lunedì 29 agosto 2011

Il fascino del tempo è eterno

Prima delle vacanze ho portato Samu a far visita ai morti. A quelli che lo hanno preceduto e che ci hanno lasciato (grazie al cielo) qualcosa. Eravamo lì con un secolo di generazioni a portata di sguardo, lui mi chiedeva tutto: chi era questo, cosa aveva fatto quest'altra, in che posti aveva viaggiato quest'altro ancora. Per ognuno un ricordo o un aneddoto, per ognuno un aggettivo.

Sarà che ho appena fatto il mio ingresso negli "anta" ma mi fa un certo effetto pensare che anche io sarò vecchio, pazzesco pensare addirittura a mio figlio vecchio, con le rughe, incanutito...

Eppure il tempo che passa ha il suo fascino, ed è il caso di dire che è un fascino eterno.

Pensare a Samu non solo come a figlio mio e di Paola ma anche come al prodotto di un mescolarsi di genìe, influenze, caratteri ereditari mi fa capire quanto sia complesso parlare di famiglia (ma anche di individuo). Siamo la cresta dell'onda corrente di un sommovimento d'acqua che dura da un'infinità. Siamo il tempo presente la cui direzione è figlia del tempo che fu.


Piaget legava la nozione di tempo nei bambini a quella dello spazio, o meglio a quella del movimento e della velocità. Se osservo me e Paola mi accorgo di quanto ci aiutiamo con i gesti o di quanto automaticamente scivoliamo nelle figure retoriche per spiegare il tempo. Eh sì, forse è un po' difficile anche per noi.

Samu dimostra da diversi mesi di avere voglia di capirci qualcosa, ci chiede spesso quando sarà domani ("Prima si dorme?" chiede in relazione a qualcosa che avverrà il giorno dopo) e avolte, dopo aver dormito il pomeriggio, guarda stupito il cielo che rimanda agli inequivocabili segni della sera. A volte mi dice: "Papà, sai che quando tu eri piccolo io ho visto un treno tutto rosso...", come a dimostrare uno sforzo continuo di padroneggiare il tempo.

Ma è proprio il passare del tempo che ci ha permesso, durante queste splendide vacanze, di essere più famiglia rispetto al semplice fatto di vedersi nel tardo pomeriggio, cenare e prepararci per la nanna. È il tempo necessario ad aprirsi quello che ci ha regalato la vacanza, un periodo in cui siamo stati assieme tutti e tre 24 ore su 24; finalmente.

Aprirsi alla confessione di paure - forse ataviche - come quella di dirsi: "Ma se arrivasse qualcuno che dicesse di essere lui genitore di Samuele? Come potremmo dimostrarlo senza l'esame del DNA?" e scoprire che il pensiero è comune e che la paura è condivisa. Come il tempo.

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