martedì 31 maggio 2011

Ma… siamo in farmacia o alla Esso?

Entrare in farmacia può essere frustrante per coloro che cercano un consiglio (o anche un’offerta di prodotti) su cosmetici e medicinali che abbiano composizioni un po’ meno chimiche del solito. Capita che i farmacisti guardino con aria interrogativa o esterrefatta il genitore che chieda shampoo senza silicone o cremina senza petrolio; alzano le spalle, si portano allo scaffale, consultano le etichette e poi il vuoto.

C’è da chiedersi quali siano i piani di studio delle facoltà che rilasciano il diploma di dottore in farmacia se alla prima - normale in epoca di consumatori 2.0 - domanda di limitazione di impatto chimico sulla pelle dei bambini è decisamente improbabile che qualcuno sappia rispondere. Siamo consumatori 2.0? In parte sì ma al di là di affermazioni suggestive come questa c’è addirittura Eurisko che sancisce l’attenzione a naturalità e sostenibilità come dato rilevante nell’Italia di oggi.

Perché accanirsi contro petrolio e silicone? Per il motivo, semplice, che sono tra le cose più presenti nella cosmetica per bambini.

Perché chiedere meno petrolio? Innanzitutto perché è una risorsa esauribile la cui estrazione e lavorazione sono inquinanti. Poi, sinceramente, è difficile pensare che per proteggere i capelli o la pelle sia necessario ricorrere alla materia prima da cui si sintetizzano il diesel e la benzina. Di più: sono molte le fonti che allertano sulla nocività dei derivati petroliferi. Ancora: il fatto che molti produttori adottino la tattica di stampigliare la formulazione dei prodotti cosmetici solo sulla confezione in cartone (la cosa che finisce subito tra i rifiuti – ancorché differenziati) rendendo di fatto impossibile un controllo sui componenti successivo al momento dell’acquisto, suona quasi come una conferma ai sospetti…

Come se non bastasse si registra il fatto che alcuni produttori mainstream iniziano a proporre sugli scaffali linee di prodotti senza paraffine e siliconi.

Del resto è pur vero che i produttori non pubblicizzano una cosa come “agli estratti del petrolio baltico” quanto piuttosto come “agli estratti naturali di jojoba”.

Io per mio figlio cerco di limitare al massimo i prodotti chimici, per la normale sopravvivenza la storia ci dice che non ce n'è bisogno.

Ma come orientarsi? Beh, in rete si trova una risorsa decisamente interessante: il biodizionario, sito che tenta di spiegare cosa si nasconde dietro nomi latineggianti, sigle alfanumeriche e formule “anglosimili”. L’attendibilità del biodizionario è da chiarire, ognugno però può fare un piccolo esperimento: prendere tutte le voci e confrontarle con la definizione che ne danno altri siti o testi cartacei. Io ho provato e mi sembra di poter affermare che l’attendibilità è ottima. Anche una sommaria indagine reputazionale mi ha restituito risultati confortanti (non posso dire lo stesso per i giganti del farmaco).

Secondo le fonti “naturiste” i derivati del petrolio – per esempio - fanno sì che la pelle possa apparire idratata grazie a un artificio: una “patina” che, coprendo l’epidermide rende un effetto di bellezza e lucidità, ma ne impedisce la naturale idratazione e la fisiologica rigenerazione. Insomma, una roba del tipo: una mano di vernice a coprire la muffa, che intanto sotto si moltiplica.

Stesso discorso per i siliconi (non biodegradabili), falsamente magici per i capelli. Ecco perché ho i riccioli belli-belli solo se uso quel balsamino particolare: il silicone avvolge i capelli e li fa sembrare splendidi, ma sotto il capello è più arido che mai!

Tossicità? Non sono un medico ma temo che l’allarme che si legge in giro per il web sia ad alto tasso di attendibilità.

Trovo interessante anche la guida (è presente un’edizione aggiornata) Mondo Bimbo, brochure che tocca diversi aspetti della cura neonatale e che ha un focus sulla questione dei detergenti. Fra le altre cose Mondo Nuovo (a cui si deve la guida) ricorda che “i neonati si orientano nel mondo e trovano conforto e sicurezza proprio tramite gli odori di mamma e papà, della casa, del fratellino, l’odore proprio, gli odori naturali. Qualunque tipo di profumo, anche quello di detersivi e ammorbidenti, lo disturba e lo disorienta”.

Quando arriva un bambino abbiamo tutti paura di sbagliare, cerchiamo spesso di esagerare nell’igiene e affidandoci a marchi conosciuti e “tradizionali”, magari più costosi, crediamo di fare il bene dei nostri figli. È invece opportuno fermarsi a riflettere e riprendere in mano sia il nostro ruolo di genitori responsabili, sia i nostri diritti di consumatori.

