martedì 22 marzo 2011

Prima volta a teatro: Pippo Pettirosso

Sabato scorso, per la festa del papà, ho portato Samuele a teatro.
Abbiamo visto Pippo Pettirosso, dal libro di Altan, con Elena De Tullio e Loris Dogana che, in scena hanno portato tutta la magia dell'arte teatrale.

Samuele è rimasto letteralmente ipnotizzato, lì sulle mie gambe è rimasto come rapito dalla storia e da quella magia che è piccoli trucchi scenici essenziali: una coperta, dei pupazzi, la voce, la coreografia, la musica, le luci, i rumori, la semplicità.

Quando abbiamo parlato alla fine dello spettacolo, mi ha detto che Pippo Pettirosso gli era piaciuto, che la cosa più bella era l'ape che pungeva tutti ma anche che la prossima volta avrei dovuto portarlo "in un teatro più zitto". Sì, le mamme coi tacchi che inseguivano i bambini, i piccoli un po' "caratteriali" che sguaiavano, quelli delle ultime file che riuscivano con difficoltà a seguire la storia e parlavano tra di loro l'avevano disturbato.

Intolleranza? No, io credo che abbia percepito come sacra quella magia, lui voleva partecipare applaudendo, ridendo e dialogando con gli attori in scena, il resto era come se fosse un po' blasfemo.

martedì 1 marzo 2011

Un papà col magone...

Eccolo qua, un papà col magone. In ufficio, a lavorare ma con il cuore e la testa lì al nido dove c'è Samu.

Stamani ho perso un po' la pazienza, ero in piedi dalle 6:30 ed eravamo in anticipo, in netto anticipo. Voleva il latte, gliel'avevo versato nella sua tazza preferita.

Mi assento un attimo per chiudere la finestra e... appena rientro in cucina trovo un lago di latte.

Voleva versarne ancora, ci ha provato da solo, come è giusto che sia ma ha versato un litro di latte sul tavolo, addosso, sul pavimento, sui cuscini... Piccino, il brick era pesante e non ce l'ha fatta a controllare i gesti.

Solo 5 minuti prima ci eravamo abbracciati dicendoci: "Ti voglio bene". Alla vista del "disastro" mi sono un po' arrabbiato, ho capito che lui era dispiaciuto e in deriva verso il mortificato ma avevo bisogno di sfogare la rabbia e invece di controllarmi ho continuato a fare gli occhi cattivi. E a dirgli che così non si fa, che così non si fa, che così non si fa...

Quando mi sono calmato gli ho offerto di nuovo il latte ma lui mi ha detto che no, non lo voleva perché temeva di non riuscire a sollevare la tazza.

Questa cosa mi ha letteralmente paralizzato. Abbiamo parlato, gli ho chiesto scusa e ci siamo riabbracciati, all'asilo ci siamo dati un bacio e fatti un sorriso ma ho dentro un malessere e un senso di colpa da paura...

Solo parole un po' arrabbiate ma ai bimbi fanno male.

È uno dei misteri della vita quel momento liminale in cui sai di non doverti arrabbiare ma decidi di tracimare, sai che non devi ma lo fai lo stesso. Per carità, noi adulti sui 40 siamo una generazione di sfigati che - solo per lo stress della precarietà - ha ragione da vendere quando si arrabbia con il mondo, però...

Però c'è che con i bambini uno non deve alzare la voce, soprattutto quando non riescono a fare le cose ma ci provano, e ogni volta che ci provano lo fanno con entusiasmo. Come si fa, dico, come si fa a far sentire in colpa tuo figlio perché ritarderai sul lavoro?!?!?! Non si può essere alienati così.
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