mercoledì 11 agosto 2010

Un passo indietro. Per umiltà.

Ci sono cose complicate, sono cose che necessitano di analisi approfondite e difficili da praticare (ma anche da seguire). C'è poi la tendenza che abbiamo quasi tutti a complicare le cose, a iperspeculare, a farsi - in qualche caso - delle ricche seghe mentali. Questa tendenza a volte avviluppa di menate anche le cose che non lo necessiterebbero.

Prima o poi capiterà che Samuele mi chieda conto del mio essere vegetariano. Capiterà in un contesto in cui è naturale avere un papà che non mangia animali, con un bambino che sin dallo svezzamento ha iniziato a mangiare tofu e seitan, con un papà che mette le zanzare in un bicchierino e le butta fuori di casa invece di schiacciarle, con un bambino che avrà sempre ricevuto l'impulso a comprendere e amare la natura piuttosto che a servirsene senza remore.

Capiterà, come è normale che sia, in un contesto particolare. Un contesto che spero gli lasci ampia libertà di scelta, mi adopero ogni giorno per questo.

Capiterà e capiterà di dover sostenere, corroborare, argomentare in modo serio la mia posizione. Capiterà di dover rispondere alle critiche (di norma i non vegeriani rompipalle per prima cosa ti dicono: "Ma allora le piante? Non soffrono le piante?").

A tutto si può rispondere e tutto si può argomentare.

Però...

Però mi rendo conto di quante seghe mentali ci si facciano pur di trovare risposte incontrovertibili a un presunto o presumibile diritto della natura. Ho presente il lavoro speculativo - tanto per fare un esempio - di Helmut Heid, professorone tedesco di pedagogia (uno importante) con un background filosofico incline alla perenne sega mentale. Per carità, tutto il rispetto per le speculazioni e lo spaccare il capello in quattordicimila.

Però...

Però quando leggo le sue speculazioni sulla natura mi viene proprio da pensare che un qualunquismo d'annata alla Tonino Carotone ("Meno ostie e più trobate") potrebbe essere la chiosa decisiva per interrompere la lettura. Ho trovato anche su Google Libri un contributo in chiaro che può essere interesante. Lascio la lettura a chi vuole.

Ma sarà davvero così complicato spiegare a mio figlio perché amo la vita? Ma mai qualche vegetariano nel cosmo avrà maturato le proprie convinzioni sulla base della speculazione? Ma non è tutto inutile?

Certo, per carità, le argomentazioni a sostegno di una scelta sono necessarie, sempre. Però ci vuole tanto a spiegare che chi ama la vita degli altri esseri viventi lo fa per umiltà? Lo fa perché ritiene di non essere il doge assoluto?

Per carità, mi capita di citare quello straordinario personaggio che fu il Kroeber (l'intera famiglia è straordinaria se si pensa che la figlia è Ursula le Guin e che la moglie Theodora non fu meno importante) che ebbe a ricordare una cosa molto semplice e lineare: l'uomo è superiore agli altri animali, non lo è per ciò che possiede (mano, corteccia cerebrale ecc.) ma per ciò che queste cose rendono possibile. Una delle cose possibili è la coscienza, il senso morale. La superiorità come la esercito però? Faccio i cavoli miei e dispongo degli animali a piacimento oppure ne traggo un senso di responsabilità e mi adopero per loro?

Capita di citare il lavoro sistematico e ben argomentato di Luisella Battaglia così come di quei teologi che considerano le violenze sugli animali violenze irreparabili (perché gli animali non hanno un'anima e non possono trovare la salvezza eterna).

Però sono convinto che, pur senza scadere in un semplicismo stupidotto, si possa fare un passo indietro. Forse pretendendo meno dalla filosofia e puntando di più sull'empatia.

Chissà, forse fra me e mio figlio ci sarà un confronto serrato e iperspeculativo, credo però che dare il giusto valore all'empatia sia non solo pedagogicamente necessario ma che costituisca anche un viaggio straordinario nelle cose che ci circondano.

Quando troviamo una farfalla, una formica, un'ape, ci mettiamo a parlare: "Che cosa mangerà stasera? Che cosa guarderà alla tv? Ma dove sarà la sua mamma?". Fuori da ogni tentativo di umanizzare anche i microbi, credo che sia uno straordinario punto di vista, straordinario nel vero senso del termine: non convenzionale. Cogliere un animale nel suo "sentire" è un qualcosa che può scardinare anche la più dotta delle argomentazioni.

Alla faccia dei pippaioli.

lunedì 9 agosto 2010

Ma voi siete i Subsonica?

La musica ci accompagna spesso. Samuele ha già preso parte a una caterva di concerti. Sin dai suoi primi mesi di vita lo abbiamo portato con noi ad ascoltare la musica dal vivo.

Ultima esperienza il live della Bandabardò a Firenze, a luglio.

In macchina con me pretende la "Bandabaddó" mentre con Paola vuole i Subsonica.

Lo scorso week end ci siamo regalati una minivacanza a Moneglia, sul mare della Liguria, esperienza piacevolissima culminata con la gita in canoa che ieri mattina io e Samu abbiamo fatto per una buona mezz'ora.

Arrivati da poco io e Samu siamo stati sorpresi dalle campane della chiesa (piccola perla con tele di Rubens e Cambiaso) che suonavano You get what you give dei New Radicals. Il mio passato da speaker radiofonico si è eccitato e mi sono messo a spiegare a Samu le vicende del gruppo e i retroscena del video che accompagnò questa bellissima hit. Non so quanto mi abbia ascoltato.