Ecco allora che cercando informazioni salta fuori che ingredienti come Petrolatum, Paraffinum Liquidum, Mineral Oil vengono descritti come derivati dalla raffinazione del petrolio da evitare nel modo più assoluto.

Altri nomi di prodotti derivati dal petrolio sono: Paraffinul, Paraffin, Vaselina, Vaselina Petrolatum, Ozokerite, Ceresin, Synthetic Wax, Carbomer. I siliconi spesso finiscono in –one, -thicone, -siloxane; fra i più comuni: Dimethicone, Dimethiconol, Cyclomethicone, Cyclopentasiloxane, Quaternium. Da evitare anche: PEG, Cocamide Dea, Cocamide Tea, Cocamide Mea, Cocamide Mipa, EDTA, Carbomer, Crosspolymer, Acrylates, Siloxane.

Questo tipo di prodotti si trova normalmente anche nei supermercati.

Ma perché insistere sulla farmacia e non rivolgersi solo a erboristerie o negozi specializzati? Per due motivi:

  1. non posso permettermi un mutuo per comprare una crema dopo sole, come sarebbe necessario rivolgendosi a negozi che vendono solo cose naturali
  2. in farmacia è più facile avere alcune garanzie come la data di scadenza dei prodotti, ed è comunque un luogo in cui vorrei poter chiedere consigli a persone titolate a darli.
Riporto, a puro titolo esemplificativo, l’etichetta di alcuni prodotti per bambini acquistati in farmacia in questo ultimo anno tra Liguria, Piemonte e Toscana. Ovviamente salvo errori di sintassi. Fra parentesi il bollino del biodizionario (rosso, giallo o verde dagli ovii significati) e relativa definizione. Di norma i componenti riportati per primi sono quelli presenti in maggior misura, l’ordine di trascrizione rispetta l’ordine riportato in etichetta.
NB: il biodizionario ha due livelli di verde e di rosso, che qui unisco per praticità.

Angstorm Bambini [Latte Spray Solare Ultra-Protettivo con Foto-Stabilizzatore]:

  • Aqua (verde –solvente)
  • Octocrylene (giallo – filtro UV)
  • Dycaprilyl Carbonate
  • Ethylhexyl Cocoate
  • Ethylhexyl Methoxycinnamate (rosso – filtro UV)
  • Glycerin
  • Titanium Dioxyde (verde - opacizzante)
  • Ethylhexyl Salicylate
  • Bis-ethylhexyloxyphenol Methoxyphenyl Triazine
  • Butyl Methoxydibenzoylmethene (giallo – filtro UV)
  • Methylene Bis-benzotriazolyl Tetramethylbutylphenol
  • Lauryl Polyglucose (verde - tensioattivo)
  • Polyglyceryl-2
  • Dipolyhydroxystearate
  • Hydrogenated Dimer Dilinoleyl/Dimethylcarbonate Copolymer
  • Magnesium Aluminium Silicate (giallo – assorbente/opacizzante/viscosizzante)
  • Phenoxyethanol (giallo)
  • Cocos Nucifera Oil
  • Polyhydroxystearic Acid (verde)
  • Decyl Glucoside (verde – tensioattivo)
  • Stearalkonium Hectorite
  • Alumina
  • Bisabolol
  • Parfum
  • Sodium Benzoate (verde – preservante)
  • Stearic Acid (verde – emulsionante/stabilizzante)
  • Xantham Gum
  • Benzoic Acid (giallo – conservante)
  • Disodium Edta (rosso – sequestrante)
  • Propylene Carbonate (giallo – solvente)
  • Dehydroacetic Acid (giallo – conservane)
  • Caprylic/Capric Triglyceride (verde – emolliente)
  • Dimethicone (rosso – antischiuma)
  • Buddleja Davidii Extract
  • Etylhexyglycerin
  • Propylene Glycol (rosso – umettante)
  • Dimethylacrylamide/Acrylic Acid Polystyrene Ethyl Methacrylate Copolymer
  • Oryza Sativa Bran Extract
  • Diethylhexyl Syringylidene Malonate

Giuro che quando studiavo dizione gli esercizi difficili erano molto più facili da pronunciare di questa lista ingredienti. A proposito, la lista degli ingredienti è definita INCI.

