giovedì 19 marzo 2015

Tulliani (fu Fini) e i ragionamenti a cazzo sull'omosessualità dei maestri

Proprio ieri sera a tavola, io e Paola parlavamo di un amico omosessuale. Samuele è intervenuto chiedendo: "Se vuole sposarsi con un uomo deve andare per forza in America?". Ci siamo messi a snocciolare a memoria i paesi del mondo in cui il matrimonio omosessuale è permesso, non l'Italia.

Il piccolo ci ha chiesto perché in Italia non si possa. È dura da spiegare, per fargli capire meglio cosa sia l'Italia gli ho raccontato di quando un certo onorevole Gianfranco Fini (poi Tulliani), nel vicino 1998 (un onorevole che regolarmente andava a Predappio a fare il saluto romano) aveva dichiarato che se un uomo amava un uomo, allora non poteva fare il maestro di scuola.

"Papà - mi ha detto lui - posso dire una parolaccia?". Al mio assenso: "Ma che CAZZO di ragionamento idiota ha fatto! Che c'entra amare un uomo col fare il maestro?".

In assoluta, linearissima semplicità, un gradito calcio nei coglioni non solo al signor Tulliani ma anche a tutte quelle facce (opportuno definirle da fascistello) che negli anni Novanta si beavano dell'esser destra, quelli che "Non sono razzista ma...".

Cosa sia la differenza lo sa solo chi la vede, non certo i bambini, di certo la vede quel solco di paura che tradizionalmente si fa scudo con i più piccoli definendoli suggestionabili ed esposti a mille pericoli e condizionamenti. Quella non è verità, quella è piccolezza. La verità ha spesso le gambe corte, più delle bugie, la verità ha le gambe corte dei bambini. Samuele sa che esistono mille diversità ma le intende come semplice varietà della natura. Tutti i bimbi lo sanno, non tutti i genitori però.

Si abbia coraggio quindi con i bambini, il coraggio di smetterla di usarli come scudi umani di fronte alla varietà di cose che non siamo in grado di accettare (credo che questo sia uno dei casi in cui si potrebbe usare a ragione il verbo "gestire"). Non sono i bambini il problema, il problema è chi non riesce a gestire la varietà della natura.

Ancora pochi anni fa purtroppo, i tentativi di sondaggio fra i più giovani, davano un 25% di disapprovazione verso la semplice vista delle coppie omosessuali. Alcuni studi statunitensi del 1998 e 2001 indicano come il quadro delle famiglie omosessuali sia comunque complicato, anche per l'eccessiva paura di ricevere, una volta diventati genitori, reazioni negative da parte degli altri; paura spessissimo esagerata.

Indubbio quindi che possa esistere il cosiddetto minority stress (stress da minoranza: disagio psichico che deriva dalla discriminazione e dalla stigmatizzazione sociale di una minoranza) ma l'assertività di mio figlio nel mandare a cagare Fini (l'attuale signor Tulliani) mi fa pensare, ancora una volta, che dobbiamo guardare tutti verso un'altra direzione.

Il mio sguardo ad esempio va non solo all'inferno che abbiamo creato nella vita di tante persone omosessuali ma va soprattutto ai decenni di pace che abbiamo tolto a noi, ai nostri figli e ai nostri fratelli/amici/compagni omosessuali. Pace, pace, quella pace che può nascere solo dallo stare insieme, dal potersi abbracciare, dal cogliere gli altri per la loro unicità e non per la diversità, che - come ripeto - è solo negli occhi di chi guarda.

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