giovedì 9 ottobre 2014

Sarebbe bello organizzare la giornata universale della noia (e onorare i gran cavalieri della fannullìa)

Io li vedo, quando li vedo li giudico pure.
Solo dopo un po' mi accorgo di esser simile a loro. Sono gli adulti (i genitori) che spippolano ossessivamente sugli smartphone aspettando i figli in piscina, sono i bimbi che giocano al ristorante, sono le famiglie che non sanno stare in silenzio, sono quelli che vanno a correre con le cuffie alle orecchie.

Siccome guardando loro e guardando me succede che prima o poi razionalizzo, allora mi distacco. E agisco.

Ho introdotto la noia fra le cose che desidero per mio figlio e che impongo, quando possibile, per me. La noia, cioè - etimologicamente - "l'avere in odio".

Basta con la necessità del trastullo, basta con l'aria sonorizzata che riempie il silenzio, basta con la deriva che emargina il non aver niente da fare.

Ecco, se devo pensare a qualcosa che sia una (una sola delle tante, per carità) delle basi del benessere psicologico modernamente inteso "Lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società" (rapporto della Commissione Salute dell'Osservatorio europeo su sistemi e politiche per la salute), mi viene in mente la noia. Da figlio unico ho attraversato sovente il silenzio, l'ho spesso contrastato ma ho imparato ad apprezzarlo e lo ricerca quando voglio stare con me stesso. Mi fa paura chi non sa stare in silenzio.

Durante un viaggio, alcuni ani fa, ho avuto l'occasione di sperimentare per diversi giorni il non avere una pippa (ma proprio una pippa) da fare. Non mi sono annoiato. È a lavorare che mi stanco...

Quando vedo che in pizzeria i bimbi sono equipaggiati con consolle portatili, quando mi sorpassano i SUV con i pargoli intrattenuti dai cartoni animati proiettati nei visori sui poggiatesta, quando sento mio figlio che mi dice "Ma io mi sto annoiando...", dentro mi scatta qualcosa.

Paola Maugeri è una donna cazzuta, ho avuto occasione di apprezzarla in primavera, durante un incontro pubblico. Fra le mille cose ragionevoli che ha detto, c'era l'appello alla noia, "Perché annoiarsi è importante".

Dietro (o dentro) alla noia c'è un mondo da scoprire, c'è una felicità, una bellezza, una ricchezza che è nostra, solo nostra e che non possiamo farci rubare dal primo signor Nintendo che passa.
Già agli inizi del secolo (1914) Le Savoureux studiava la noia, che considerava sentimento primario allo stesso titolo del piacere e del dolore, caratterizzato da assenza di interessi, monotonia delle impressioni, sensazione d’immobilità, vuoto interiore, rallentamento del corso del tempo [Fabrizio Di Maio]. Poi un susseguirsi di ricerche, teorie, studi che classificano la noia: cronica, morbosa, malinconica o secondo la classificazione di Emilio Tiberi banale, culturale, metafisica, patologica [Misurazione della noia cronica].

A me colpisce la definizione di Anne Clancier: "Un’attesa vaga di qualche cosa e incapacità di tollerare questa attesa". C'è da aggiungere altro?

Questa noia è amica, questa noia va conosciuta, questa noia va cercata e creata. Silenzio, assenza di stimoli, solo lì il viaggio dentro di sé può completarsi, solo lì si trovano quelle risorse che sono fatalmente mancanti nella nostra quotidianità.

Difficile rendersene conto ma fondare la noia come elemento educativo è difficile, implica un re-set del nostro stato mentale, necessita di energie e creatività. meglio tamponare e dare ai figli la playstation... Meglio sederli di fronte a un cartone, non abbiano mai a chiedere amore e risposte...

Quando Samu mi dice "Ma io mi sto annoiando..." io gli rispondo che annoiarsi è bello. Dopo un po' di proteste accade la magia e si innesca la sua creatività. È meraviglioso.

Penso allora che sarebbe bello organizzare la giornata universale della noia, una giornata in cui si spengono tutti gli apparecchi di trastullo e si attraversa il niente, una giornata in cui il cervello possa funzionare - finalmente - in maniera differente, un assaggio (forse) di quella che è la ricchezza della meditazione (anche qui, pur con mille distinguo ci vengono in aiuto diversi studi scientifici, a partire dalle osservazioni di Maslow fino a questa ricerca, una delle ultime, che ne indica i benefici psichici e fisiologici).

Insomma, c'è un modo là fuori che è fatto di "funzionare in maniera diversa" e che ci chiede di essere scoperto e goduto. Solo allora, solo potendo affrontare questo viaggio il benessere psicologico di una persona avrà buone probabilità di essere un bagaglio amichevole nella vita.

Eppure c'era qualcuno che diceva non solo "Medium is the mEssage" ma anche "Medium is the mAssage"...


Questo post partecipa al blogstorming.


Blogstorming

3 commenti:

  1. Sull'importanza della noia ho letto molto in questo blog che ti consiglio di tener d'occhio perché penso ci troverai tante cose interessanti.
    Per il resto è strano come le cose più giuste e semplici da fare coi bambini siano spesso anche le più difficili. E' difficile gestire un bambino annoiato, quando mi capita mi dico: "bene, sfruttiamo questo momento e aspettiamo il miracolo" perché poi avviene sempre ed è bellissimo, ma è difficile. Certo istituire una giornata universale della noia aiuterebbe a familiarizzarsi con l'idea soprattutto in un mondo che è tutto votato all'efficienza e al movimento (verso cosa poi, è un altro discorso).
    Bellissimo post, se capisco come fare, lo voto.

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    1. Ecco, appunto: non c'è niente da votare! Meglio così.

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  2. Sottoscrivo in pieno. Mi preoccupa questa voglia di saturare il tempo dei bambini con mille attività. Solo annoiandosi avranno pensieri propri e idee su cose nuove, piuttosto che un gioco preconfezionato da altri.

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