lunedì 27 luglio 2015

Gli archetipi del padre

Negli altri papà guardo, rivedo a analizzo il mio comportamento, i miei stati d'animo. In questo periodo ho vicino, molto vicino a me, un neopapà. Osservandolo capisco meglio me stesso.

Guardo lui, guardo la creaturina, guardo me e guardo mio figlio. Vedo un viaggio, vedo il mio viaggio.

Siccome le cose ritornano, non posso non prendere ciò che adesso sta tornando nella mia vita: gli archetipi. Gli archetipi ritornano dopo oltre 20 anni, riemergono dai tempi dell'università e si impongono, oggi, nella mia visione della vita.

Il discorso sugli archetipi non può prescindere da Jung ma - come in tutte le cose - è necessario fare una scelta anche semplicemente per comunicare un punto di vista. La visione della Pearson ("L'eroe dentro di noi" – "Risvegliarel'eroe dentro di noi") è quella che mi è più congeniale e che credo più utile per essere condivisa. Comprendo bene come ad alcuno possa apparire una visione "romanzata" dell'universo archetipico ma la trovo utile e questo mi basta.

Definire l'archetipo

Dire cosa sia un archetipo non è facilissimo, il rischio è dare una definizione troppo vasta in cui tutto diventa archetipo; per contro, non essendo qui in campo accademico, il rischio è definire in maniera ipertecnica e poco comprensibile.

Jung subodorò che ci sono schemi che non paiono appresi dall'esperienza ma in qualche modo "ereditati". A donare l'eredità, secondo lui, un inconscio collettivo, condiviso da tutti. Cosa sono questi schemi? Sono concetti, comportamenti, reazioni,  paure, aspirazioni, per dirla con Carol S. Pearson stessa: "Paradigmi o metafore di controllo, schemi mentali invisibili che controllano il modo in cui sperimentiamo il mondo".

Forse la definizione più utile è proprio quella che rimanda alla metafora: gli archetipi sono metafore che sono ben presenti a tutti noi. Per descrivere sentimenti e comportamenti, paure e aspirazioni, è sempre possibile ricorrere a una metafora. Alcune di queste metafore sono archetipi.
Gli archetipi influenzano il modo di "sentire" e pensare, sono così portanti e profondi che vengono immediatamente riconosciuti e in qualche maniera "vibrano" dentro ognuno di noi.

Ogni archetipo possiede un antagonista (l'ombra).

"Consideriamo l'archetipo come una struttura di base, in forma simbolica, che contiene l'origine dei significati universali propri della specie umana. Possiamo, per semplicità, immaginarlo come un grande quadro ricco di forme, colori e immagini, dal quale attingiamo, inconsapevolmente, per costruire i significati che realizzano i nostri ruoli, comportamenti, paure, desideri. Il padre è un grande archetipo, come quello della madre, che contiene tante possibilità di significato, utilizzate in base alla storia personale e al particolare contesto culturale e storico del vissuto" [Carlo Cerracchio].

Archetipi e paternità

Se consideriamo valida la teoria degli archetipi, dobbiamo fare i conti con quelli che influenzano l'essere genitore, ed esserlo da maschio. La prima considerazione da fare è proprio quella relativa al fatto che ogni padre è anche un figlio e che come figlio ha una visione del proprio padre. Per dirla con Jung, ogni papà è un figlio che ha avuto come padre qualcuno che nella sua percezione è stato un  "uomo potente in forma di eroe, capotribù, mago, medico e santo, il signore degli uomini e degli spiriti, l'amico di Dio" (C.G. Jung – "Tipi psicologici").

Quando sono diventato papà - o forse già da prima, nel semplice desiderarlo – ho iniziato un viaggio che mi ha portato a fare riferimento alla mia esperienza. Avevo un modello, il mio papà, e da quello ho preso il via. Il modello della paternità ereditato da mio padre, proprio quello, sì perché penso di poter dire con certezza che al di là degli studi, della teoria, della supposta competenza, diventare padri è un qualcosa che trapassa l'anima a suon di esperienze, esperienze inaspettate ogni minuto. Qualcosa che ti muta, che ti obbliga a ridiscutere, ristrutturare e reinventare.

Ho iniziato il viaggio armato di mille concezioni teoriche ma le uniche armi concrete di cui disponevo erano fatte di esperienza, la mia esperienza di figlio. Poi è iniziata la realtà e... sì, mi sono scornato (e mi scorno) varie volte, fino a riuscire a costruire con mio figlio e il resto della famiglia, una mia strada, il mio modo di essere padre.

Ecco, rivedo in questo neopapà quello smarrimento dolcissimo che è il trovarsi al centro della scena della vita, comprendo bene che il modo in cui reagisce a questa solitudine è il suo carattere. Vedo però anche gli archetipi, gli schemi, le grandi figure metaforiche.