Babygella Shampoo delicato [Lo shampoo studiato per i capelli e la cute sensibile del bambino]:

  • Aqua (verde – solvente)
  • Cocamidopropyl Betaine (giallo – tensioattivo)
  • Sodim Myreth Sulfate (giallo – emulsionante/tensioattivo)
  • Hydroxypropyltrimonium Honey
  • Polyquaternium-7 (rosso – antistatico/filmante)
  • Sodium Cocoamphoacetate (verde – tensioattivo)
  • Caprylyl Glycol
  • PEG-4 Rapeseedamide (rosso – viscosizzante)
  • Salvia Officinalis Extract
  • Chamomilla Recutita Extract
  • Cocamidopropylamine Oxide (verde – tensioattivo)
  • Propylene Glycol (rosso – umettante)
  • Disodium EDTA (rosso – sequestrante/viscosizzante)
  • Sodium Hydroxide (verde – agente tampone)
  • Profumo

Riporto anche, per un confronto, l’etichetta di un prodotto della linea Amidosan, prodotta dalla Farmacon. Si tratta di una linea di prodotti che uso per Samuele e con cui mi trovo bene. Anche in questo caso la lista degli ingredienti (INCI) è riportata solo sulla confezione, su cui però si trova anche la descrizione di una serie di sostanze presenti nel prodotto. La confezione riporta la dicitura “SENZA Lauryl/Laureth Sulfate, Siliconi, Vaseline, Paraffine o altri derivati minerali. Profumo senza allergeni. LEGGI SEMPRE GLI INGREDIENTI”.

Amidosan baby II natura [Bagnetto Shampoo Nutriente Delicato 100% origine vegetale]:

  • Aqua (verde –solvente)
  • Sodium Cocoamphoacetate (verde – tensioattivo)
  • Lauryl Glucoside (verde – tensioattivo non ionico dolce)
  • Glycerin (verde – denaturante/umettante)
  • Sodium Cocoyl Glutamate (verde – tensioattivo)
  • Sodium Lauryl Glucose Carboxylate (giallo – tensioattivo anionico)
  • Coco-Glucoside (verde – tensioattivo)
  • Glyceryl Oleate (verde – emolliente/emulsionante)
  • Sodium Hydroxypropyl Oxidized Starch Succinate
  • Panthenol (verde – antistatico)
  • Bisabolol (verde – additivo)
  • Hydrolized Corn Protein
  • Lactic Acid (verde – agente tampone / umettante)
  • Potassium Sorbate (verde – conservante)
  • Sodium Benzoate (verde – preservante)
  • Sodium Lactate (verde – agente tampone / umettante)
  • Urea (verde – antistatico/umettante)
  • Parfum

Come si vede il confronto non lascia tema di discussione. Questa linea la trovo nella farmacia più vicina a casa (abbiamo trovato ottima anche la crema per il sederino) ma è decisamente difficile trovarla ovunque. Non voglio far pubblicità, però da papà mi sento di consigliare questi prodotti a chi cerca detergenti naturali. 

APPENDICE 1: LEMMARIETTO
EMOLLIENTE – in farmacologia si dice di preparato in grado di rilassare e decongestionare i tessuti infiammati
EMULSIONE – mescolanza di due liquidi non solubili tra loro, uno dei quali è disperso nell’altro sotto forma di minutissime gocce
SOLVENTE – si dice di sostanza, generalmente liquida, che ha la proprietà di sciogliere altre sostanze senza alterarne la natura chimica
TENSIOATTIVO – si dice di sostanza che diminuisce la tensione superficiale di un liquido […] provocando determinati effetti (schiuma…)
SILICONE – nome di polimeri organici del silicio, di origine sintetica, con proprietà e applicazioni assai varie (lubrificanti, vernici, isolanti…)
UMETTARE – bagnare leggermente

APENDICE 2: DISCLAIMER
Mi perdoneranno i titolari dei marchi trattati ma il presente scritto è redatto ai sensi del diritto di libera espressione e senza pretese pseudomedicali; mi perdoneranno per la possibile ricaduta negativa su alcuni dei loro prodotti, ricaduta evitabile con un’inversione della politica aziendale e una svolta verso la naturalità. Io, del resto, vi ho già perdonati; la pelle di mio figlio in alcuni casi (non parlo di prodotti vostri, questo lo posso garantire, ma di prodotti allegramente chimicheggianti) no.
Mi perdoneranno i farmacisti, a cui auguro percorsi formativi migliori e più in linea con un concetto globale di salute piuttosto che con la distribuzione dei più forti player del settore.
Mi perdoneranno i genitori che troveranno poche indicazioni mediche ma solo spunti di riflessione; io non sono medico, sono solo un genitore che si fa alcune domande.
Mi perdoneranno infine la palmare violazione dei diritti di riproduzione quelli de La biblioteca di Repubblica, dal cui dizionario ho riportato le definizioni. Ho scelto di avvalermi dei contributi in questione come tributo alla scelta aziendale di realizzare in carta UNO PRIME (prodotta con cellulose senza cloro gas provenienti da foreste controllate e certificate) detta serie di volumi.

