi come noi ci prendiamo cura di lui.
È così che alla fine si ritrova una serie di pentolini, bicchierini e posate con cui, dopo cena, ci prepara pappe e succhi.
È così che mi graffia il cuore quando prende due bicchierini e li rovescia e inizia a premere e girare quello che sta sopra e poi mi chiama dicendo: “Papà, succo!”; sì, mi prepara le spremute nello stesso modo in cui io le preparo per lui.


È dal seggiolone che fa cadere un po' di tutto, a volte facendo casini. Del resto nel ventiduesimo mese di età è al termine di quello che Piaget chiama stadio sensomotorio, esattamente nella fase della comparsa della funzione simbolica. In questa fase, dove domina la curiosità, ha bisogno di esplorare il mondo, capire i rapporti di causa-effetto, iniziare a sviluppare la funzione simbolica. Sta lavorando perché nella sua mente la nozione della caduta del piatto dal seggiolone possa sostituire l'effettivo far cadere l'oggetto a terra. A 2 anni quindi dovrebbe passare allo stadio preoperatorio e smetterla con i “lanci”. Dovrebbe. Sennò pazienza.


Sì, mi ci vedo. Ma è con gioia che ci vedo Paola, i nonni, la zia, tutti noi. È uno specchio deformante, in meglio però.

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