In psicologia  e in quei territori di confine in cui, per esempio, si muoveva Hillman, si parla del mito (archetipo) della "grande madre", una madre avvolgente, soccorrevole, protettiva, generatrice. Una vera e propria ideologia in cui dalla madre tutto promana e tutto dipende.  Un mito interessante ma con il limite di emarginare qualsiasi altra influenza, ambiente, padre, cultura, tradizioni con cui venga a contatto una persona.

Gli archetipi del padre-figlio

Diventare una persona autonoma, un adulto, è lungo, laborioso e difficile. Anche se è naturale. Un padre, in quanto figlio, può essere ancorato al mito dell'orfano (entriamo qui in "zona Pearson") che nella sua versione-ombra incolpa gli altri, che ha la paura patologica di essere sfruttato e di subire torti, che subisce con soffrendo.

Un padre può essere un figlio innocente oscurato da un'ombra che lo rende bisognoso di essere salvato e col terrore di essere abbandonato. Può essere un figlio folle totalmente privo di autocontrollo, sovrano che tende a essere tiranno e via dicendo. Intraprendere il viaggio della paternità è innanzitutto un atto che richiede responsabilità e che non può prescindere da un'analisi di chi si è.

Gli archetipi del padre

Quali sono i principali archetipi che animano la figura dei padri? Eccone alcuni, quelli che in qualche modo posso riconoscere in me e nelle persone che ho avuto modo di osservare.

Il padre-orfano

È un padre che ha subito un dolore e che è in grado di aiutare il proprio figlio nella ricerca di autonomia ma che può essere rancoroso, falso, negativo, lamentoso, aggressivo e perennemente  votato all'incolpare i figli.

Il padre-guerriero

È un padre assertivo che affronta le difficoltà ed è in grado di favorire disciplina, coraggio, senso della sfida e della realizzazione. Quando l'influenza è legata al guerriero-ombra, il padre può diventare bellicoso, bisognoso di combattere.

Il padre-angelo custode

È un padre altruista che si apre alla compassione che trasmette il valore della cura degli altri. Per contro può diventare un martire che controlla i figli facendoli sentire colpevoli.

Il padre-sovrano

È il padre che favorisce senso di responsabilità e autocontrollo ma quando è influenzato dall'ombra dell'archetipo è un tiranno malvagio che esercita il potere per avere il controllo assoluto. Può diventare quindi un padre che non tollera l'allegro caos della spensieratezza creativa.

Il padre-creatore

È un padre che spinge il figlio a definire la propria identità, ad accettarsi e a scrivere la propria storia nel mondo. Questo archetipo nella sua versione-ombra è ossessionato dal creare, definire scenari che però non trovano mai la via pratica dell'applicazione nella realtà.

Il padre-saggio

Trasmette la sapienza, insegna a giudicare con distacco e a cercare l'autenticità delle cose ma, se posseduto dall'ombra diventa un giudice freddo e cinico in grado di far sembrare il figlio sempre inadeguato.

Il padre-viandante

Un padre che stimola l'autonomia delle scelte e la ricerca del miglioramento, che incita all'esplorazione ma che può andare alla deriva diventando perfezionista sempre alla ricerca di un traguardo, perennemente insoddisfatto e mai tranquillo.

Nessuno è mai animato al 100% da un solo archetipo; per la loro natura gli archetipi coesistono gli uni con gli altri. Esperienze, fasi della vita, eventi, fanno prevalere un archetipo o un gruppo di archetipi.

Capire quali archetipi, anche fra quelli che sono indicati in questo post, agiscono in noi è un dovere irrinunciabile. Proseguire il viaggio con questa nuova consapevolezza è il piacere di crescere.

Maschile e femminile

In tutto questo ci sono due archetipi di fondo: il maschile e il femminile. Maschile e femminile non possono essere intesi con rigidità, sappiamo bene quanto ciò che è tipicamente femminile, per esempio, sia legato alla cultura o all'epoca.

C'è però la necessità di non tralasciare quella che è la funzione del padre, una relazione in grado di essere alternativa a quella "primaria" (che di norma è con la madre), una relazione che fornisce il "principio della realtà". La figura del padre è necessaria per permettere ai figli di differenziarsi dalla madre ed entrare definitivamente nel mondo. L'abbraccio di Ettore, come ricorda Luigi Zoia, è una bellissima metafora del ruolo del padre: Ettore abbraccia il figlio prima di andare in battaglia, lo abbraccia innalzandolo al cielo, al cospetto di Zeus, a simboleggiare che quell'abbraccio non contiene ma spinge, fa "volare" verso l'autonomia della propria vita.

I miei archetipi

Vedo questo papà, vorrei intervenire quando è in difficoltà ma mi freno perché è giusto che ognuno faccia la propria strada. Eh sì, la strada, il cammino... Parlare di archetipi usando una metafora che è un vero e proprio archetipo: il viaggio. Ganzo, vero?

Sì, il viaggio è un archetipo che riconosco in me, da padre-viandante, un padre che aspira a essere saggio ma che a volte è l'ombra del sovrano, del creatore, del guerriero.

Beh, buon viaggio a tutti i papà.
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