mercoledì 25 maggio 2011

Nel boschetto della mia fantasia [reloaded] l'armonia disallena lo sguardo

Mi sorprendo a condividere col mio bambino una serie di personaggi, di sogni, di fantasie che da oltre trenta anni attendevano di essere condivisi con qualcuno. Sono personaggi, situazioni e nomi che mi ero inventato da piccolo e che avevo sempre tenuto per me. Oggi è normale che facciano parte dei racconti che narro a Samu. La cosa che a lui piace di più è il "porcino della marmellata", strano animale simile a un canguro grigio un po' bolso che può assaggiare i cibi anche con la coda, è un animale che sognai alle elementari. Da quanti anni questi ricordi erano lì fermi nella mia mente in una sorta di stand-by...

Rendersi conto di quanto sia bello per me (senza alcuna ragione apparente) poter fare l'esperienza di una ri-vivificazione delle mie fantasie infantili e poterle regalare a lui mi ha spinto a riprendere in mano la questione del pensiero narrativo.

In pedagogia si farisalire a Bruner la prima seria concettualizzazione del pensiero narrativo, in realtà tutta la scienza si stava muovendo da tempo attorno alla questione della narrazione. Ci si stava accorgendo che, in qualche modo, la narrazione aveva un correlato cognitivo tutto suo, indipendentemente da contributi come quelli di Ong sulla questione dell'oralità.

Un lavoro italiano che all'epoca tentò di fare il punto sulla narrazione è "Il pensiero narrativo" di Andrea Smorti, che uscì alla metà degli anni Novanta. Si trattava di un bel compendio sulle teorie, le ricerche e lo stato dell'arte sul tema della narrazione. Negli anni successivi si verificò un lento e inesorabile boom di lavori (non sempre all'altezza) che riguardavano l'autobiografia, coinvolgenti e divulgativi quanto spesso poco chiari sotto il profilo metodologico.

Raccontare è comunque importante, tanto quanto ascoltare i racconti.

Se Bruner individuava nove caratteristiche tipiche della narrazione (sequenzialità, concretezza, intenzionalità, opacità referenziale, componibilità ermeneutica, violazione dei canoni, composizione pentadica, incertezza e appartenenza a un genere), mi stimola in modo particolare approfondire la violazione dei canoni. È ovvio, mi piace rompere gli schemi...

Ma andiamo per ordine. Esiste un pensiero logico-scientifico che è sistematico "ricorre alla categorizzazione, è teso a trascendere il particolare e a conseguire un elevato grado di astrazione". Esiste un pensiero narrativo che è tipico del ragionamento quotidiano e trova la sua naturale applicazione nel mondo sociale. Si tratta di un pensiero ideografico (ricerca le leggi relative al caso singolo) che è "sensibile" al contesto (e alle relazioni tra persone che costituiscono il contesto) e soprattutto costruisce storie.

Si tratta di due modalità di funzionamento della mente che non si escludono e che possono integrarsi.

Se lo schema narrativo organizza scenari attesi, la violazione delle aspettative genera incertezza e sorpresa ed è in grado di favorire la produzione del pensiero narrativo. Una ricerca del 1990 (Canonicality and consciousness in child narrative) dimostra che, se ai bambini viene raccontata una storia in cui a un certo punto si verifica una discrepanza tra lo scenario atteso e i fatti narrati, questi sono spinti a spostarsi dal piano oggettivo (le attese canoniche) al piano soggettivo e a cercare di immedesimarsi negli stati d'animo dei protagonisti. Una storia che racconta cose inaspettate - in sostanza - è una storia stimolante.

Il raccontare è utile anche perché "crea" e rinforza i rapporti, raccontando si mette in comune la fantasia, la gestualità, la voce; si vive assieme un'emozione.

Come tutti sappiamo, le favole per bambini riportano spesso eventi drammatici o terrificanti, sono zeppe di orchi e di ingiustizie, di catastrofi e di violenze. Ai bambini questo serve perché possono riconoscere le proprie paure e rielaborarle in un contesto protetto (vado per semplificazione) con la presenza rassicurante di una figura parentale.
Le favole (le buone storie in genere) servono a questo, a consentire al bambino il riconoscimento di emozioni, sentimenti e stati d'animo, siano essi positivi o negativi. Quando un papà o una mamma raccontano, lo fanno vivendo quello che raccontano, la condivisione delle emozioni della storia permette al bambino di riconoscere e convalidare le esperienze emotive narrate; riconoscerle dentro sé e convalidarle grazie al fatto che anche i suoi genitori le stanno provando (paura, gioia, invidia...) lì, in quel momento assieme a lui.