Ieri però durante questa suggestiva escursione in canoa (esperienza che avevamo già provato a giugno all'Isola d'Elba), abbiamo visto una "barcata" di sub e Samu si è messo a chiedere chi fossero, cosa facessero e dove andassero. Poi abbiamo incrociato una canoa con un paio di sub a bordo (avevano tuta, pinna e maschere) e Samu di nuovo a chiedere chi fossero. Io gli ho detto che anche quelli erano sub; quando siamo stati a tiro di voce Samuele si è rivolto a loro e ha chiesto: "Ma voi siete i Subsonica?".

lunedì 2 agosto 2010

Quando un papà riscopre il corpo

Si sente dire che la paternità cambi le persone, che i figli cambino la vita. Ho già avuto modo di dire che considero queste asserzioni una generalizzazione pressappoco insulsa: mio figlio ha cambiato la MIA vita, in meglio, ma la mia, posso racontare solo della mia e non legiferare sulla vita degli altri.

Chissà, forse qualcosina di vero c'è sempre e comunque, forse Samu è la causa scatenante, la scintilla che ha avviato un processo in preparazione da anni. Bah... chi lo sa?


Insomma, io negli anni giovanili ho anche insegnato discipline legate alla corporeità, ho addirittura condotto attività psicomotorie negli asili verso la fine degli anni Novanta. Bene, i casini frenetici della vita mi avevano portato un po' distante dal mio corpo.

In quest'ultimo anno è finalmente successo qualcosa: sono riuscito a cambiare il mio corpo.

Mi sento raggiante.

Sì, l'entusiasmo per la vita dovuto alla paternità ha il suo peso in tutto questo. È successo che sono finalmente riuscito a trovare dentro di me una cosa pressoché sconosciuta: la costanza. Già l'anno scorso mi ero fatto diversi mesi di palestra quotidiana, avevo preso la cintura arancione di kick boxing e mi ero sorpreso di me stesso.

Da settembre 2009 a oggi è inziata per me una cavalcata attraverso il corpo che mi ha cambiato davvero. Ho scoperto una dieta meravigliosa e un amico inaspettato: il cardiofrequenzimetro. Sono rinato. Ho perso stabilmente 8 (otto!) Kg e sono una persona nuova: un papà più giovane e scattante, un genitore con gli addominali!!!

Ho sempre fatto sport, anche a livello agonistico ma nel corso degli anni birra, negroni, fame chimica e voracità mi avevano decisamente allargato il giro vita. Un processo lento, iniziato dopo i vent'anni e proseguito più o meno in maniera costante negli anni. Ho sempre fatto sport ma dopo i vent'anni mi è sempre mancata la costanza che solo l'agonismo può dare. Sì, ho fatto una decina di campionati di calcio (tra l'altro senza legamenti) e 2 o 3 campionati di calcetto ma non era agonismo vero. Magro, magro, ma con il "buzzino". E così, non accettandomi mi allontanavo.

La base della dieta (l'ha illustrata Tito Stagno in radio) che ho trovato è la necessità di far riposare lo stomaco dalle 4:00 alle 12:00 (secondo la teoria della dieta in questo lasso di tempo l'organismo si "spurga" attraverso lo stomaco). Fino alle 12:00 solo frutta, anche in grandissime quantità (che secondo la teoria impegna l'intestino ma non lo stomaco). Alle 12:00 mi faccio un primo qui in ufficio - abbiamo la cucina - che di solito è grano saraceno (ma van bene anche gli avanzi della sera prima) e poi alle 13:00-13:30 via in palestra. Spezza la giornata di lavoro, rilassa, tonifica. E in palestra questo nuovo alleato, il cardiofrequenzimentro, ha fatto il resto, permettendomi di conoscere il modo in cui lavora il mio corpo.

Nel frattempo ho preso la cintura successiva.

Il processo che mi ha visto mutare in questi mesi mi ha portato a ristrutturare completamente il mio corpo ma soprattutto la percezione del mio corpo. Mi sono reso conto di essermi coperto per vent'anni con maglie extra large e camicie decisamente oversize. Sarebbe bastato meno a coprire la pancetta ma io avevo bisogno di cose sempre più larghe...

Ho scoperto di essere stato un po' dismorfofobico. Non avevo una percezione corretta di ciò che era il mio corpo, sia in eccesso che in "ristrettezza". Compravo maglioni grandissimi (trooooppo grandi per me) e mi accanivo nel cercare pantaloni al limite del mio respirare, che poi regolarmente non riuscivo a mettere.

Che soddisfazione impagabile mettermi quei jeans comprati a gennaio 2008 per festeggiare l'ecografia che ci avrebbe rivelato il sesso della nostra creatura e che, nonostante la mia autoconvizione ("appena viene primaverà mi asciugherò e potrò metterli senza problemi") non mi erano mai entrati. Che meraviglia mettere quella maglia iperaderente da discoteca comprata al mercatino di Livorno nel 1994 e mai messa causa pancetta! Sì, sono un uomo nuovo e mi piace perdermi nello specchio per vedere questo cambiamento che, alla soglia dei 40 anni non avrei più sperato.

Venerdì la mia palestra ha chiuso per ferie. In pausa pranzo oggi sono andato in piscina. Non sono diventato un maniaco, sono semplicemente una persona che ha trovato un nuovo punto di equilibrio.

Eh sì, che casino anche per i papà il rapporto con il proprio corpo. Quello che è successo in questi mesi mi ha reso una persona migliore, forse più sensibile a queste cose. Queste vicende hanno fatto di me un papà più atletico ma anche più pronto a capire i disagi che qualsiasi uomo può vivere e che sono tanto più difficili da superare quanto più legati al proprio lato sensibile.

Paradossale vero? Si diventa più forti e virili e in realtà ci si apre a una maggiore sensibilità.
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