giovedì 6 febbraio 2014

L'odore di stress, le parole per le cose, lo sviluppo del cervello

Il corpo reagisce. Noi reagiamo. E reagiscono i nostri figli, anche senza parole, anche senza la loro o nostra consapevolezza, al nostro stress.

Una vita più umana, ecco cosa ci vorrebbe. Fra i tanti mali contemporanei lo stress è davvero una delle bestie più orribili.

Lo stress produce la secrezione di particolari "feromoni d'allarme", lo stress si suda e sudandolo lo si sparge in aria. Questa reazione d'allarme viene percepita dai figli che diventano inquieti senza motivi scatenanti. I bimbi vanno in risonanza con lo stress.

Il modo migliore di combattere lo stress è lo yoga, che permette al cervello di funzionare in modalità rilassata e riequilibra corpo e spirito.

Il mondo degli odori è affascinante, per me è fondamentale e ogni cosa che lo riguarda mi colpisce e mi intriga. A distanza di oltre 10 anni per me l'odore di Paola è, se possibile, ancor più inebriante di quando ne venni investito la prima volta, innamorandomene all'istante.

Percepiamo l'odore attraverso "cellule pluriciliate" che si trovano assieme a cellule di sostegno in un epitelio all'interno delle cavità nasali. Il meccanismo principale dell'olfatto non è del tutto svelato ma secondo diverse fonti è composto oltre che da un fattore meccanico (l'aria che si inspira sposta l'aria stabilmente presente nel naso) e un fattore chimico (la mediazione di enzimi presenti nel muco). Una notizia: il nostro olfatto è molto più sviluppato di quanto si possa pensare.

Tecnicamente parlando una quantità infinitesimale di sostanza odorosa provoca la percezione generica di un odore ("soglia di sensibilità"), mentre la "soglia specifica" è il limite minimo che permette di riconoscere l'identità di un odore.

Abbiamo poche parole per definire gli odori, questo è prodotto e progetto della scarsa attenzione verso la sfera olfattiva, che pure determina le relazioni in modo sostanziale (i feromoni attivano comportamenti primari). La questione delle parole è decisamente rilevante, a partire (almeno idealmente) dalle teorie del Sapir sul rapporto fra lingua e percezione del mondo reale: "Le lingue modellano il modo di conoscere e concettualizzare il mondo, le operazioni cognitive sono dipendenti dalla lingua usata. Chi conosce linguisticamente il mondo in un certo modo, ne sarà influenzato di conseguenza.
Questa teoria è conosciuta come ipotesi di Sapir-Whorf" [Veronica Valdegamberi].

Un grande lavoro in questo senso, con contributi anche recenti, è stato fatto da numerosi studiosi nel campo dei colori "La percezione categorica (categorical perception, CP) si rivela quando stimoli che stanno a cavallo tra due categorie vengono percepiti come più distinti rispetto a stimoli interni ad una categoria, distanziati tra loro in modo uguale rispetto ai primi nello spazio colore percettivo utilizzato. Siccome i confini tra categorie, secondo l'ipotesi relativista, variano da lingua a lingua, i parlanti di lingue diverse apprendono il colore in modo diverso; queste differenze linguistiche sembrano quindi effettivamente causare differenze cognitive" [Veronica Valdegamberi]. Alcune popolazioni hanno un vocabolario molto limitato per classificare i colori, questo non corrisponde a limitate capacità percettive ma influenza il tipo di discernimento fra varianti di colore.

Se questo accade - con tutta l'elaborazione problematica del caso - per i colori, figuriamoci cosa può accadere per gli odori...

Sullo stress, storicamente, sono stati fatti studi massicci in relazione all'area dello stomaco. Già a inizio Novecento W. B. Cannon osservava variazioni nella mobilità gastrica di alcuni animali in conseguenza a stati di paura o rabbia indotti. J. V. Brady, R. W. Porter e un altro gruppo di sciamannati nel 1958 fecero morire 4 scimmie nel corso di un esperimento; le povere bestiole morirono letteralmente di stress, che provocò loro lancinanti ulcere gastriche. La fine di questi animali fu oggetto di teorie e contro-teorie, di altri studi e contro-studi sui quali non è utile soffermarsi perché il dato è semplice: lo stress strapazza e dissesta il corpo.

Attenzione: una giusta quantità di stress migliora le performance di ogni tipo, gli americani lo chiamano "entrare nel flusso", ma l'eccesso di stress danneggia la possibilità di effettuare qualsiasi compito. Il relativo grafico è una sorta di normale di Gauss.

Oltre a noi, oltre ai rapporti familiari, lo stress (sono le risultanze di uno studio capitanato da Clancy Blair) ingolfa le connessioni neurali della corteccia prefrontale, predisponendo l'organismo (e la mente) a risposte automatizzate e semplificate. Questa configurazione impedisce il problem solving, il ragionamento. "Lo stress disturba l'apprendimento" afferma Blair, supportato anche da un'ampia ricerca sulla persistenza dei livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) in bambini provenienti da situazioni familiari stressogene.

Un genitore sotto stress è intellettualmente più povero (quindi meno stimolante),  relazionalmente più arido, empaticamente meno capace. Soldi, precarietà, preoccupazioni di lavoro o salute rischiano di farci diventare più scemi (automatizzando risposte cerebrali semplici) e più stronzi (impedendoci relazioni "calde"). I nostri figli crescono di conseguenza...

Di fronte a un "sequestro emotivo", non possiamo pretendere che un piccolino di pochi anni razionalizzi, discerna e si adegui (come magari il nostro livello di stress pretenderebbe per avere silenzio in casa). Abbracciare, comprendere, accompagnare, è questa la soluzione, la più difficile quando si è stressati.

Può sembrare strano ma una doccia è in grado di lavare via l'odore di stress e rendere la casa più serena, che dire, provare per credere.

Ieri sera Samuele mi ha detto che i clown, per lo più, hanno la parrucca "magenta". Sua madre è una delle massime esperte italiane di colori tipografici e questa ricchezza lessicale sui colori si spiega anche così, ma esplorare assieme il mondo dei sensi, degli odori in particolare, è qualcosa che debbo ancora strutturare. Penso che il termine "strutturare" sia adeguato, perché ritengo che sia non tanto un obiettivo ma una necessità educativa, una di quelle cose di cui debbo avere la responsabilità.

Si accettano suggerimenti.

Nel frattempo io e Paola lottiamo contro lo stress, in una condizione in cui lavorare è stressante in modo automatico e totalizzante. Le passioni, il dialogo, il guardarsi negli occhi ogni giorno, il forzarsi a trovare spazi di vita sono soluzioni praticabili ma è difficile. Tremendamente difficile...

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