Paolo Roccato usa il termine "risonanza emotiva", credo che sia decisamente adatto e che si spieghi da solo.

Il valore simbolico delle storie permette ai piccoli di prendere ciò di cui necessitano senza dover vivere in prima persona le esperienze più tragiche: una storia in cui un bambino è abbandonato aiuta il bambino a riconoscere i momenti in cui ha avuto paura di essere abbandonato, permettendogli una elaborazione. Perché tutto questo è importante? Beh, per esempio perché consente di costruire la propria immagine del mondo, perché il linguaggio struttura i ricordi e la propria identità...

A differenza della tv, la storia narrata permette di costruire nuove storie basandosi non solo sulla percezione ma sulla generazione fantastica. Lo spazio mentale dalla narrazione è uno spazio infinito, la tv, se è il solo mezzo di apprendere le storie è uno spazio definito e concreto.

Per raccontare una storia la tv ha bisogno di immagini o di filmati, a noi genitori basta la voce, lasciando ai bambini il compito di elaborare le proprie immagini e la possibilità di esercitarsi nell'arte di creare. Tra immagini e cose rappresentate c'è analogia, isomorfismo, la parola invece è digitale, suggerisce ma non rappresenta ed è per questo che accende la creatività.

Samuele Yannick, che ha appena compiuto 3 anni è abilissimo con il linguaggio, da tempo sta compiendo la sua rivoluzione linguistica e lo fa con gioia e divertimento. Da un paio di mesi sta tentando di collocare il tempo, soprattutto il futuro.

Su quanto sia complesso l'universo del pensare nei bambini è uscito solo pochi giorni fa un bell'articolo (taglio filosofico) di Michele Smargiassi su repubblica.

mercoledì 11 maggio 2011

Avere un figlio e la paura di morire

Un po' di mal di stomaco, poi il male cresce, diventa insopportabile. Samuele Yannick si era preso un virus intestinale, lo avevo collegato a quello.

Poi di nuovo male allo stomaco, insopportabile. Poi il dottore che mi tranquillizza, poi ancora male, sempre più insopportabile. Strano per uno che non aveva mai capito cosa fosse lo stomaco.

Poi gli esami e la certezza di un'operazione, piccola, semplice grazie al cielo ma pur sempre un'operazione.

Quindi tutto il resto, il trovarsi coinvolto in pensieri che solo fino a qualche anno fa non avrebbero avuto nemmeno diritto di cittadinanza nella testa: la paura di morire. Un qualcosa di nuovo che mi capita di provare da quando c'è il mio bambino.

Succede, a volte, che io e Paola si viaggi assieme per lavoro; lì l'irrazionale mi prende, mio malgrado. Penso: "E se - per disgrazia - dovessimo morire tutti e due?", "Chi lo coccolerà?", "Come ne sarebbe segnato?". Ma anche in quelle rare serate di uscita che ci concediamo assieme io e lei un pensierino paurosetto bussa qua e là fra il vario cogitare.

Figurarsi quindi quando si tratta di roba da ospedali, anche se di roba tranquilla (oserei dire tranquillissima). Nonostante tutto la mente si apre alle paure apocalittiche, ai fantasmi della malasanità, al fato, alle catastrofi...

C'è di più però. Se scavo e scompongo la paura mi accorgo che c'è anche una piccola componente di egocentrismo: "Non potrà crescere avendo l'educazione che gli darei io", "Ma mi ricorderebbe? Ricorderebbe il mio viso, la mia voce, il mio modo di stare con lui?"...

Uno strano mix che mi rende fallibile e terreno ma mi spinge a considerare come urgenti e primarie le sue proteste quando mi dice che non gioco abbasatnza con lui, che sono sempre a cucinare la sera quando torno dal lavoro.

Ecco quindi che anche la paura mi restituisce una delle sue funzioni: avvertire, riassestare, allertare per ristruttuare una vita migliore. In questi giorni di forzata sosta a casa (alternata a giornate di lavoro) e con la prospettiva di un piccolo periodo di riposo, mi accorgo che il loop che mi anima la mente non è più quello della paura ma quello della creatività. Come passare le giornate con lui? Cosa inventarsi per creare nuovi mondi avventurosi? Quante ore da vivere a dormire abbracciati nel lettone?

Per magia la paura si è trasformata in una voglia di rallentare, in accordo con i miei desideri e i suoi bisogni.
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